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in archivio dal 16 dic 2005

Francesco Porqueddu

10 aprile 1983, La Maddalena - Italia
Segni particolari: Bello e impossibile.
Mi descrivo così: Ogni mattina mi sveglio e spero che il mondo sia cambiato...
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  • 30 marzo 2006
    Aspettando...

    Sono qui nella mia buia stanza,
    in attesa di un suono, un segnale.
    Aspetto impaziente che si illumini
    che mostri il tuo nome

    e il colore dei tuoi occhi azzurri.
    Attendo nell'oblio che c'è senza di te,
    aspetto il tuo ritorno, la tua voce
    leggiadra, aspetto di morire ancora

    nel vedere i tuoi occhi, il tuo viso.
    Una vita bruciata nell'impossibilità
    di conoscere una stella cosi bella

    quale tu sei. Un amore profondo che
    sboccia dal cuore, dal profondo
    animo che tu sfiorando hai svegliato.

    01/11/03

     
  • 30 marzo 2006
    Alla donna...

    L’infinito cielo, gli occhi tuoi belli
    brillano come stelle lucenti.
    Un dolce fiato di vento, spira tra i tuoi
    soffici capelli, si muovono e ballano sulle
    tue spalle. Il tuo volto illumina,
    il mio volto si illumina guardandoti.
    Guardami, ti chiedo, soli nel solitario
    bosco, corriamo per gioco, per amore
    ci sfioriamo le mani.

    08/03/2003

     
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  • 18 settembre 2006
    Il mio nome è...

    Come comincia: Il cielo è chiaro, ed ad ogni mio sguardo, cambia per il movimento delle poche nubi, sono al centro dell’attenzione, circondato da decine, forse centinaia di persone, ci sono ormai abituato, sono secoli che la situazione si ripete… sono come bloccato all’interno di un limbo, gli stessi momenti, le stesse azioni, il tutto ripetuto all’inverosimile. Ogni persona attorno a me, pende dalle mie labbra, e io conosco di già ogni singola parola che sarà pronunciata dopo la mia. La storia si ripete. Ancora, ancora. Sono qui, intorno tutti e nessuno, mi fissano, attendono un mio gesto, lo stesso di sempre. Scruto negli occhi delle persone intorno a me, leggo le loro menti, conosco i loro pensieri, anticipo le loro azioni.

     


    Imprecazioni e grida di dolore, intorno a me, liberazione dentro di me. Sono come rianimato. Nonostante sappia alla perfezione ogni istante successivo di ciò che sarebbe accaduto, lo rivivo fortissimamente… lo sento vivamente.


    Rivelazioni che sconvolgono le menti e deturpano le membra, portano via la vita. Sono qui, il vociare sempre più assordante, il tumulto tutto intorno, l’agitarsi freneticamente, ma il mio animo ha trovato quiete. Nonostante la verità. Commisi un unico tragico errore. Diedi e tolsi vita a chi me la diede. Sono qui. Mi sento parte di un nuovo essere, lo sento. Le voci mi rivolgono parole e le accolgo come nuove. Era buio la prima volta, è buio ancora. Ascolto, non solo con le orecchie. Percepisco tutto, intorno. Non sono io, non sono mai stato quello che credevo di essere, ma sono ciò che cercavo. La causa del male, della sofferenza, del tormento, che era, che è, e che sempre sarà. Il mio nome, rimbomba nelle teste di tutti, empio, orribile.


    Tutto cominciò quando il Dio svelò il mio futuro, e io, gli andai incontro inconsapevolmente consapevole. Accadde ogni cosa…


    Ora, vorrei potermi vedere per un attimo, dal di fuori, come mi vedete voi ora. Vorrei immaginarmi come ero un tempo, come vinsi l’Invinta Incantatrice, e come il Fato si prendeva gioco di me. Ma non mi importa. Tutto ciò mi ha reso immortale, sono io che ho vinto, io mi sono preso gioco del Fato, io sono ricordato e sempre lo sarò, questa è l’immortalità.

