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Autore

Francesca Lippi

in archivio dal 28 ott 2008

24 marzo 1980, Roma

mi descrivo così:
... Parlo solo in presenza del mio avvocato, ma visto che non posso permettermelo... non parlo.

28 ottobre 2008

Al lago

Intro: Un incontro insolito per il Signor Amintore e il suo cane Benito. Stanno per conoscere una donna e la sua storia, entrambe venute da lontano, molto lontano...

Il racconto

"Scusi signorina, ma con questo freddo si fa un pediluvio ammollo nell'acqua del lago? Signorina... Ma si sente bene?" chiese il vecchio Amintore accompagnato dal sul bisbetico bastardino nero, Benito. "Non si sente bene, signorina?" incalzò. Lei si voltò e lo osservò a lungo: sembrava pensierosa: "Vorrei ben vedere signore! Sono morta."
Amintore non comprese, non capiva affatto e dunque non disse nulla. Quella continuò: "Ma, vi prego, signore, state un po' con me, per cortesia. Sapete mi annoio molto, non capita spesso di poter aver una così graziosa compagnia. Sapete, voi somigliate molto a quel pover'uomo di mio nonno, lo amavo molto... non son più riuscita ad incontrarlo (e dire che è morto prima di me)" - disse accostandosi alla riva e tendendo la mano la mano bianca al vecchio Amintore che continuava a non capire se quella signorina così educata stesse male.
"Mi aiutate, per favore? Faccio alquanto fatica a giungere sulla riva... Ma, ditemi, siete sempre così mattiniero, signore, o forse non siete riuscito a prendere sonno?" Amintore aiutò la bella signorina profumata di magnolia e di limone: "Ho l'abitudine di fare una passeggiata prima di colazione tutte le mattine, o meglio, abbiamo l'abitudine, non è vero Benito?" chiese al cane, e ne ricevette una teoria di guaiti a mo' di risposta. "Che esserino amorevole!" sentenziò la giovane sorridendo. "Mi scusi se sono indiscreto..." cominciò Amintore "Ma cosa ci faceva con questo freddo nell'acqua del lago?"... Lei sembrò stupita, aggrottò la fronte per un attimo e pensò per un po': "Avete ragione!" e poi: "Sapete non vi avevo posto attenzione, ero assorta nei miei pensieri. Ma, vi prego, accomodiamoci su quella panchina sotto a a quel salice, qui è un posto così ameno! Lasciate, poi, che vi racconti la mia storia: non l'ho mai raccontata ad alcuno e, giacché siete così somigliante al mio povero nonno, ve la riferirò con maggior piacere." il piccolo Benito, intanto, abbaiava festoso al padrone e alla nuova venuta dai capelli neri. "Dovete sapere che io sono morta, ma non riesco a ricordare quando, né il punto preciso di questo lago dove mi hanno uccisa, o meglio, dove mi ha uccisa, perché... Sapete? Mi uccise quel bruto del mio futuro sposo." Amintore spalancò gli occhi: "Uccisa... Morta? Morta... " balbettò "In che senso...? Scusi l'indiscrezione... " - mormorò incuriosito.
Benito intanto cercava di addentare la veste turchese della signorina. "Figuratevi! Nessuna indiscrezione. Ora vi racconto cosa accadde... Ma mi sfugge quando accadde... E dove accadde... Forse lì oppure lì... Comunque: tutto ciò non è di alcuna importanza. Ebbene, dovete sapere che io fui promessa sposa ad un giovane benestante, molto innamorato di me, ma, purtroppo per lui, non corrisposto. Devo ammettere che non potevo essere biasimata per non provare alcun affetto per lui... Egli era di bell'aspetto, sì, ma decisamente noioso e privo di interessi, eternamente stanco e, come si è dimostrato più tardi, poco savio e assai folle. Dopo circa un mese dal fidanzamento conobbi un altro giovane... Era tutto ciò che si poteva desiderare: ancor più bello del primo, vivace, brillante, colto e di gran lunga più ricco del mio futuro consorte. Anche la mia povera, quindi, ne rimase affascinata e riuscii facilmente a convincerla a rompere il fidanzamento con quell'individuo noioso... Voi vi renderete conto, fu un affronto incredibile per costui... Che pena mi fece quando gli annunciai la mia felice decisione! Anche se ora provo assai più pena per me... Non ricordo dove fossimo quando gli dissi - Mi dispiace Edoardo,  ma mi congiungo in matrimonio con una persona che non sei tu - . Ma ricordo che di sicuro eravamo in qualche luogo qui vicino, ricordo l'acqua fredda. Già, Edoardo mi gettò in acqua e quando feci per uscire egli mi trattenne per il collo. Ebbene sì: sembrava proprio che volesse uccidermi... (be' in effetti l'ha fatto.) Non fu un'esperienza punto piacevole. Le sue mani ruvide mi stringevano per la gola in una morsa mortale! L'acqua ghiacciata, amara, di metallo mi riempiva la bocca e mi rendeva pesante e mi bruciava la pelle che veniva ferita dal fondale ghiaioso. Intanto l'acqua mi entrava nei polmoni, invadendomi l'Anima, la quale, estenuata, decise di separarsi dal Corpo...".
Amintore la guardava esterrefatto con gli occhi sbarrati.
"S'è fatto tardi." sentenziò la Morta "Debbo andar via. Non so come ringraziarvi: siete stato di una gentilezza squisita a conversare  con me. Spero di potervi rivedere in un tempo non troppo lontano... Ma non conosco il vostro nome, siete...?" il vecchio saltò in piedi: "Amintore Cedrini, per servirla!". La Deceduta sorrise, allungò la mano verso l'anziano il quale la baciò. "Amintore, avete un nome importante... Imponente! Buona mattinata, dunque, e fate una buona colazione anche. Arrivederci." e se ne andò via, verso il sentiero, mentre il vecchio la seguiva con lo sguardo.

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