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Poesie di Francesco Giuseppe La Rosa

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  • 07 gennaio 2011
    L'inverno dell'orso bruno

    Io, orso per destino
    racchiudo in me la forza,
    gli artigli per sopravvivere.

    Trascino le mie prede
    nella tana del mio inconscio.

    Scaravento la mia rabbia
    in un sonno profondo,
    mentre il freddo inverno
    congela il mio cuore.

    Tu amata natura, adesso
    vivi lontana dai miei pensieri
    e dormo di un sonno profondo
    sognando inutili farfalle.

    Presto finirà, dormendo,
    perché il tempo è un lampo
    e un giorno mi sveglierò
    più affamato di prima.

  • 07 gennaio 2011
    Mai per sempre

    Così come tutto
    ha raggiunto l'insignificante,
    tu lo raggiungerai
    prima o poi.
    Il mare modella ed eleva
    le sue sculture ai posteri
    fin ché i secoli avranno vita.
    Senza accenti ne apostrofi
    quest'amore è il mio carceriere
    che mi illude e mi distrugge.

  • 04 gennaio 2011
    La fonte di tutto

    Non esiste sole
    che tramonti in eterno,
    ma in esso i gigli
    sanciscono la loro fonte.
    Null'altro che acqua
    sgorga dai tuoi occhi.
    Lacrime dolci e pure
    che inumidiscono
    le mie labbra assetate.

  • 28 dicembre 2010
    L'insufficienza

    Di rosso porpora
    i corpi riscaldano i cuori.
    Incustoditi, fragili,
    alla merce della violenza.
    Per errore non s'ama
    più di se stessi
    e il prezzo è troppo alto
    che a sostenerlo
    ci vogliono le travi di cemento.

  • 28 dicembre 2010
    Diluire la speranza

    Per pochi attimi silenziosi
    ho creduto d'essere infinito.
    Momenti in cui l'invisibile tempo
    tradiva il mio sorriso con l'inganno.
    Allargo le mie braccia, protese
    avanti per l'abbandono dei sensi.
    Ma il vuoto è gelido di questi periodi,
    passa e invano non mi riconosce.
    Tutti i miei sforzi, per nulla valsi
    a recidere le mie sofferenze,
    saranno soltanto l'appoggio
    col quale cullerò la mia vecchiaia.

  • 28 dicembre 2010
    Il precipizio dei pensieri

    I pensieri gocciolano
    come dolce rugiada a primavera.
    Poche tra esse arrivano solide
    sulla pelle della terra
    intatte, ancora umide.
    Bruciano in un volo breve,
    ma accanite d'amore
    sfidano le leggi della natura
    e smembrano ogni cosa
    pur di godere un po
    del piacere dello schianto.

  • 11 novembre 2010
    Adesso dormo

    Mi abbandono
    all'ultimo passo
    chiudendo gli occhi.
    Dischiusi i miei sogni
    lascio zittire l'anima
    quieta e calma
    nel riposo.
    Bramose lenzuola
    calde e morbide
    guidano i pensieri,
    trucidano le serpi
    in seno alla mente.
    Sbavo d'ansia
    e ricopro di tepore
    il mio cuore dissonante:
    bellicoso bersagliere
    d'amore.
    Sfuggo allora, certo
    in un lesto coprire
    di manto celeste
    il mio corpo sollevato
    dal peso atterrante
    di biglie pesanti.

  • 26 ottobre 2010
    Piedi nudi

    Non possedete occhi eppure
    avete viaggiato e tentato
    il dolce sapore delle erbe,
    le aspre punte delle rocce nere,
    il freddo avaro dell'asfalto.
    A piedi nudi fratelli miei,
    compagni di scorribande,
    sulle pianure distese infinite
    sempre pronti a giocare
    con la mia audacia infantile
    siate orgogliosi delle piaghe
    come fiordi di Norvegia in inverno
    e stringete l'aria nel riposo maturo
    adesso che anch'io sono stanco.

  • Privilegio con ardore i luoghi imponenti
    nei cui siti, invalicabili, il sovrano silenzio
    non dà alimento, ma ne affama i turbamenti
    e i puri pensieri limpidi trovano spazio.

    Tra colonne solenni mai arse
    di marmorei riflessi lucenti
    vacillano le mie carni sparse
    facendo scempio di amori spenti.

    Mal sostengo le remissive voglie,
    le cause immutate, presto morte!
    Col cuor che smorza le dure doglie
    vorrei cancellarti per esser forte.