    Il mio corpo non è, ma il mio spirito di volta in volta si impossessa di nuova carne. Ad ogni rinascita, segue una nuova morte, il cerchio non si interromperà mai. Percepisco le persone intorno a me, piangono, parlano. Sento le infelici voci che sibilano tra le dita che coprono la bocca, ascolto gli animi tristi. Non oggi però. Una nuova voce si è unita alla moltitudine uniforme. La sento diversa. In sintonia con il mio essere, la prima nei secoli. Per la prima volta, rivivo la prima volta. Sento il volto grondante, le mani sudice, la testa pesante, gli occhi doloranti. Mi sento rinato nel momento della rinascita. Ora sono qui, non solo in puro spirito, ma anche in impura carne. Ma non mi basta, voglio entrare in contatto con questa nuova voce, inquieta, nella quale vedo un riflesso perfetto di me. Le mille voci intorno a me, non le ascolto ormai più… c’è solo lei, li, in mezzo alle altre, la voglio. Voglio farla mia, mostrarle la perfezione dell’essere quale sono diventato dopo tanta imperfezione. Farle vedere come in realtà sono stato io a giocare col Fato e non l’inverso… ma che dico… non devo farle vedere niente, lei sa… sa già tutto, sente tutto, mi sente qui, capisce come le parole dette intorno a me siano in realtà la mia grandiosità. La sento sempre più forte, diversa, in simbiosi, è un estasi, un tripudio di sensazioni… lei è qui posso toccarla, riesco quasi ad afferrarla… mi conosce, sa tutto di me, sa come so io. Mi legge dentro, ora più che mai. È un’estasi mistica, due animi che si uniscono nell’etere, due corpi che si uniscono nella terra. Sento il suo profumo i sensi non mi tradiscono, tocco la sua pelle, sfioro le sue labbra… è li in mezzo alle altre inutili voci… è unica, non posso perderla, io sono suo, lei è mia. Non siamo nello stesso tempo, non siamo nello stesso spazio… ci unisce il forte sentire, un legame incorruttibile. Sei mia ora, sono tuo ora. Ti ho raggiunto, ti sento, mi senti. Sento il tuo respiro, il tuo cuore, il tuo sangue. Percepisco l’estasi che ti ha portata qui, la forza che ci lega. Guardami, io non posso guardarti, non posso più. Ti sento forte, sei tu. Chiamami per nome, ed ogni volta che mi nominerai, entrerò in te. Mi sentirai dentro, nuova linfa. Scorrerò nelle tue vene, saremo unica cosa. Grida il mio nome!!! Nessuno negherà di conoscerlo!!! Ognuno confermerà la mia immortalità!

    Fui Re, ora sono Dio: Grida!! …Edipo!

     
  • 09 settembre 2006
    Lettera di un marine

    Come comincia: “Dicono che la vita di un uomo abbia un grande valore, allora la vita di cento o mille uomini dovrebbero rappresentare una ricchezza enorme.

     

    Uomo che uccide uomo, non per sopravvivere, ma solo in rappresentanza di ideali capitalistici tipici di una società attaccata alle ricchezze materiali. Questo è ciò che qui in Iraq, dove abbiamo iniziato un'operazione militare chiamata "Iraq Freedom". Subito poche ore dopo il primo missile sparato, in tutto il mondo il disaccordo popolare e quello di numerosi altri stati si è fatto sentire, ed anche noi qui l'abbiamo visto, ma né Bush, né Blair hanno avuto orecchio per sentirle, o meglio hanno preferito fare finta di non sentire.

    Tutto ciò fa molto male, negli animi delle persone si è infiltrata una grande tristezza, alimentata di giorno in giorno dalle orribili notizie provenienti dal fronte: missili che cadono su abitazioni civili, donne e bambini uccisi per errore, soldati morti in combattimento. Tutto questo fa male. Molto male. Già da prima dell'inizio delle ostilità il mondo si è unito sotto un'unica bandiera, quella semplice e colorata dall'arcobaleno, la bandiera della Pace. Ma, purtroppo non è servito a nulla. Milioni di persone in tutto il mondo hanno gridato NO WAR! Ma a niente è servito. All'umanità non sono bastate due durissime Guerre Mondiali, e una marea di altri orribili conflitti sparsi sul globo. C'è sempre chi riesce a imporre il suo volere, Bush ha vinto, l'umanità ha perso, la ragione ha avuto la peggio e ora nelle case di migliaia di famiglie si vive con l'angoscia e la paura di svegliarsi e non avere più i propri cari ancora vivi. E' dura mamma, molto dura. Io sono qui da due settimane ed ogni volta che sorge il sole dalle calde sabbie di questo deserto, ringrazio il cielo di poterlo ancora vedere e poter ancora sentire il vento da lui riscaldato.

