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in archivio dal 15 set 2008

Francesco Giuseppe La Rosa

01 settembre 1980, Catania - Italia
Segni particolari: Misantropo
Mi descrivo così: Nessun giudizio potrà scalfire l'anima delle mie dita che brandiscono la penna
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  • 22 agosto 2015 alle ore 14:11
    A Natale

    Prendo pochi
    fiori
    giusto per raccoglierli.
    li donerò a te
    che nulla m'hai dato,
    se non adesso
    per trattenere un vecchio
    dolore.

     
  • 22 agosto 2015 alle ore 14:10
    Cuore apatico

    C'è troppo casino
    là fuori
    e dentro casa, da soli,
    diventa insopportabile.
    Milioni di piedi marciano
    in ogni direzione
    lungo le strade della fatica.
    Nessuno porge le mani,
    nessuno affronta il tuo sguardo.
    E' più semplice guardare altrove,
    infinita è
    la paura di mostrare amore.
    Troppi natali, troppi anni;
    il mio cuore batte apatico,
    adesso,
    e termina il giro di giostre.

     
  • 22 agosto 2015 alle ore 14:09
    Vincolo

    Questa tristezza,
    tenuta al guinzaglio,
    lasciala vagare.
    Da sola imparerà
    a riconoscere le rugiade,
    gli alberi e le api
    le mosche e i rettili.
    Lasciala vagare
    fuori dalla tua mente,
    dentro il corpo del mondo
    che un po'
    non t'appartiene
    e lo contiene.

     
  • 22 agosto 2015 alle ore 14:08
    Le Madri uccidono

    Le madri uccidono.
    Uccidono i loro figli
    col loro asfissiante amore,
    li annullano
    dentro brutti vestiti da idioti
    e fiorellini e bottoni
    grossi come borchie.
    Le madri sono brave
    ad assassinare le loro prede,
    la loro prole.
    Le madri uccidono,
    per il loro orgoglio,
    per la loro vittoria sugli altri
    e ancora e ancora.
    Dimostrano tutto l'amore,
    carezze con unghe affilate,
    rimproveri assordanti.
    Le madri distruggono
    e fingono di non saperlo,
    fingono come nell'amore
    e nell'amore i figli sono
    già morti!

     
  • 20 dicembre 2014 alle ore 23:46
    Bon Voyage

    Sei partito senza le tue valige,
    quelle zavorre appese alle spalle,
    caro amico, oramai pallido.
    Fuggi adesso, lontano da te,
    dal tuo immondo sogno
    di saggezza e pazzia.
    Di che vivesti in tempi passati
    se non della tua inutile speranza?
    Nulla di me può trattenerti
    perché la mia carne adesso è fredda
    a la tua aura splende
    come il fuoco di un grande incendio.
    Adesso puoi sollevare i tuoi piedi,
    mostrare a tutti il tuo volo, invisibile.
    Sei morto, caro amico, fratello
    ed io potrò dimenticarti
    serenamente.

     
  • 29 luglio 2011 alle ore 23:52
    Appunti di una riflessione

    Da una finestra di roso legno
    sopravvive un filo di gelo -
    rinsicchisce le dita vacillanti.

    Brucia la vita.
    Sotterra di arido grigiore
    un seme non ancora cresciuto

    e l'àncora di luce perpetua
    tenta di avvinghiare con vigore
    questo cristiano sperduto nella landa

    che della sofferenza
    ha costruito la sua dimora
    negandosi all'esistenza.

     
  • 29 luglio 2011 alle ore 20:43
    Assenze di gravità artificiali

    Vorrei polmoni più grandi
    e godere dei benefici degli abissi
    fin dove la luce penetra;
    scoprire poi cosa c'è oltre,
    nella più profonda solitudine
    di una silenziosa e torbida acqua.
    E qui faccia a faccia con la luce
    nulla è chiaro.

     
  • 31 maggio 2011 alle ore 23:45
    L'ultimo atto

    Accresce con prepotenza,
    larga come macchia di miglio,
    la leva stracciata dello zelo.
    Attraverso le sue fatiche
    e le cumulate debolezze,
    grame, inestinguibili,
    penetra con astuzia, sfiorandola
    quasi con un ghigno di dolcezza,
    l'ago sottile della morte
    e il pover uomo, che bramava
    passioni nel silenzio,
    urge al bisogno del perdono.

     
  • 11 aprile 2011 alle ore 23:02
    L'abbandono

    Perdo interesse per ogni cosa
    ogni giorno che avanza;
    ne perdo i piccoli frammenti
    caduti come cocci di vetro
    e sparsi intorno da calci distratti.
    Non ho stimoli, ne affari
    dentro le mie tasche bucate,
    ma sono qui tutto sommato
    e vivo ruotando nel mondo ostile.
    Perdo voi, il ricordo di voi
    mentre tutte le essenze
    stanno fondendosi nel nulla
    pronte a tornare nel principio
    di niente. Adesso e forse mai più
    è il momento di urlarmi contro
    un dissenso, un assenso
    altrimenti sarà tutto inutile
    nell'illecito silenzio, solo allora.
    Quel giorno mi avrete perso!

