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in archivio dal 01 giu 2016

Francesca Dono

Milano - Italia
Segni particolari: Sono un nessuno che scorre in un niente. Il fuori luogo del tempo in uno spazio indefinito.
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elementi per pagina
  • 04 settembre alle ore 13:08
    - un'ora di fischi -

    Nel caso mi capitasse davvero
    Non farei nulla
    Cadorna è solo un treno semiaffollato
    La fiaba dei tre cappelli e
    Delle borse “Esselunga” affusolate
    Dopo l'incarto dei vestiti

    Un’ora di fischi
    Io e te e loro come ruvide
    Saponette del cordone a disagio
    Si sta in piedi per le maniglie o
    Seduti nel corridoio o sull’uscio
    Che batte un cik ciak costante

    Il cielo non ha ancora girato la strage
    Del miracolo dentro le nubi

    [ Figure sospese
    Mucchi di bisbigli ]

    C’è il lavoro irreale dei microbi
    Delle parti interne

    Che ci infettino mentre
    Volgiamo la voce alle spirali
    Al niente

     
  • 14 giugno alle ore 13:04
    Lo Specchio

    Quattro pareti severe
    Un raso-io
    La lampada ormai
    Fulminata
    In ogni caso poco e
    Niente
    Lo specchio si rincorre
    Intorno a se stesso
    Nel fondo roteante di un bagno
    Con ogni ombra
    Frastagliata al pavimento
    Una spazzola
    Il sapone ammutolito dei residui
    Le mattonelle fluiscono
    Sugli appoggi
    Lo scroscio delle facce
    Anche nei riquadri moltiplicati
    Del labirinto
    Senza sosta
    Per i polsini roventi
    Di continuo
    Agli anelli tascabili
    Dalle mani

    In allegato:

    nella stanza quasi tutto è coperto di borotalco
    Dalle gocce
    Al filo spogliato dell'acqua
    Julia ha cento anni
    Come i cofanetti riposti da molto tempo sulla mensola
    Il profumo sparso
    La pianta inerpicata alle tendine
    scure.

    Firmato in facsimile
    Lo Specchio

     
  • 22 maggio alle ore 20:19
    Viaggio delle 17:30

    I pesci ringhiano dietro le ali
    Dei palazzi
    Con tutte le linee
    Tese di fili e di  strade Forse
    Una scena acquatica
    Il guscio delle tartarughe
    Spurgato da sotto gli alberi crudi
    Il viaggio si è mostrato
    A tratti
    A mezzo chilometro di altezza nociva
    Con certi specchi chiusi
    Sugli occhi  
    Le bolle triangolari
    Appena a galla  
    C’era un Matrix in abito scuro
    La pioggia nel ghigno informatico dei corpi
    Esitanti
    Per tre minuti il contenitore ha continuato
    A perdere sangue dalle increspature dei vetri
    - Und Raus Raus Raus - diceva un
    Povero cristo contro i piedi di tutti
    Nessuna difesa  
    Avete visto qualcuno su
    Questi sedili di paglia?
    L’ultima giacca fu
    Riempita di noci del Congo e fatta cadere in disparte.
    Lo tsunami ci rapisce
    All’improvviso 
    Sono le 17:30 
    Berta e Concita scendono
    A terra con due bambole strette alla pancia
    Nel buio una mano le ha spinte senza spiegazioni
    La prima non ha parlato
    L’altra è rimasta col fagotto alle braccia_
    In fusione a una serie di insegne lascive 
    Dal breve brusio generale

     
     

     
  • 05 maggio alle ore 7:12
    Poesia

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  • 25 aprile alle ore 7:13
    -tre fazzoletti di carta

    tre fazzoletti di carta
    Un leggero brusio
    Chiunque li può mettere in
    Tasca
    Sotto le lunghe maniche
    Dell’inverno
    A volte ne tocchiamo uno
    Allo scoperto
    Con il lembo terminale
    Piegato ai respiri del buio
    Nessuna rifinitura
    Tutti e tre si arrotolano
    Uno sull’altro
    Nel centro del pacchetto
    trasparente
    In avaria del tempo
    Tra i  piedi oncologici
    Che si spalancano sulla strada
    Del tempo
     
     

     
  • Tesoro mio_ potresti portare via
    Questo cadavere che scintilla
    Senza fare niente?
    Magari è lì da un sacco di tempo
    Pronto alle interiora che si rivestono
    In cerca di estranei
    Hai concimato la sua bocca?
    E il colletto dai lividi stazionari?

