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Poesie di Francesca Cammarota

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  • 20 aprile 2013 alle ore 15:55
    Attaccami

    Attaccami
    Vedrai il sangue confondersi con la terra
    perché cadrò sicuramente
    e farà male, molto male.
    Il mio viso sarà sporco,
    e avrò gli occhi gonfi di spavento.
    Attaccami
    La tua lama sarà forte più di mille pugnali.
    Vedrò il mio dolore, profondo,
    nutrire la tua anima avidamente.
    Attaccami!
    Ho bisogno di ogni singola ferita,
    ho bisogno di guardare i tuoi occhi infiniti luccicare di vuoto,
    devo saziarmi dalla tua pochezza.
    Capir fino in fondo dove l'assenza
    di qualunque umanità
    può spingere la tua mano contro di me.

    Attaccami, sono qui.
    Sferra il tuo colpo ferale!!!
    Resterò sospesa in aria,
    come una melodia che non vedi ma c'è,
    come l'odore del buono che ho e che non troverai altrove.

    Resterò sospesa in aria finché non mi vedrai più,
    finché non capirai
    che l'unico nemico
    è dentro di te.

    Impara...

  • 21 febbraio 2012 alle ore 21:25
    PICCOLO UOMO

    E COSI’ 
    MI INSEGNERAI CHE L’AMORE E’ UNA COSTRIZIONE DELL’ANIMA
    UN CALCOLO MATEMATICO DALLA RISPOSTA ERRATA
    UN INGEGNO SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’

    MI MOSTRERAI LA STOLTEZZA DELL’ESSER DONNA
    LA PICCOLEZZA DEL SENTIMENTO
    L’INUTILITA’ DELL’ABNEGAZIONE
    NEUTRALIZZERAI OGNI SLANCIO MORTIFICHERAI OGNI STUPORE
    RENDERAI MELMA IL TERRENO FERTILE DELLA SPERANZA
    SARAI IL SOLE CHE SOLCA L’OMBRA SOLO PER FARLA SVANIRE
    E LO SCHIAFFO SARA’ CAREZZA AL COSPETTO DELL’AMORE
    PERCHE’ IL DOLORE SARA’ LA SOLA GIOIA CHE SAPRAI PRODURRE
    E OGNI INGANNO SARA’ LECITO E DOVEROSO
    E OGNI TORMENTO SARA’ STUPIDITA’ DI DONNA

    COME SE TU FOSSI NATO IN PROVETTA
    COME SE AVESSI IMPARATO A NUOTARE DA SOLO
    COME SE IL TUO PASSATO FOSSE STATO VANIFICATO

    ERGITI SOPRA LA PICCOLEZZA IN CUI COSTRINGI LA TUA ESSENZA
    ELEVATI OLTRE LA CONSUETUDINE DEL DOLORE
    RENDITI PIU’ DI UN ANIMALE E MIGLIORE DI UNA MACCHINA
    SII FRAGILE COME LE BOLLE DI SAPONE
    SII INFRANGIBILE COME LE PIETRE DI DIAMANTE

    TU SEI UN UOMO
    TU SEI LA SCELTA
    IO SONO AMORE PURO
    STUPIDO, LIQUIDO, INESTINGUIBILE

    TU SEI UOMO
    E’ TUA LA SCELTA
    QUESTA CARNE
    QUESTI OCCHI
    QUEST’ANIMA CHE FEROCEMENTE MUTA E SFUGGE
    RIMANENDO ETEREA COME FIAMMA LIMPIDA
    NON PERDER TEMPO NELLO STRINGERTI LE MANI
    SAI GIA’ CHE CI SARAN SEMPRE
    ALLUNGALE A ME
    TENDITI VERSO L’INCERTEZZA
    LA MIGLIOR CONQUISTA CHE FARAI
    SARA’ CAPIRE CHE E’ TUTTO QUI
    NEL TUO SORRISO CHE TURBINA E SFRIGOLA
    COME IL CREPITIO DEL CEPPO ARDENTE
    DALLE TUE LABBRA ALLE MIE
    COL SOLO RIMEDIO DI VOLERSI ESAUDIRE
    SVANENDO

    ‘PICCOLO UOMO DEL LAGO… NON DIMENTICARE IL MARE’

    Pubblicato il febbraio 21, 2012

  • 03 gennaio 2012 alle ore 18:31
    Nuda Proprietà

    Eleggi il silenzio,
    che ha il sapore delle labbra chiuse.
    Deluse, ingannate, disarmate.
    Parole non dette,
    negate taciute, socchiuse.
    Barriere che fingono cesure.
    E gli occhi son fessure taglienti, che fan spazio
    al profondo irrisolto del tuo cuore.
    Come un barbaro assalitore
    un viandante affamato
    un Principe disamorato
    che sulla mia pelle si ristora.