    Tenore d'amore di un'ossidiana
    nel dir che per te logoro il cuore,
    distruggo la mia vita, cupa, malsana
    saggio del tuo evasivo candore.

    Agogno riparo tra le magre frasche
    tra le quali niente è più soddisfacente
    delle pulite acque chete e fresche,
    con sfogo spillato a quella sete pungente.

    Tuttavia qui è quasi l'Africa assolata.
    Nell'umida tempra del caldo, all'ombra,
    è dispersa la mia noia nel fiume d'ambra
    e l'emozione, ch'era vivace, muore sfiancata.

  • 20 settembre 2010
    Un destino morente

    Sanguina di linfa
    l'albero senza foglie.
    Qualcuna ancora salda
    al grappolo di rami
    si inebria di rada rugiada
    spenta al sole cocente.
    E sgorga lentamente
    una macchia silenziosa
    di nebbia, calda e densa
    ingoiandone gli ossuti ceppi.
    Spande furibondo
    il terrore alle spaccature
    vibrando sulle corde
    dei filamentosi lini
    come vene verdastre.
    La paura stringe e azzittisce
    la voce di un genio eccitato,
    come l'albero che muore
    per mezzo di un carnivoro
    destino abietto.

  • 20 settembre 2010
    Disincanto del mare

    L'acqua blue s'allenta
    nell'onda perpetua,
    imperfetta astratta,
    mendicando la schiuma
    incontro ad aspre rocce
    unte di saliva umida.
    Scivolosi e verdi muschi
    plasmati a confini
    abbozzano forme
    su mutevoli pareti scabre
    come vèrgole su drappi
    riflessi al filo d'acqua.

  • 07 settembre 2010
    Puttane

    Schiamazzano le cagne
    negli accessi dei vicoli
    coi loro vestiti, scoperti,
    sgualciti a frange;
    zeppe di altro sudore,
    negli arruffati boccoli,
    indugiano nella notte
    che mai a fine giunge
    e che dura a lungo
    come l'aratro inferno.

  • 20 agosto 2010
    Aura

    Cosi, l'avvenente aura rossa
    che miete il cielo a piccole strisce,
    sfuma l'azzurro di porpora polvere
    come un lungo lenzuolo di seta.
    I miei occhi, un po' stanchi, s'arrendono
    ancora una volta prima di chiudersi
    perché di lei hanno fame d'ammirarla.

  • 14 giugno 2010
    Per te

    Lì dove il sole posa lo sguardo
    v'è una donna di unica bellezza
    ch'io guarderei, uomo ingordo,
    e bagnarmi nella sua aura brezza.

    Solo a lei una tenera poesia
    di dolci parole e amabili carezze,
    impetuosa al pari d'artemisia
    da riempire di soavi tenerezze.

    Che lei m'ami, forse, poco importa;
    nella sua immagine appago l'animo
    tenendola stretta con presa accorta
    pronunciando un labile e flebile t'amo.

  • 14 giugno 2010
    Passeggiando

    Lungo una discesa
    alternata a brevi salite
    c'era un vicoletto,
    piccolo, grazioso,
    e attorno un morbido muro
    di fiori d'arancio.

  • 14 giugno 2010
    Scheggia di vita

    Ho abitato entro le sordide mura a lungo
    nella stordita vita di siffatta galera familiare
    come gramigna che anela al piccolo fungo
    e ancora nel silenzio continuo a sperare.

    Sulla disadorna e trasparente finestra
    l'alito ha lasciato i suoi tristi aloni truci
    e fuori seguitava a crescer la ginestra
    intanto spedito contavo gli astri vivaci.

    Imbruttito dal tempo, amaro assassino,
    che storce il naso al mio primo sorriso
    graffio i muri a zig zag di beccaccino
    dove perenne il segno rimane più inciso.

    Qualche spiraglio di luce intravedo lontano
    come acuto soprano di verde parto in tiglio
    che nasce e vive, e pregando muore da solo
    illuminando il cielo, amando quest'ore furtive.

  • 17 maggio 2010
    Foglie d'autunno

    Tremano le foglie
    color di ruggine
    in questa brezza
    nel respiro di novembre.

     

    Sfrangiate, schiacciate
    per terra esse sorridono;
    hanno vissuto la loro
    breve ed intensa vita.

  • 29 marzo 2010
    Cara mia ex

    Le tue labbra, ora secche
    che prima eran velluto
    adesso sono spente e pallide.

     

    Eri la fonte dalla quale bevevo
    fino a perdermi nei capezzoli
    nell'infinito d'una breve vita.

