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Autore

Flavia Balsamo

in archivio dal 28 lug 2008

23 settembre 1987, Napoli

28 luglio 2008

Disgraziata felicità

Passami quella disgraziata felicità
 che stende il suo corpo morto
 tra il dolore e la sua assenza,
che tende le mani per celarti gli occhi,
per strapparti i capelli
e fingere che sia stato il nervosismo
disgraziata felicità
che gioca a nascondino
e non si fa trovare mai
a volte senti come se fosse lì dietro
le tue spalle
a guardarti
ma poi ti giri ed è rimasto solo l'eco
del suo ghigno
e l'impronta bianca
dei suoi tacchi a spillo
sul mio pavimento di carbone.
passamela dai
tu che l'hai tra le mani
tu che le hai teso una trappola di tristezza
per poi far cadere la rete
sui suoi occhi di mare aperto
e le sue labbra di fuoco.
Fammi sentire un po' cosa si prova a portarla
a trascinarla nel buio,
a toglierle le scarpe a spillo
e farle il solletico sotto i piedi bianchi
cosa si prova a rinchiudere in trecce
i suoi capelli ribelli
Ma l'ho presa di forza
l'ho trascinata per le braccia
mentre lei, lei disgraziata felicità
anche lei adesso vedeva il mio buio e piangeva,
piangeva la felicità,
piangeva disgraziata e commossa
senza scarpe
e con i capelli legati,
con le labbra smorte
e le guance pallide
adesso lei
è graziosa Tristezza.

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