    Il tuo sguardo che su me si posa
    è un banchetto che non vede l'estasi
    e sublima il momento,
    come semplice accadimento.
    Sei il padrone che non trema:
    ‘Dispone, impone e dimora.
    Famelico e fugace.’

    Perché il tutto sia disatteso.
    Nulla creato dall'amante amato.
    Un tessitore che non trama,
    alcuna seta a vestir parole.
    Eleggi il silenzio come solo alleato,
    come se abbandonarsi all'altro
    fosse perdere la propria podestà
    il sortilegio sventato, un vile peccato.
    Lasciati esser... mia nuda proprietà.

  • Carezza il desio alla notte,
    quando il silenzio seduce
    le membra stanche.
    Acerbi come l’adolescenza
    i seni che svelano il pudore
    sollevano il dubbio dell’incoscienza.
    Ma nel ventre si cela il languore
    e solletica in danza il calore
    dominando la carne
    con arcaiche consapevolezze.

  • A lungo i miei occhi hanno fissato
    un pezzetto immobile di te,
    che baluginava e abbagliava.
    Un pezzetto: immobile.
    Con quali occhi ti sei sentito guardato?
    Non i miei.
    Non abbiamo attraversato paludi d'affetto.
    Mai.
    Ero molto sola in quel viaggio.
    Ero l'alba, e non dimentico.
    Eppure, è certo, che te guardavo,
    ipnotizzata dal gioco della meraviglia.
    Fissavo, come una bambina sulla battigia
    i giochi distesi del sole sul mare.
    Fissavo la superficie.
    L'incosciente entusiasmo mi condusse all'immersione,
    e la scoperta fu l'orrore.
    E tu che coprivi la tragedia.
    E tu che continuavi a fare luce.
    Lusinghi lo squallore di una vile esistenza.
    Sei la polaroid scattata sulla vita di un altro.
    Tu, che per sopravvivenza,
    ammazzi la vita degli altri
    con ipocrisia e ameneità.
    Tu.
    Tu che sei già cadavere.
    Cosa avresti fatto, se avessi avuto i miei occhi?

  • 03 gennaio 2007
    Il Funerale di Babbo Natale

    Vessata la purezza
    quasi corrotta dal tuo inganno.
    Intrigata… la bellezza,
    in una ragnatela d’ipotesi illusorie: erotiche.

    Finché un giorno,
    la ragione, che preserva il candore,
    non s’infuriò! Schiaffeggiando di verità
    la luna piena che ho sul viso.

    “Ancora invaso!
    E sedotto!
    E svilito!
    Dal tuo sorriso.”

    E se nel tempo,
    mischiati e prepotenti,
    Fragilità e Amore confonderanno la direzione,
    terrò bene a mente, la moina indifferente,
    del tuo augurio di Natale.

  • 04 dicembre 2006
    Mentiroso

    Lasciva creatura
    m'allieta vederti stupito
    dal tuo stesso inganno tradito
    nel medesimo vizio stregato:
    violato, vinto, straziato.

     

    Pupilla spalancata, è terrore!
    E dentro il timore che il tracollo giunga
    che il passo incerto non sia più sorretto
    o che il cuore in petto più non finga.

     

    Ah, l'inganno è svelato!
    L'animale stanato, picchiato, braccato.
    Umano uomo nel tuo lezzo asfissiato.

     

    Levato dalla dignità: s'erge,
    il mio disprezzo al tuo cospetto
    e ride di sè, per aver creduto in te.

     

    Ma ancora non hai capito
    che divitadivina occorre nutrirsi?
    E mai capirai! Piccolo uomo,
    piccolo, piccolo, resterai.

  • Sinuosità su tacchi a spillo,
    sirena barcolli..
    Il pensiero, la tua ragione
    sollevan venti d'ansia
    e colmano  vuoti di città
    che ti accudivan solo con l'alta marea .

     

    Sirena dai sorrisi in madreperla
    sfami nell'abbraccio l'altrui debolezza
    le carenze, la viltà.

     

    Cammini, cammini, cammini,
    seguace del vento e padrona della terra.
    Il pentimento è onda che si frange,
    pioggiarella sparsa, rugiada d'intesa.
    Nel dentro nuoti, distesa,
    è immensa natura priva di rive.
    Fuori galleggi... traballante, sinuosa vertigine.
    Tutto intorno un mondo!
    Tutti intorno, annaspano.

