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in archivio dal 28 lug 2008

Flavia Balsamo

23 settembre 1987, Napoli
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  • (Il sole al nostro talamo è nemico)
    Distendi le dita sul mio volto amore mio
    Custodisci la tenerezza del mio corpo
    anche quando non sarà più mio
    Fa che io chiuda gli occhi sul tuo volto
    Mentre passa sulle mie vene un lieve strepitio
    E li riapra nel buio caldo del tuo petto
    che sarà giunta ormai l’ora dell’addio
    ma tu rimani lì nel torpore delle coperte disteso
    mentre io abbandono lenta il tuo giovane corpo indifeso
    perché la luna invidiosa non ce la faceva più a osservare
    due giovani che fanno della notte la culla del loro amore
    resta lì amore mio
    nel placido sogno di un giaciglio eterno accanto al mio
    poiché il segreto ha continuato a farci la guerra
    e non avrà fine, che con i nostri nudi corpi nella madre terra.

     
  • 28 luglio 2008
    L'eterna caduta

    Nemmeno le nuvole saranno terreno abbastanza soffice
    per i nostri piedi ansiosi di vorticare nell'infinito
    e non chiedermi di non abbracciarti
    nello sforzo estremo di possederti in quest’attimo senza fondo
    e a chiunque ti voglia immobilizzare in un vaso che rompa le ingiurie del tempo
    grido che non potrà mai rendere i tuoi capelli che nel volare baciano ogni parte del mondo

     

    l'unica cosa che rimpiango è il rumore dei tuoi piedi scalzi
    mentre ti avvicini alle mie spalle di amore sussurranti
    ma meglio un rimpianto che i mille del vento
    che accarezza ogni tua parte del corpo

     

    Amami perciò in questo tremendo cadere senza fine
    amami così nell'eterna attesa di sfiorare il sublime
    e raccogli il ricordo di qualcosa che sarà di nuovo
    perché non c'è minuto che passi senza correre poi avanti da solo
    perdonami infine se a un tratto a testa in giù cercherò di arrivare
    ma è solo la realtà che bussa alla mia porta e cerca ancora di entrare.

     
  • 28 luglio 2008
    Piccola Euridice

    L’onere del silenzio
    Dilania le mie speranze
    istiga suntuose lacrime
    di acerba certezza
    io non posso svegliarti
    devo negarmi di
    voltarti
    il grido egocentrico
    di chi dall’altrui vita
    è decentrato
    deve soccombere
    alla vista dell’amore
    andato
    se affogo affondo
    di pianto
    ma se ti giro
    io torno all’inferno

     
  • 28 luglio 2008
    Lontananza ravvicinata

    Sto misurando
    Il pavimento
    Pochi metri da te
    Un po’ di polvere
    Che insiste
    Ed io non so volare
    Tendiamo le braccia
    Ma un metro
    Ancora manca
    Tu mi guardi triste
    Ed io non so volare
    Il passato mi avviluppa
    Una selva di pensieri
    M’incatena i piedi
    Vorrei
    Ma non so volare

     
  • 28 luglio 2008
    Disgraziata felicità

    Passami quella disgraziata felicità
     che stende il suo corpo morto
     tra il dolore e la sua assenza,
    che tende le mani per celarti gli occhi,
    per strapparti i capelli
    e fingere che sia stato il nervosismo
    disgraziata felicità
    che gioca a nascondino
    e non si fa trovare mai
    a volte senti come se fosse lì dietro
    le tue spalle
    a guardarti
    ma poi ti giri ed è rimasto solo l'eco
    del suo ghigno
    e l'impronta bianca
    dei suoi tacchi a spillo
    sul mio pavimento di carbone.
    passamela dai
    tu che l'hai tra le mani
    tu che le hai teso una trappola di tristezza
    per poi far cadere la rete
    sui suoi occhi di mare aperto
    e le sue labbra di fuoco.
    Fammi sentire un po' cosa si prova a portarla
    a trascinarla nel buio,
    a toglierle le scarpe a spillo
    e farle il solletico sotto i piedi bianchi
    cosa si prova a rinchiudere in trecce
    i suoi capelli ribelli
    Ma l'ho presa di forza
    l'ho trascinata per le braccia
    mentre lei, lei disgraziata felicità
    anche lei adesso vedeva il mio buio e piangeva,
    piangeva la felicità,
    piangeva disgraziata e commossa
    senza scarpe
    e con i capelli legati,
    con le labbra smorte
    e le guance pallide
    adesso lei
    è graziosa Tristezza.