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Autore

Francesca Cesaro

in archivio dal 26 apr 2010

03/06/19??, Napoli

mi descrivo così:
Neo-decadente, con molti alti e bassi.

17 settembre 2010

A mio padre.

Neanche una bestia
cadrebbe in furia come i migliori sadici
E godrebbe
Al fronte di una vista tanto depressa
e triste e malandata.
Specialmente tu,
donatore di vita e di morte per me.
Non comprendi il tuo sangue
nel mio cuore molle.
Il mio collo è rigido
E gli occhi piovosi
Come d'inverno
Il mio lume nebbioso
E la pelle bianca ghiacciata

Tanto silenzio
E pochi singhiozzi s'urlano nel mondo
Ma io mi sento di morire
Sognando sensazioni
che non ho
E che mai potrò insegnarti

Formicola la mia guancia
Il buio completo
Uno schiocco di dita

Come puoi tu
infuriare di fronte al più forte dolore?

Giammai lo rivedrò
E dispero e corro via
Perché di pochi metri
Possa lui abbracciarmi
più facilmente

La tua mano scappa via sinuosa
Così come ho in mente io di fare
O domani
O tra un'ora
O molto presto ancora
Osservo a tratti
-siccome il dolore m'acceca la vista-
Quel tuo braccio peloso
Da scimmia antenata
Che m'abbraccerebbe al posto tuo.

Mentre la tua pelle è bruciata
Invecchiata
E mai emozionata.

E adesso
Abbracciata al pavimento
Trovata la forza di rialzarmi
Quei chilometri non sembrano più così tanti.

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