  • Sguaina la lama della nostra realtà
    e come brina il mio sguardo ghiaccia,
    lo rende fisso, al tuo cospetto: tremulo.
    La pupilla stretta nel buio,
    conosce il gelo del verso
    che le labbra non voglion dire
    ma che la ragione sente.
    E ogni volta che ti guardo, ti dico addio.
    Ogni respiro nel tuo annega il mio.
    Sopraffatta da un mare che assorbe, 
    giunge la deriva infinita del cuore.
    Il freddo di novembre e le mie corse affannate
    per uscire dai tuoi occhi, corse affannate.
    Guardami e sii felice mentre annego.
    Ahi amore, il freddo che sento nella corsa…
    Ricompare e mi prende con sé
    di nuovo sposa di me stessa!
    Questo è il gelo che oltrepassa il cuore.
    Ahi amore, ahi amore come luccica il languore!

  • Un domani
    addomesticata dalla vita
    saprò giustificare l'assenza.

     

    In un giorno trascurabile e consueto...
    sostituirò con un orologio il cuore.
    Allora,
    nessun suono saprà straziarmi come il battito.

     

    Ma oggi, vita incompresa,
    esisti come un corollario di condizionali!
    E i silenzi, e i rumori, ti tesson
    stucchevoli tele d'ipotesi e tormento.

     

    In questa Accademia
    ogni istante
    concede all'assenza
    fantasia e colore
    per figurare
    l'abbandono.

  • 04 dicembre 2006
    Limite valicato

    Esanime, fra le mani,
    il cuore spinge i sui battiti.

     

    Sfida l'ultima spietata pretesa!
    "Superarsi, valicare il dolore,
    rendersi privo di sè..."

     

    E l'amore che resta
    è sangue marcio.
    Che cola.

  • 04 dicembre 2006
    Eutanasia

    Troppe son state le notti in cui
    da estranei, ci siamo appartenuti.
    Abbracciati, scaldati.
    Fragilità ed egoismo
    come collanti della nostra natura.

    Amarti per amarmi.
    Amarmi, e per questo, non amarti.
    Sorriderti per perderti,
    con dolcezza, lentamente.
    Eutanasia impunente
    del mio esile respiro.
    Eppure, ti amo.
    Mentre selvaticamente
    ti sopravvivo.

  • 04 dicembre 2006
    Promenade

    Se mi ami dimmi perché.
    Raccontami quando,
    il gesto, il sorriso e il frammento
    hanno sussurrato al tuo cuore.

     

    Parlami delle mie caviglie
    del primo battito, di quel ricordo costante.
    Spiegami cosa veniva a trovarti,
    e con sé, cosa portava.

     

    Se mi ami saprai 
    delle mie ceste di ricordi,
    avrai percorso con me le gallerie
    e ti sarai ritrovato in mille immagini.
    Nei tuoi gesti, nelle mani, nell’occhiolino.

     


    Armonia e Amore passeggiano,
    l’uno accanto all’altro.
    Soli, vicini: amanti.
    Non si avranno mai
    e si apparterranno per sempre.

  • Un domani
    addomesticata dalla vita
    saprò giustificare l'assenza.

    In un giorno trascurabile e consueto...
    sostituirò con un orologio il cuore.
    Allora,
    nessun suono saprà straziarmi come il battito.

    Ma oggi, vita incompresa,
    esisti come un corollario di condizionali!
    E i silenzi, e i rumori, ti tesson
    stucchevoli tele d'ipotesi e tormento.

    In questa Accademia
    ogni istante
    concede all'assenza
    fantasia e colore
    per figurare
    l'abbandono.

  • 09 ottobre 2006
    Subitaneo

    Turbinio di veli grigi,
    ammalati d'acqua
    scivolano,
    senza lasciare messaggi.

    Un passaggio invano
    mai frantumato dai raggi.

  • 09 ottobre 2006
    Orme, terra, orme...

    Le orme
    che scoraggiano il tempo
    silenziose e tenaci
    stringono con forza
    la strada battuta
    con il peso dell'età appena sfiorata
    e persa.
    Prive di consigli per la nostra via
    si mostrano vuote,
    strabordanti d'errori.
    Le orme
    che rimpiangono i perché
    e non il quando, ma il dopo...
    ... la trasformazione,
    l'afflizione,
    l'inganno!

    Ogni passo nel silenzio rimbomba.
    E' il passato che tuona le sue pretese
    coprendo di terra le nostre orme.

  • Devo abituarmi alla tua assenza...