    Cara mamma, qui si muore. Si muore per colpa delle bombe e della fame. Ho visto cose terribili, che nessuno nella propria vita deve avere la pena di vedere, mamma, non sono più io. Sono stato addestrato ad uccidere, ma nessuno mi ha addestrato a come mi sarei sentito dopo. Tutto è brutto qui. Ho paura. Non di morire, ma di vivere con questo ricordo atroce.

    In certi momenti mi sento mancare, tutte le mie convinzioni, i miei ideali di lealtà, di giustizia qui non valgono.. io qui non valgo, tramite le apparecchiature satellitari riusciamo a vedere e sentire i discorsi del Presidente Bush, è lui il nostro burattinaio, è lui che tiene le corde che ci fanno muovere, è lui che ha firmato il nostro destino. Non è giusto tutto questo. Domani mattina all'alba sferreremo un potente attacco a sud di Baghdad, sento il mio sangue che bolle, ed ho molta paura. Sento che questa sarà l'ultima volta... Ciao Mamma.”

     


    Aveva ragione, morì il mattino seguente falciato da una raffica di AK-47, i terribili Kalashnicov. La sua salma è stata trasportata in patria, nella grande America, dove potrà essere pianta dai familiari. Prima di partire per il fronte, decise di fare testamento, le ultime suo parole scritte sono queste:

     


    “...a mio figlio, che non mi ha mai conosciuto, perché ancora in grembo, posso lasciare solo il mio ricordo che sta nei cuori di tutte le persone a noi care.

    Al mondo intero, lascio il ricordo di aver preso parte ad una guerra che non era la mia, ma quella della mia patria che ha mandato i propri figli a combattere per la Pace.”

     


    Sulla sua lapide fu scritto:

     


    Jason McRyan J.


    MILWAUKEE - BAGHDAD

    16/06/1983  04/04/2003

     


    Medaglia al Valore Militare,

    tipico esempio di eroismo e

    di altruismo, perisce in difesa

    del compagno ferito.

    Per sempre nei nostri cuori.

     

     

     

    Scrisse questa lettera il giorno prima di morire, non ebbe il tempo di spedirla alla povera madre che la lesse consegnatale dal suo primogenito, il compagno per cui Jason si sacrificò.

     
  • 19 aprile 2006
    Solo nelle Tenebre

    Come comincia: In una fresca sera di aprile, passeggiavo, un po’ allegro per gli effetti dell’alcool, tra le piccole vie di uno squallido sobborgo londinese (ancora oggi non capisco come ci ero capitato...).
    L’illuminazione era molto scarsa, i lampioni quasi inesistenti e nell’aria un odore acre di rifiuti. Ormai del tutto senza orientamento, imboccai l’ingresso di un piccolo vicolo quasi del tutto privo di luce, oltre a me solo un raggio di luna ebbe il coraggio di inoltrarsi lì.
    In lontananza misi a fuoco una sagoma nera che si muoveva ondulante, ma non riuscii a vedere altro, fino a quando, a causa del liquore, ebbi un giramento di testa, persi l’equilibrio e caddi sopra un bidone dell’immondizia, provocando un rumore tanto forte che mi spaventai. Mi ripresi per un istante, la mia attenzione si era spostata ad un insieme di rifiuti e liquami che mi si erano riversati addosso. Non mi resi conto però, che quella losca figura che ondulava a meno di dieci metri da me, non c’era più, almeno non era più dove la vidi per la prima volta. Non ebbi neppure il tempo di guardarmi intorno, che mi sentii soffocare e con gran forza, afferrare al collo. In un istante ripresi coscienza, ero sollevato da terra, con una mano stretta al collo. Aprii gli occhi, vidi tutto annebbiato, il mio cuore pulsava, mi mancava il fiato, la stretta mi permetteva a mala pena di respirare. Cercai di focalizzare cosa ci fosse davanti a me, ma vidi solo una figura scura, occhi rossi, un mantello. Alle mie orecchie giungeva il suono del mio respiro, e poco dopo una voce mi fece trasalire… profonda, cupa e penetrante… entrava nella mia testa e rimbombava come una eco: "Ti aspettavo. Diverrai mio servo".
    Il dolore al collo si fece intenso, mi mancò di nuovo il respiro, persi i sensi…