     
  • 09 aprile 2011 alle ore 11:21
    Rifiuto

    Rifiuto Dio, l'anima
    e non posso venderla
    nemmeno al Diavolo.
    Gli unici principi
    sono la mia nascita
    e la mia morte alla fine
    di questa folle corsa.
    Decido allora di saltare
    un attimo prima
    per il gusto del vento
    che velocissimo squarcia
    le mie guancie infuocate.

     
  • 09 aprile 2011 alle ore 11:20
    Cani senza leggi

    Sui cigli delle strade
    nuovi cani bramano
    amori per l'accoppiamento.
    Come in una danza folle,
    coi denti aguzzi e bianchi
    sbranano e ringhiano
    smembrando vesti consumate.
    E' il loro territorio,
    e gli odori acri e forti
    segnano tutti i confini,
    invisibili agli occhi puri.
    Eccoli giù, luridi bagordi!
    Pronti a fottere le loro cagne
    sempre avide di perle lucenti
    e non ancora sazie.
    Non esiste legge, come
    l'anarchia vuole saggiamente;
    ognuno è padrone
    della propria violenza
    e di sangue ancora colora
    i canini affamati d'orrore.
    Questa è una società
    sempre uguale al passato
    e specchio di un futuro, di
    una profezia celata
    da stupide ignominie.

     
  • 14 marzo 2011 alle ore 23:29
    Un gran silenzio mi turba

    Grande è l'artificio
    che costruisce sogni
    tra gambe e cosce umide
    nello speranzoso buio
    dell'intelletto.
    Magnifici ed eretti
    duri fino allo stremo
    delle proprie potenze,
    ignari di perdizione,
    gli uomini arraffano
    ciò che possono, disillusi.
    Io cautamente nel mio estro
    ancora sogno gli azzurri
    di cieli senza fumo,
    sogno ancora di giacere
    alle sponde dei tumulti
    delle risse, delle rivolte,
    ma dentro mi logoro
    perché la mia lancia
    non è insanguinata.
    Sogno cavalli feroci
    che sferzano con violenza
    le mura e le torri
    dell'incoscenza sguarnita
    dalla paura.
    Un gran silenzio mi turba.

     
  • 21 febbraio 2011 alle ore 23:13
    Frammento di un sogno

    Vivevo appeso al filo della guarigione
    nel tardo pomeriggio dei pensieri
    quando credevo nella sua infinita essenza
    mentre inutili sforzi mi allontanavano da me.
    Rivivo un po quei ricordi oscuri
    come brezze impure d'inverno
    e nella mia esistenza sublimata dal tempo
    fruisco in eterno un sospiro di libertà.

     
  • 20 febbraio 2011 alle ore 19:17
    Indugio

    Gusto fette di mela
    e contemplo il vuoto quartiere
    dalla mia umile finestra.
    Niente vola intorno
    ne uccelli ne mosche,
    solo piccoli insetti
    che si nutrono di piante.

    I fiori alla ricerca della luce
    spostano un po' in la i gambi
    recisi dalla stagione fredda.
    Attendono anche loro
    la nuova arida estate
    seguendo le leggi della natura
    della più vana sopravvivenza.

    E mi ritrovo a cibarmi di lei,
    dai succosi e rotondi frutti
    della mia cara madre
    attraversata dal tempo.

     
  • 20 febbraio 2011 alle ore 14:24
    Nascondo un'incerta violenza

    Ho aggiunto un altro volto
    alle mie terrene prospettive
    nei recessi serrati dell'ingegno
    e irraggiungibili alla feroce natura
    in cui piccoli esseri beffardi girano
    attorno a fuochi di stelle.

    Accompagno con gli occhi
    miserevoli lacrime
    che spezzeranno il cuore
    nello sfacimento delle membra
    ancora avvolte da unguenti
    di dolce abulica porpora.

    Che volto ha la serenità
    tra le umide nuvole incontinenti?
    Le vedi bianche e candide,
    ma dentro sopportano ancora l'ira dell'acqua
    che sgorgherà violenta un giorno
    e non potrai fare a meno
    di bagnarti.

     
  • 16 febbraio 2011 alle ore 1:26
    Forse

    Forse solo leggeri aliti di tempo
    terranno sospesi senza fatica
    piccoli petali d’esistenza
    i quali hanno consumato  a rilento
    lungo le gole della vita
    gli amari sapori della possessione.

    Libreranno ancora un po’
    scongiurando le inesorabili tempeste,
    cavalcando, come bimbi spensierati,
    i fruscii di vento.

    Forse solo in quei momenti
    soffi traversi ne avrebbero catturato l’essenza,
    e anche mentendo,  assaporato le verità
    senza abbandonarli però a se stessa.

    Cosi essa ha una meschina dolcezza:
    bacia le giovani gote
    e anni dopo le sue fiamme
    divampano sulle cose e le inceneriscono.

    Cosa resta d’un mendicante decaduto?
    Tra i suoi luridi tappezzati è lecito scoprire
    una carne che trema di paura,
    ma che non ha avuto il timore d’amare
    ne di venerare il suo desiderio e di rivelarlo.