     

    Sei trasformata in peccato
    da un'anima maledetta,
    quella che ti ronza dentro

     

    fingendo d'amarti alla follia
    distruggendo la tua bellezza
    mescolata a volgari trucchi.

     

    Se fossi morta di stenti,
    di fame e misera miseria
    mai avrei avuto vergogna

     

    d'aver imbevuto la mia pelle
    col tuo corpo nudo.
    I tuoi occhi quasi non ricordo

     

    vitrei, non più di quel verde
    che scintillava nella gioia
    della purezza infantile.

     

    Sei mal ridotta, e bevi
    e ridi sghignazzando con i bravi,
    quelli che più di me

     

    t'odiano e ti tengono stretta,
    come la più fraterna delle amiche,
    per sbranare la tua dolcezza.

  • 15 marzo 2010
    Tramonto

    Al levar del sole
    mi culla quest'aria
    dal pacato sapore
    di rugiada su foglie.

     

    Dall'orizzonte
    migrano lontano
    orde immense
    d'uccelli liberi.

     

    Eccomi la.
    Libero nel vuoto,
    spinto in alto
    da un vento sereno
    che mi sostiene

     

    in quest'imbrunire
    che perdo nella notte
    e che ritroverò
    ad assaporare ancora.

  • 15 marzo 2010
    Edera tu sei

    Sul mio corpo,
    lentamente
    ad infinitesimi,
    t'arrampichi
    fino al cuore.
    Circondi piano
    la mia pelle
    di tocchi soavi.
    Le tue mani
    m'accarezzano,
    com'un bimbo
    da poco
    fuori dal grembo
    che luce
    ancora
    non sopporta,
    ma vuole quel
    buon buio
    d'un seno gentile
    che lo nutre.

  • 13 gennaio 2010
    Non è mai fine

    Con gradevole pio senno
    la casta sapienza dischiude
    gocce che trasudano quiete.

     

    Sparso nell'arida terra
    ancora rigoglioso, cresce
    l'ardore tuo all'esistenza,

     

    e ardimentoso vaga impavido
    quel sentore antico dell'anima
    come purissimo polline

     

    spinto dall'informe vento.
    Colmo di luce, terso d'amore
    questo cielo muto, ermetico

     

    testimone di tale grazia divina
    abbaglia la mia coscienza,
    mi rende figlio tuo, dentro

     

    i confini effimeri del mondo
    che tu, Padre mio, m'hai offerto
    per fecondare altra vita.

  • 02 gennaio 2010
    Canto d'amor triste

    Muto, adorno il silenzio
    cospargendo d'ali vellutate
    l'anima mia d'assenzio:
    cupe ombre di senno offuscate.

     

    Lacerata da inquietudini è la mia testa
    che annerisce i dipinti della vita
    e che mai allegria vedrò nella festa
    per questa speranza mestamente sopita.

     

    Pianure d'erba verdi e gialle, generose
    lambite da radici e fiori affamati
    saranno culla per le spente pose
    dei miei magri sogni tormentati.

     

    Ma dopo tutto questa accorata vita
    che di sogni ancor mi da vestigi
    mi arranca alle spalle, mai sfinita.
    Oh sorte, ancor d'inganni m'affliggi!

     

    Vorrei tutto di lei e il suo nome,
    disperdere in terra una bava d'amore
    che di fame la sazia e fluisce enorme
    dai fiumi del mio corpo senza remore.

  • 29 dicembre 2009
    Sono più sereno

    Porto ancora dentro
    un tuo ricordo,
    ma rinasco in me stesso.
    Dal ventre espello
    il veleno d'un tempo
    e finalmente
    riesco a sorridere

  • 22 settembre 2009
    Persecuzione

    Quel viso smunto
    a ridosso del marciapiede
    già vede, con affanno
    la trepida cattura.
    Smorto nelle vesti
    incurante del pericolo
    giace, vile pietoso,
    il pensiero in stallo
    che lento verso il basso
    piomba come acciaio
    in un tumulto di morte.

  • 27 luglio 2009
    Terra disonorata

    Come superbe lamine
    luminose e luccicanti,
    le armature della natura
    riverberano gli istinti.
    Noi, villici animali
    inermi all'amenità
    interriamo maledetti semi,
    sgradevoli eredi incoerenti
    ai quali affidiamo sorti,
    vita, morte e disonori.
    E la natura c'avvolge,
    tenera genitrice piangente
    su di noi, prole ghignante,
    per frivolezze ed empietà
    del nostro genio vomitevole