    Educare il cuore alla rinuncia,
    la carne alla mancanza,
    gli occhi alla perdita.

    Saperti altrove in cerca di un senso...
    Se solo la verità non ti fosse preclusa!
    Insegnami allora se lo sai... amore, insegnami:
    quale presunta realtà ha senso?

    Passeggiare sull'acqua
    scivolando sui tacchi a spillo,
    giocando con le foglie e sorridendo al vento...
    Cercarti fra i rigoli della strada,
    nel mio riflesso, umido e stropicciato.
    Sei già oltre la schiena.
    Sei l'ombra che si allontana.
    Rampicante estremo di giorni svuotati.


    Eccola che cade di nuovo giù!
    Goccia a goccia, ti ritovo 
    e in fondo lo so che sarai per sempre qui...
    Il cielo annaffia di capogiri queste ore piccole.
    L'emozione di te colora gli istanti
    e sigilla giorni ingannevoli con baci di giada.

  • 18 settembre 2006
    L’istante prima

    Seguire il volo,

    lasciandosi inebriare dal vento e sostenere dall’aria.

    Sperando che non cessi, chiedendogli di non cessare.

    Sciogliersi senza meta e partire, perché l’arrivo sveli la corsa.

     

    Non pensare a quello che sarebbe stato

    se il vento non fosse arrivato

    a sostegno del tuo spirito.

    L’abbandono ripudia ogni ragione!

     

    Aprire le labbra cercando un respiro,

    accogliendo l’aria come una rivelazione.

    Sentire le cellule essere, esistere in te!

    Una ad una formare il tuo corpo:

    nella lunghezza delle braccia sublimate dalle dita,

    e nelle spalle scrigno delle tue meraviglie.

    Espirare, come venire.

    Trasfigurare se stessi in un coito di creazione.

    Essere la perfezione nell’immagine di sé.

    “Io, crudele, libero il mondo da me!

    E se mi troverai diverso, sarà solo perché sono nuovo".

  • 18 settembre 2006
    In te

    Spirali di me ascendenti

    seguono la tua figura,

    si trattengono giocose, fra le dita.

    Sfiorano la pelle, accarezzano e sfilano

    la peluria delle braccia volitive.

    Come salsedine sul corpo,

    come il ricordo dell’onda

    si soffermano sul viso,

    leggere, le spirali…

    impalpabili

    inspirate dalle tue narici.

    Sono dentro i tuoi pensieri,

    nel respiro…

    La tua carne m’appartiene, prima del tocco.

    Accoglimi!

  • 18 settembre 2006
    Due mondi

    Emergi come un'isola
    e i miei pensieri ti ritrovano lì
    a manifestare la tua presenza.
    Salda. Intimamente la tua ragione conosco
    privando già il senso da blande spiegazioni.
    Appari esausta, come una pretesa.
    Sicura, perché ti sollevi in me
    ergendoti sopra la mia coscienza.

    Sempre t'ignoro, ma talune volte
    avvinto dalla tua immagine riflessa
    bramo la conoscenza del tuo pensiero.
    Ti possiedo, ti nutro, posso distruggerti e dominarti ma
    ahimé, quanta intimità mi è preclusa!

  • 01 agosto 2006
    Conservami nel cuore

    Custodiscimi in un giorno privo di rumore,


    lontano dalle tracce di un’esistenza tormentata.


    Ricorda il mio sorriso, le dita e gli occhi.


    Perché in tuo onore il primo si mostra,


    mentre le dita l’inseguono in difesa


    e gli occhi su di te, tradiscono la mia resa.


     


    Cura la vibrazione che mi inebria,


    l’emozione che si leva nell’incoscienza,


    perché il tempo e l’esperienza , sono angeli infedeli


    giustizieri del sogno che si crea.


    Concedimi il privilegio di elevarti


    scevra da vincoli e costrizioni.


     


    “Sfiora la tua immagine i miei pudori,


    stringendo in nodi i miei capricci…”


    c’è solo il silenzio a conciliare l’affanno.


    Mendicante, il peccato, sfila ingordo la vita


    obbligando il tempo a sciupare l’istante.


    Il mio passo ora affonda nella polvere,


    poi sorvola un orizzonte di ilarità azzurre e profonde


    Inseguo l’infinito, sbriciolando, fragile


    perché il nostro incontro è presagio di perdita.


    Ma tu difendimi:”conservami nel cuore”.

  • Preludio d'un dolce sonno

    il tuo bacio amore mio.

    Accanto, vicino, incastrato,

    nel ventre.

    Preziosa gemma

    di lussuria e candore,

    m’incanti!

