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Autore

Francesca Turco

in archivio dal 13 lug 2015

21 giugno 1998, Sciacca - Italia

13 luglio 2015 alle ore 14:21

Jacqueline

Il racconto

Tutto ebbe inizio in una sala parto. Dopo vari e faticosi sforzi, nacque finalmente Jacqueline. Era la Francia della prima metà del novecento. La guerra volgeva al termine. Nell'aria si avvertiva una sensazione diversa... finalmente si stava diffondendo nei cuori la felicità nel vivere, di nuovo, la vita. Jacqueline crebbe in una famiglia particolare. La sua vita fu segnata, sin dal momento in cui la ragione le permise di comprendere, da profondi turbamenti interiori che, con l'andare del tempo, si accentuarono sempre di più. Capire, oramai, era diventato un incubo. Più cresceva piu si rendeva conto che vivere non era terribilmente semplice e bello come i "grandi" te lo facevano apparire da bambini, magari inventando storie per nascondere l'amara verità. Si sentiva come avvolta da un manto invisibile che non le permetteva di esprimere, di esprimersi. A contatto con una famiglia che seppelliva inconsciamente il suo modo di essere, che, giustificando sempre i loro comportamenti dicendo che facevano parte di una quotidianità comune, non aveva idea di come fosse davvero vivere. Si sentiva da sola in una moltitudine di persone. Non riusciva a comprendere quale fosse il suo posto nel mondo, nella società che, via via, si faceva sempre più lontana dai canoni di "società giusta" che voleva far apparire agli occhi di tutti. Jacqueline capiva, capiva tutto: avrebbe potuto prendere in mano la sua vita; avrebbe potuto rifarsi per dare uno schiaffo morale a chi affermava che non era in grado di portare a termine determinate situazioni; avrebbe potuto cambiare, sì, anche in minima parte, avrebbe potuto cambiare le cose per far si che potesse essere felice il minimo indispensabile per continuare a vivere... avrebbe potuto farlo,se solo avesse voluto. Si arrese, divenne schiava delle sue paranoie, diede ragione a coloro che la circondavano. Continuò per un breve periodo a vivere all'ombra delle quattro mura della sua stanzetta: tra le urla, i pianti e le preghiere di sua madre; tra l'assenza di suo padre, tra i ricordi e tra la speranza, una piccola speranza di poter trovare una fioca luce nella sua breve vita. Si arrese credendo di essere arrivata all'unica soluzione capace di trovare... non rendendosi conto di aver sprecato la sua esistenza. Forse per la poca fiducia in se stessa, forse per mancanza di coraggio.

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