    Tesoro mio_ il sole si ingobbisce
    Nella notte accecante
    Le zanzare entrano
    Dalle palpebre del vuoto
    Con il ronzio
    Di un’eterna proboscide
    Mentre da principio
    Tutte le ore sembrano amputare
    Qualsiasi fiore cedevole
    Al cielo

     
  • 19 luglio 2016 alle ore 7:23
    il teschio e la bambina

    ___________________ inter-poesia

    era lieve. Fatto come un mulino di olmo
    a spandere il corpo di belle bambine.
    Aspettando i circoli della volpe
    Lara ebbe il suo segno per i polsi chiari fino al sangue.

    Ricordo le ombre delle fiumare assediate.
    Il tempio con i graffiti sul muro della pineta.
    Il nulla dei militari senza nome.

    E venne un letto levitando sacro
    l’altezza attorno. Tu  tra
    riflettori immortali di una  città attonita.
    Morgana era l’altra  sorella
    nell'acqua del mare.
    Si alzava dentro un gendarme d'affanno.

    Sonagli a Bali.

    L’aureola nacque. Fu un pomeriggio
    sbarcando il tuo maglione rosso verso Madras.
    Piedi luminosi oltre la gasolina ignorante.
    Ma la frusta del vento. Il secondo di rovina alla porta.

    Un teschio vestito di fiato

    -Puoi essere uguale a questa boccuccia – diceva.

    Il rintocco cieco mi sbirciava sotto la coperta.
    Era buio. Era Lara che scivolava pallida
    dentro una sorda solitudine. Ghiri in letargo sulla via.
    Era buio.

    Intanto la bimba-tamarindo
    alzava le luci di case nascoste nella giungla. Gli uomini blu
    tra i pianeti d'estate.

    Ma il gelo scavava.

    -La morte non va altrove-.

    Il tuo teschio ingiallito allungato all’equatore e
    al tropico con un vecchio furgone.
    Flebile gioco da quattro soldi-.

    -Mi annido. Potrei trascinarti ovunque- intercalando le voci.

    Il buio.  
    Un teschio.
    Grattacieli lungo le palpebre di alcune donne.

    Ricordo il cerchio di perla in un volo di stellette.
    Le lattine luccicanti in silenzio.
    I tuoi tamburini in Missouri.
    La neve che veniva con noia sul piccolo balocco.
    Un pulviscolo d’ora.
     
     

     
  • 10 giugno 2016 alle ore 14:45
    -ragazzi con fiori-

    ragazzi con fiori.
    _Una porta rossa .
    Gelide notti e vermi colmi di specchio.Li vidi dipingere. Mezze luci . Il preludio di
    frammenti e divari .

    -Andrete da soli- disse un avaro sotto una scarpata di sterpi.

    Voltai la testa .
    Vestiti svolazzanti. Puliti di nero.
    Erano Asia e Sam . Fermi occhi di un giro inerte
    _ Bocche alla cabala.

    _Fu solo una sera. Nel Baltico. Raccolsero spalle di silenzio.
    Otto feriti con Steve e Francis davanti un sole che insisteva al tramonto._

    ____________Visione sospesa.
    _Giugno 300 dpi
    sfoggiando alberi per un prato estivo.

    Torna un vagito bianco. Magliette con una folata d’aria.

    Mi concedo al fascino come Anunnaki che si orna per Venere
    __Particelle composte. _ Lo spazio blu cobalto.
    Viene il tempo.
    Un nugolo di tenere falene. La linea oltre la memoria.

     
  • 09 giugno 2016 alle ore 13:37
    espandersi

    espandersi come acqua.

    Invisibile fuoco nel cerchio di un angelo.

    ____ E' la quindicesima metamorfosi. Contesa tra

    commiati e valigie.

    Ma esco da polverosi scarabei.

    Da una città farinosa che tu credi adorna di forme sacre.