    Solitamente varco la notte

    priva di munizioni per la mia cerbottana.

    Con un’unica freccia

    che di parte in parte

    il torace trafigge: netta.

    Sangue marcio.

    Infetta.

    Preludio del mio sonno

    un arco in fiamme.

  • Labbra tremanti di seta,
    candida ciliegia scartata
    come una bacca svelata alla notte.
    Le mani impunenti avanzano
    sfiorano, prendono, scuotono.

    La bacca si lascia mordere
    lasciva si lascia bagnare
    la bacca continua a tremare.

    I seni leccati, scolpiti
    da papille gustative
    circondati da spirali di saliva
    improntano
    piramidi di piacere carnale.
    Morsi, capezzoli e lingua.
    "Distendi la tua pelle oh Dea!"
    Capelli e collo confondo
    e sulle dune del tuo corpo affondo.
    Ti solco e tu, tu mi tieni e trascini.

    Danze tribali di mani e piedi
    ombre d'orme che diranno di sé...
    Il tuo culo allo specchio
    si strofina per farsi toccare,
    mentre i miei occhi ti prendono i seni
    le tue mani sono già oltre i miei pensieri..
     
    Carezze e succulenti sapori,
    ingordigie peccaminose, perverse, oscene..
    E scene in bicchieri di Martini
    di dita che girano, e girano... nei capogiri
    poi entrano dentro e la lingua ci gioca.
    Adoro la tua sensualità: sei la mia vergine ora!
    Mentre saggi il dominio della mia cattiveria
    e io il vigore della mia impotenza...
    Del prenderti intera, da dietro,
    avanzando nel tuo respiro
    che cresce ancora e fra le cosce
    le dita, le tue le mie, le dita!
    in liquami di liquorose vanità...
    Erotica sessualità esaudita,
    l'orgasmo di seta s'appaga.

  • Prima d’andare mi chiedo perché
    lo sguardo che su questa terra si posa, non riposa e dimora.
    Laddove le mani sono piene e i sorrisi sinceri
    il mare ribolle e mescola la mia energia
    disperdendo la sabbia, sfigurando la forma.
     
    Il passo non cede, la mia mente non teme, s’apre
    pronta a sbocciare e spalanca gli occhi
    per nutrire l’anima che s’erge,
    e di nuovo si mostra a te la mia statua d’aria.

    Emerge dal mare il guizzo, come un delfino
    che ama sognare foreste e città,
    dipinti e bellezza, suoni e grazia
    ma che torna al fondo perché in sé,
    il mondo straluna e la vita completa.

    Se non fosse per la repulsione che tanta
    stoltezza d’umanità ostenta..
    Se non fosse per le cinta dei pensieri
    che infide viltà proteggono…
    Se non fosse per l’arrivismo, il servilismo,
    il proibizionismo e le nazioni, e lo stato e la chiesa,
    e l’uomo, che d’umano ha solo il nome..!
    Se non fosse…per tanta povertà di colore e amore,
    allora camminerei nuda e ogni passo sarebbe dimora
    ogni persona amante, ogni paesaggio eterno,
    e ogni luogo, il regno dell’anima mia.


  • 16 febbraio 2006
    Touche!

    Se avessi un solo desiderio da esaudire,
    se fosse di luce bluetta eccitante
    se fosse misterioso, come le vie d’un gatto notturno….
    Sarebbe perverso e sporco, come il mio lato oscuro.
    Sarebbe violento e livido come un colpo funereo.
    Mozzerebbe il fiato ai tuoi sogni: candida creatura.
    Godo d’un vantaggio sulla tua mera purezza.
    E non luccicare, perchè non ce l’hai.
    E non dileggiarmi se non ti credo.

    Il mio mezzo mondo, marcio e lercio, 
    fatiscente s’inchina, ogni qualvolta vago.
    E non mente il suo servigio,
    io lo conosco, m’appartiene.

    Non gettarmi come un cencio.
    Non fissarmi come uno spettro.
    Io: non conservo biasimando l’anima in un cassetto.
    La mia vita è rivalsa indissolubile.
    Perché il mio spettro allo specchio non finge,
    s’ammira e ritrae, mostrandomi!

    E su…guarda il mio ghigno,
    non sa lusingarti come un sorriso?
    E non t’accorgi,
    no,
    non t’accorgi…

    Quando il mondo in pompa magna
    sfilerà la tua corona, il trillo sarà lava
    e l’umanità sarà desta!
    Sai, l’invito per la festa
    offre in pasto la tua testa,
    piccolo omino dalla vita indigesta…
    Quando aggiungerò il sale, non ti servirà più!