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Autore

Francesco Paolo Gambino

in archivio dal 22 gen 2008

27 agosto 1983, Palermo

22 giugno 2009

Cinque minuti

Intro: La bolla protettiva che alcuni riescono a costruirsi intorno a volte scoppia, lasciando a nudo il protagonista con le sue manie e debolezze. Il rendersi conto della propria nudità caratteriale e mentale, porta a gesti estremi e Michele non ha paura di usare la terribile arma che vende…

Il racconto

Cazzo, cazzo! Dovevo lasciare detto almeno a Sofi, che Dylan Dog mangia soltanto i croccantini al tofu…magari se lo ricorda. A Dylan l’ho insegnato: se qualcuno t’intrappola e fa sempre quelle cose che non ti vanno giù, azzannalo dritto alle caviglie, così stai certo che quello si china verso di te.
La legge di Ohm, sì, la legge di Ohm, professoressa Gruyère Libanetti… dunque, la costante R. resistenza, dipende dalle caratteristiche del conduttore, dal materiale, dalle forme geometriche… ho detto male? Riprovo, riprovo: dunque, l’intensità di corrente applicata a… un conduttore, che assorbe…vede… sì, sì, ovvio... la differenza di potenziale esiste, non sono tutti i conduttori che possono… esempio, io sono un materiale superconduttore, come mi ha detto, sono portato a lasciare scorrere istintivamente il flusso elettrico applicato su di me, con reazioni minime.
“Michele, gli altri ridono alle tue spalle. È ora che tu faccia qualcosa.”
Sì, Antonio? Chi è che è andato a raccontare a tutti che non l’ho mai fatto? Anzi, lo ridico come me l’hai sbattuto in faccia tu: Non hai ancora tastato la fica? Cosa sei, oh? Tutto molto carico d’effetto, sì.
Maledetti quelli che trovano sempre il modo di posteggiarsi pure davanti ai parchi naturali! Fiesta, BMW e questa che è?… una Porsche, il mio zippino lo vedo bene qua dietro. Fai buona retromarcia, tu.
Questa conca è l’ideale… e il tramonto è bello, diamine se non è bello!
L'esistenza ha un senso o è solo il sogno di un Dio crudele?"
Groucho, ci vorrebbe una bella freddura, adesso.
“Signora Cannata, è di suo figlio che qui si sta parlando: ne discute manco si trattasse di un estraneo.”
“Lui rincasa, mangia, che le posso dire, al massimo quattro cucchiaiate di pasta… dorme, lascia il finimondo dappertutto, esce, poi rincasa, altre quattro forchettate per cena, e poi mi osserva tutta quanta con quel suo sguardo tremendo, ad accusarmi Dio sa di che cosa. Lo chiama figlio, questo?”
“Lei non gli parla?”
“Ogni volta che provo a parlargli…”
“Sì…”
“Lui, ecco, si rende odioso, odioso e snervante; la verità è che gode nel sentirmi sbraitare da sola. Sa che cosa fa?”
“Mi dica.”
“Ecco prende questo, me lo mette davanti alla faccia, e comincia a scuotermelo davanti come fosse un pendolo, ridacchiando soddisfatto.”
“Ma è un ciuccio per neonati.”
“Appunto, lo trova un comportamento normale, questo?”
“Indicativo, direi. Il ragazzo le ha mai fatto minacce?”
“A me? Ma se a ricreazione viene sempre in guardiola a spupazzarmi! Solo con affetto, s’intende. Ih, ih, se mi sentisse mio marito… Michele è un ragazzo leale e onesto; buono come lui in questa scuola ne saranno passati sì e no dieci.  Ed io sgobbo qui da ormai venticinque anni. No, è con altri che Michele ce l’ha.”
“Con chi?”
“Beh, si sa che è vicino alla bocciatura. I professori non lo apprezzano e lui non fa nulla per farli ricredere. Preferisce, sì, farsi buttare fuori dalla classe nell’ora di fisica e venire a leggersi Verga o Pavese vicino a me. E a bersi… ”
“Ha notato se ieri, uscendo da scuola, Michele avesse un’aria più triste del solito?”
“Questa domanda… non me la doveva fare.”
“Perché, signora Mariella?”
“Perché, vede, ogni giorno, prima dell’ultimo suono della campanella, lui viene a darmi un ultimo abbraccio e mi dice: “A domani, Mariellina”. E ieri non l’ha fatto.”
“Sì, che l’ha fatto, mi ha telefonato a casa, come tutti i pomeriggi.”
“Per dirti cosa, Sofia?”
“Ma così, tanto per fare lo stupido. Fa finta di essere tedesco, a volte un parigino; attacca con qualche battuta ripresa dai fumetti e mi costringe a indovinare qual è il personaggio che l’ha detta.
Senta, l’altra volta mia nonna, poveretta, ha bussato col fiatone in camera mia, per dirmi che al telefono c’era Aziz, il sequestratore di mia madre, che voleva assolutamente conferire con me sul prezzo del riscatto. Robe allucinanti, lo so, ma Michele d’altronde è matto.”
“E’ vero che voi due avete avuto una storia insieme?”
“Non è giusto dire cosi.”
“Perché?”
“Perché… che significa avere una storia con qualcuno? Finirci a letto, scoparci da dio, tutta qui la storia? Ho annotato da qualche parte nel mio diario, che c’è già una storia nella vita di tutti gli uomini.”
“E la sua, Michele, te l’ha mai raccontata?”
“Alcuni episodi. L’improvvisa fuga di suo padre, che Michele ricorda da bambino avergli sussurrato all’orecchio mentre dormiva: “Presto ti farò sapere dove sono”, per poi dubitarne e ripetermi che l’aveva sentito soltanto in sogno; quella madre, poi, che si è fatta mettere incinta dall’amministratore del condominio e il suo amore per Dylan Dog.”
“E per te?”
“Non voglio più che Michele mi ami.”
“Ah, no?”
“No.”
“Groucho, da quanto tempo spacci?”
“Un anno e qualcosa… no, ma forse sono già due. Con precisione, quando abitavamo a Siracusa, mio padre nell’aia teneva già delle pianticelle di marijuana.”
 “Michele spaccia con te, non è vero?
“Qualche volta. È un “braccino”, come si dice qui. Va nelle frazioni della provincia, consegna a domicilio. I pacchi della posta. Io e Michele villeggiavamo insieme a Melilli. Poi per un bel po’ ci siamo persi.”
“E adesso ritrovati.”
“Sì, ma è lui che mi ha cercato. Mi diceva che voleva guadagnarci su, ma che non voleva immischiarsi in traffici grossi. Mi ha detto anche un’altra cosa.”
“Sarebbe?”
“Di tenerlo lontano dall’inalazione dei fumi, perché sarebbe morto.”
“Cioè, Michele non si droga?”
“Anche volendo, non può. Soffre di… com’è che ha detto… una cosa congenita ai canali dei ventricoli cerebrali. Un medico gli ha detto che se assume stupefacenti, in cinque minuti il suo sistema cerebrale collassa.”
“Groucho, come mai hai denunciato la sua scomparsa?”
“Perché, ieri sera, Michele si è portato via cinquanta milligrammi di eroina.”

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