    __ La luce mi viene. Dilegua presagi di cosce andate strette.

    L'ombra perchè fischia davanti al sole.

    Antenne a Medong o Nuova Delhi.

    Oppure a est di Mosca e Stalingrado.

    Ovunque.

    Per ammansire il vuoto e la distanza.

    Rallento impalpabile.

    Un bulldozer apre di arpe e di zamie.

    Profughi piedi ._|

    Man mano svelano. Idolizzati ora i miei fianchi.

    Sono lance che spingono capannoni.

     
  • 07 giugno 2016 alle ore 7:38
    in viaggio

    nascere di eremi e di nervi.
    Da un vecchio paesaggio
    scomparendo per grandi vetrate.

    Pitture a più piani. Altre__ movimento del proscenio.

    L’immagine affolla : strada invisibile .Vento del labirinto.
    Blu l’urbano con le muraglie
    fino Via del Bollo.

    Un manichino in riflesso.
    Era venuto come un verme vuoto
    a far appassire. ____Intrecci e frazioni.
    :::::::::::Quarta strada delle cinque vie.

    Un ritaglio di luce.
    Decide la mia memoria.
    Distilla nella parete del sigma _verso Capraia. Odore pungente_ erbe scoscese.
    Flora in filo al mare.

    Tuttavia un altro insieme. __Apparenze si aggiungono.
    ____Sono indistinte.
    Un uomo sgorga
    tra le mine seminate del flusso.
    __Minerali frantumati dentro la sua nocca.
    Insegue paltò per liberare il sangue.
    ___Io lo scruto. Sembra un’orma sul paltò
    per il continuo degli arbusti e di stagni.

    [.] Giungo con la borsa vicino ai piedi.
    Mucche in pascolo.
    Ciocche di biancospino
    mi slegano al baccano del silenzio.

    […] Pare un secondo.

    _Forse l’attimo blues
    che scorre dal Mississippi
    al dolore dei palazzi impuniti.

    Ora il coro canta.
    Carponi i rottami che
    scivolano alle vetture in traffico.
    Raccolgo gli ultimi fiori.
    ______

     
  • 01 giugno 2016 alle ore 14:02
    Babele sulle labbra

    Babele sulle labbra.
    Totale arsura
    ruggisce a questi laghi.
    Mi dicono: acerbi grani fino al nulla.
    Al ronzio dei lampioni
    mi abbandono al disaccordo di luce.
    Gemo nel vento. E' l'ignoto.
    Ambigui di lucertole
    mentre addensa e confonde.
    <<<<<< Il gioco dell'oca.
    E vengo ai gangli
    \___di zolfo il corpo profondo.
    Fantasmi alterati
    _in questa elite di teche chiuse.
    Vagando di vetriolo
    le parole non si  pronunciano.
    Il limbo della bolla
    non esita a scalfirmi.
    Scendo nel suo consueto artificiale.
    Ma io non ho mai sgominato
    ______per prenderne possesso.

     
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  • 06 giugno 2016 alle ore 7:43
    All'alba

    Come comincia: Al silenzio del maestrale Antia si era portata con tutte le sue forze.
    Davanti al liquido blu un solo brivido freddo . L’alba abitava inaspettata.
    - Allora madre posso andare? - le disse Maurizio nel sussurro leggero.
    Antia alzò lo sguardo, ma solo per intrecciare gli occhi di un figlio.
    Una linea d’acqua li separava. Un sogno. L’incognita fisica che sbiadiva durante l’immagine. La scomparsa.
    Era un cerchio d’arco.
    Il tremore di Antia verso l’infinito. L’infinito nella consapevolezza di un’assenza assonnata all’infinito.
    Cadevano occhi gonfi e contabili limate amare.
    Tristemente in simbiosi con gli aironi che strappavano
    una vescica dentro viscere imperfette.
    - Chi vivrebbe mai nel frangente di un rammendo? - si chiese inghiottendo la passione svuotata mentre Maurizio esondava energia tra lembi sbroccati di sole.
    Antia sentii la sua voce dolcissima.
    - Madre ecco come volano gli uccelli.
    E poi un’ombra. Il mistero. Un dolore assordante.
    Lei rimase ai groppi del vetro fino all’ultimo. Completamente in solitudine.

     
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