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Autore

Felix Siriano

in archivio dal 26 set 2014

16 maggio 1986, Bari - Italia

segni particolari:
Felix Siriano, (all'anagrafe Fabio Cardetta) è autore e attore satirico, umorista, scrittore.
I suoi testi variano dalla satira, alla parodia, ai racconti.

26 settembre 2014 alle ore 21:39

Una vecchia masseria bianca

 
N’duna vecca masseria blanca
Vivea un viecco rosso e stanco,
Magro magro e i dita a scheletro
Ma l’occhio vispo del bambino allegro.

U’sole ardea e la pelle o’seccava
E scavava solchi negri tra le vene,
Che dio tutto questo li mannava
Per aver creduto da mininno nelle streghe.

Ma mò pregava a Dio ogni giorno,
Facea diggiuno ogni venerdì,
Legumi secchi e piante selvatiche or mangiava
E il vino nel bicchierino a pranzo non sdegnava.

Avea tanti figli e una sola moglie
Che tenea sempre accanto e tutt’intorno
Ma lui nj vedeva e ni li sentiva
Clausurato a travagliare ind’all’orto.

E vivea da solo e non sentia a nisciuno
Perché era triste del bla-blare altrui,
E oramai a questo passo
Si capì che era giunto il momento.

A mezzo dia esperava fisso
In piedi nella terra color cioccolata
E guardava alla nuvola che oscurava il sole
E contava i minuti, capiva le ore.

La morte, il diavolo, Dio e li fantasmi
Venivano a trovarlo nei raggi del sole,
Ma lui quieto rimanea immobile
E digrignava i denti e controllava il cuore.

La bella fanciulla dai riccioli dorati
Spuntò dal suolo nel fascio fluorescente,
Gli occhi rossi rifulgevano d’azzurro
Circondata di fuoco e di verde inchiostro.

E non v’era di nuovo niente
Perché tutto era già avvenuto.
Come sempre nella masseria bianca
L’ ignoranza rendea il suo tributo.

Giallo sole, accecante bagliore,
‘chè non solo la notte incute timore…
Nel celar sconosciute ombre vaganti
L’astro diurno fa il finto tonto.

Ma nel mare di paglia di luce dorata
Si nascondono tramanti nemici diurni
Ben più temibili di effimere ombre
Confondendosi tral’chiarore dell’ovvio e dell’esplicito.

Il vecchio remava nell’orto la zappa
Sudando polvere di terra e di fango
Aspettando ancora una volta, ancora una volta
L’apparizione della Santa Morta.

Ma il sasso oramai era un miracolo di per sé
E se la santa non c’era, la pietra scompariva
O la terra tremava e l’albero parlava
E le persone reali diventavano profeti.

Ed egli capì che tutto sfumava… sfumava… sfumava…
Allora tornò a pensare normalmente,
Si radunò coi famigliari,
E le visioni scomparvero dalla mente.

Un bimbo, in un giorno di pioggia,
Accorse al cancello del vecchio contadino
E gli chiese se, per piacere, per piacere,
Avesse un poco d’acqua da bere.

Fischiettava… poi contava…
E raccontava di quand’era più piccino:
i riccioli d’oro del sole materno
e le calde ditina morbide d’unguento.

Il viecco lo ascoltava sereno e rilassato…
E poi d’un tratto la manina ridestata 
Ritrovò sua madre dai riccioli d’oro
Nell’ultimo viaggio di Dio: il Perdono.

“Cara mammina, quanto tempo!”
Sussuravan le labbra attraverso il vento.
E lei rise nella luce dorata
Della tomba gelida nel chiarore ammantata.

“Cara mammina, sto morendo?”
E lei sorrise con divertimento:
“Vieni con me caro vecchietto,
che bambino tornerai in un momento…”

E scivolando nel dì in sù del viso
Giorando note dal su' vestito
A’ sera cadde a indir tramonto
E un bimbo nacque –  in un Altro Mondo.

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