    Ecco come muore alla fine.
    Prima petalo sospeso tra i sogni, ora marcio brandello
    in balia del nulla che lo divora
    e rosicchia gli ultimi denti ancora saldi all’osso.

    Forse, se avesse avuto un’altra vita
    quegli aliti lo avrebbero spinto più in alto
    e gonfiato energicamente le sue attese
    per sostenerlo più a lungo possibile.

    Invece è scarno e si perde nei vestiti
    mascherando tutto con uno stupido fiore
    dentro un occhiello senza buone cuciture.

     
  • 08 febbraio 2011 alle ore 23:27
    Lassù

    Tutte le notti
    mi bagno di sogni d'argento.
    Brilleranno fino a domani,
    mentre fuori
    c'è un amico caloroso
    che gira sempre intorno
    pronto a schiarirmi di luce
    perpetua.
    Non parla alle mie orecchie
    e nutre il cuore
    di florevole speranza.

     
  • 06 febbraio 2011 alle ore 13:13
    Fossi volontà

    Il mio nome è volontà.
    Vivo nei precetti della cultura
    pigiando le corde della voluttà,
    tra gli stormi impolverati
    dell'incoscienza: grave maestra
    dei viaggi senza ritorno
    nel quale l'al di là precede
    senza lasciare orme.
    Tra le corsie strette dell'anima,
    mi perdo, inosservato dai profani
    e indisturbato dal sacro potere
    del perdono dell'assenza.
    Per la tua sfiducia, vivo lontano
    dove meandri di stolti
    credono solo in se stessi
    e sfilano malamente le calze
    insudiciate dalle fatiche.
    Non aspetto altro
    che l'alba del corpo
    prima ancora che il vento
    porti la cenere altrove.

     
  • 03 febbraio 2011 alle ore 0:39
    L'indifferenza ci frantuma

    Le briglie sono ormai sciolte
    e lanciano la belva verso i muri
    come fosse la pietra
    di una furiosa fionda
    tenuta troppo tesa.
    Ma l'indifferenza non vede altro
    che un bagliore accecante
    e poi l'infrangersi del cemento,
    il sangue e tutto il resto.
    Ogni avidità sarà scardinata
    da se stessa, ogni uomo avrà
    la tarda coscienza dell'errore
    mentre l'apparenza avrà trasformato
    la sua corsa in una pubblica tragedia.
    Ridotti in polvere,
    i misteri appariranno infiniti
    e non ci saranno vestiti e scarpe
    né trucchi né inganni
    a rivelarne le ragioni dell'urto,
    solo profumi nauseabondi
    di anime putrefatte dallo sconforto
    perché nei semi dell'amore
    è insinuata con prepotenza
    quella rozza radice dell'odio.

     
  • 30 gennaio 2011 alle ore 15:25
    Sentimenti falliti

    Subisco le influenze dei raggi di luna,
    riflessioni di un sole distante.
    Cosi latente è l'amore
    quell'unica 'energia per non morire da solo.
    Cara amica, sorella, adesso sorridi
    nella trepidante attesa di ciò che brami.
    Io non sono un fante infante
    che milita per il proprio ideale
    nelle brezze umide della vita
    le quali corrodono le ossa.
    Sono uno scalpello senza martello
    perché non ho modellato le tue arterie
    e il sangue muore prima d'arrivare al cuore.

     
  • 29 gennaio 2011 alle ore 12:43
    La tua colpa

    Non sei ignara.
    Conosci la potenza
    del dolore
    e ne sopravvivi,
    ma non vivi.
    Stretta nella morsa
    del tempo fugace
    zampilla il sangue
    sui muri indifferenti
    e freddi e ruvidi.
    Meschina, altro non sei!
    Lasci piangere
    l'amore tra le mani
    e disdegni la felicità.

     
  • 29 gennaio 2011 alle ore 0:39
    Nel sole

    Ho perso il conto
    di gocce d'acqua salate
    scese fino in fondo
    dentro questo sordo amore.
    Nella speranza
    bagnerò il mio volto,
    e lentamente il sole
    l'asciugherà col suo tepore.

     
  • 17 gennaio 2011
    Non ci arrivo

    Non lontano dalle rive
    sonnecchianti tigli pendono
    lambendo gocce d'acqua,
    minuscoli granelli di terra
    sprofondano nei rovi obovati
    svaporando l'iridescenza.
    Trattengo la mia testa
    tra le mani tremanti.
    Lamento duramente
    la mia giovinezza,
    come i tigli e la terra
    privati della loro esistenza.

     
  • 10 gennaio 2011
    Tutto passa

    Ultimi respiri di un'aria
    diventata antica
    passano il testimone
    al ricordo di essa.
    Il gusto orrendo
    delle cose perdute
    è quasi svaporato.

     
  • 07 gennaio 2011
    Un giorno non ci sarò

    Un giorno non ci sarò.
    Accarezzerai quel cuscino
    dove il mio capo ha sognato
    per poco.
    Spruzzerai lacrime e pensieri
    immersa nei ricordi,
    ma io non ci sarò.
    Mangerò terra e fango,
    o sarò soltanto altrove
    a ricordare quel momento
    come te.