     
  • 10 aprile 2006
    Racconto immaginato...

    Come comincia: “Sai, ci sono delle volte in cui non mi fermo solo al sangue… alcune volte strappo il cuore e me ne cibo, lo strappo via dal petto quando è ancora pulsante, caldo e tremolante, così da sentirne ancora i battiti all’interno del mio corpo.”

    “L’altra sera mi cibavo di lei, quando ebbi finito la fissai negli occhi, lì nel collo aveva i segni del mio banchetto e con un filo di voce mi chiese di renderla mia pari… non lo sopportai… non ne era degna, le staccai la testa e la lasciai in pasto ai lupi.”

    “Ero appena fuggito da un branco di lupi quando mi resi conto di essermi addentrato troppo nel suo territorio, riuscii a confondermi con la notte e fare delle ombre un luogo in cui nascondermi. Non mi trovò, ma quella notte rischiai parecchio. Lui era li e io sentivo la sua presenza.”

    “Non mi era mai capitato prima… scese dal cielo stellato come un angelo, anzi era un Angelo… le ali risplendevano di luce, che mi costrinsero a lasciare il mio pasto per nascondermi nel buio. Gli si avvicinò e lo prese per mano. Insieme volarono nel cielo nero e io rimasi inebriato da quella visione celestiale. Un angelo, a tanto erano arrivati lassù.. ora un angelo mi da la caccia…”

    “Mi ritrovai nuovamente di fronte a quella creatura celeste, io demone della notte, fissai negli occhi un angelo. Ci scrutammo… poi scattammo e le lame delle nostre spade fecero scintilla. I colpi si libravano rapidi ed impercettibili. Nessuno feriva. Lama bianca contro lama nera. Ebbi modo di fissarla ancora negli occhi, piangevano amore…”

    “Una cosa mi porto dietro da ormai secoli, il significato di amore… quando lei mi fu portata via dai lupi giurai vendetta. Ed ora, sono qui più dannato dei miei nemici… in fuga dalla luce del giorno, mi nascondo nell’ombra.”

    “Sono vicini, ne sento la presenza… gli angeli non sono dotati dei nostri stessi poteri, quindi stai attenta, potresti farti male, i lupi sono pericolosi e forti.”

    “Mi svelò la sua identità… un angelo, era potente e come me aspirava a aumentare la sua forza..”

    “Lei voleva comandare il cielo, io gli inferi… ci alleammo e così fecero i nostri nemici.”

    “Insieme riuscimmo a decimare le armate del cielo e degli inferi, eravamo così forti che per noi si risvegliarono forze sopite da ere…”

    “La morte non era un problema, morti lo eravamo già stati in vita. Ora siamo in uno stadio extravita nel quale l’unico nostro scopo è quello di accrescere la nostra grande potenza.”

    “Conosciamo tutti i segreti degli uomini e degli dei… nulla ci potrà fermare.”

    “La nostra potenza superava le stelle e ci accorgemmo di aver commesso un errore tremendo… io e lei cedemmo alle brame dell’amore.”

    “Decidemmo di punto in bianco di abbandonare tutto il nostro potere e di ritornare a vivere nella Terra, nascosti, per quanto possibile, tra gli uomini… braccati dai cacciatori.”

    “L’amore indebolì i nostri poteri, ma infuse poteri alle nostre anime, ci rese coscienti dei nostri errori, capimmo dove sbagliammo.”

    “Usammo i nostri poteri per l’ultima volta, per ripristinare l’ordine naturale delle cose… ma la forza sprigionata ci allontanò… ora vago nel tempo e nello spazio… alla sua ricerca…”