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in archivio dal 19 lug 2014

Filippo Cerchio

08 aprile 1999, Udine - Italia

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  • 19 luglio 2014 alle ore 15:27

    Dopo aver trovato un pallido
    tentativo, infranto, di
    riscattarmi l' anima
    mi dondolai sulla
    giostra apassita della vita.

    I campi erano freddi e
    incolti, e tu ne rinnovavi
    gli alberi, i frutti ed i
    fiori con il tuo sguardo
    ammaliato e frustato
    dalle nebbie dei tempi.

    Ero confuso, il vederti
    mi ripercuoteva troppe
    volte, e poche ancora
    io ti nascondevo impaurito
    nel mio campo
    insensibile alla mattanza
    delle stagioni inerti.

    Eppure tu tacevi nuda,
    e ricoperta solo di un
    velo mitico di triste e
    solitaria riservatezza,
    inutile e strana.

    Giaci in terra, ricolma
    di doni che Madre Terra
    ti diede in passato;

    i tuoi seni sfiorano
    delicatamente le
    punte gelide del
    terreno, che piange.

    E ti guardo sempre,
    con occhio felino
    e schivo.

    All'alba, ti trovai morta,
    incolta e rattrapita,
    ed io solo so che vissi

     
  • 19 luglio 2014 alle ore 15:18

    Confondo vita, pensieri, vino
    in un principio che fui bambino.
    E nel mio mondo rinchiuso tenevo
    nascosto, il mio universo marino.

    E crescevo, le mie vesti si fecero
    putride e molli, in un camice becero
    che porto sudato e pensavo
    buttato in un solco, al macero.

    Ricolto da miti, fugaci passioni
    dove lo stretto cunicolo impervio
    combatte con me, in perdute tenzoni.

    E come calmo il mare, assolto
    nel girotondo corvino della memoria
    per il mio canto, che s'è dissolto.