username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 07 dic 2005

Franco Maffiodo

11 settembre 1965, Borgomasino (TO)

elementi per pagina
  • 02 settembre 2016 alle ore 12:25
    L’ora muta

     
    L’ora più ferma
    e muta
    ha il sentore macerato
    della città nascosta.
    Tiepida e dappresso umida,
    figge la notte
    nel limbo delle stagioni. 

     
  • 02 settembre 2016 alle ore 12:23
    Fuochi a San Lazzaro

    Il cancello di ferro
    un tempo battuto
    più volte sbattuto
    ora divelto
    spera nel fuoco
    che brucia il castello.

     
  • 23 agosto 2016 alle ore 20:45
    haiku

    stelle d'agosto
    sui villaggi di mare
    cosmi gemelli

     
  • 23 agosto 2016 alle ore 19:46
    Arpe di pietra

    Suoni celesti
    dalle anse valligiane
    acque di Ripa e di Dora
    arpe di pietra.

     
  • 29 gennaio 2016 alle ore 22:46
    Tecnica mista (ex via Po)

    Una primavera bruca nella piazza
    e sorge un secolo fra due insegne.
    Galleggia nell’alba
    qualche colore, scopre vie di fuga
    dimenticate dagli sguardi.
     
    L’ora meno calda mescola caffè
    e pagine voltate.
    Altre frasi sparse sul bancone,
    sgranano un futuro prossimo
    di sigarette fumate fuori,
    freni sui binari, versi d’ungulati.
     
    Miagolano delle porte,
    qualcuno, fermandosi, finge dei ritratti. 

     
  • 30 novembre 2015 alle ore 11:02
    Nuova

    Senza punti sospensivi
    o d'altra fattura
    senza suture, dunque,
    sei la donna col peplo
    e un resto avvolgente
    di capelli e di miraggi.
     
    I piedi senz'altro nudi
    dalle caviglie allo smalto
    segnano col rosa
    delle loro certezze
    la riva, i sali
    le tracce ramificate
    di acque incomprensibili.

     
  • 30 novembre 2015 alle ore 10:42
    Macina d'olive

                             è il colpo secco quello che fa orrore
                             non già l'evanescenza il dolce afflato del nulla
                                                Eugenio Montale

    Mero fantasma sdrucito,
    lembo di vuoto,
    ovvio scarto di mistero,
    se ti affronto con fiero cipiglio
    chi è il fuggitivo,
    chi si colma d'orrore
    nel suo lacero panno
    unto dalla macina d'olive
    scampando appena di un soffio
    all'ingranaggio natale
    al rigurgito della vita?
     

     
  • 18 novembre 2015 alle ore 22:34
    Venerdì 13

    Oggi
    ho appeso l’anima
    a un nido di vespe.

     
  • 11 settembre 2015 alle ore 21:41
    Hojo

    Nella notte limpida
    il profumo del tè,
     
    nel fondo della tazza
    il cielo stellato.

     
  • 27 luglio 2015 alle ore 21:56
    Colonne

    [Essendo tutto compiuto, Salomone diresse i lavori del tempio con l’assistenza di tutti i maestri; e tutto tornò alla pace. Elifas Levi]

     
    I due gelsomini
    hanno grovigli nudi
    nell’inverno
    e di norma altri nomi.
    Oggi sono loro Boaz e Jachin
    nel nostro tempio.
    Il basculo per nuovi gatti
    muove nelle correnti;
    il sole apparecchia tavole 
    nel sottobosco.
    Un fantasma umido
    vaga sulle cime bonarie
    qui, d’intorno.
     
    Non siamo soli neppure
    in questo universo domestico.
    E se anche fosse…
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    14 febbraio 2014

     
  • 20 luglio 2015 alle ore 17:15
    L’ossidazione dei contorni

     
    Ci si sveglia già smessi
    come filobus snodati
    aspettando l’ossidazione dei contorni
    e il friggere al sole, tiepido
    e impercettibile,
    dell’olio sfuggito dai rabbocchi.

     
  • 20 agosto 2012 alle ore 8:16
    Fra terra e vento

    Poche gocce sul lastrico sconnesso
    mutano il prospetto del mattino
    e dalle umane impronte, sulla sabbia,
    esumano la tomba antica del silenzio.

    Oltre il corrimano l’esile glicine,
    conteso fra terra e vento, accoglie
    le prime fluide spezie delle nubi
    e par sua la vera gioia, primitiva,

    non la mia negoziata, stretta,
    accantonata nella comune stagione,
    piegata nell’orizzonte speculativo,
    versa a una più solida cagione.

     
  • 08 febbraio 2012 alle ore 1:44
    Geometrie

    Non vado da qualche parte
    giro solo l’angolo
    non so di quanti gradi
    lo giro e basta
    e se incontrerò me stesso
    varranno tutti i postulati più arditi
    tutte le più folli geometrie.

     
  • 19 febbraio 2007
    Mons Neptunius

    Ha sbagliato strada
    mi dissero sull’Agro Pontino.
    Non convinsero me
    e nemmeno Ulisse:
    il fumo c’era, alto
    e s’era Circe nel suo palazzo
    o l’arrosto nella contrada,
    era comunque il segno
    che la retta via
    era quella  scelta dall’Odisseo
    e così dal turista presuntuoso
    e non quella smarrita,
    mille volte additata
    e dipinta sulla mappa.

     

    17 marzo 2006

     
  • 13 gennaio 2006
    Calabria

    Mi affaccio all’attesa

    prospettiva.

    Allora una lecita foschia

    nel caldo fondo d’agosto

    ci permise comunque

    di frapporre Stromboli

    tra noi e un tramonto,

    ma quest’inverno

    infonde la letargia

    in colori e forme

    e pedante e violento

    si ripete nella risacca.

    Nemmeno un cenno,

    un balbettio di luce,

    un vaneggiare da miraggio.

    Getto lo spillo del ricordo

    e perso il profilo delle isole

    attendo il tuo

    per scendere dal treno.

     

    da Noci di macadam - Penna d'autore - Febbraio 2007

     
  • 07 dicembre 2005
    Prestito

    Certo

    te la posso dare

    una mano

    ma t'avverto subito:

    l'interesse è forte

    una falange al giorno

    staccata col rasoio.


    Tratta da Orizzonti salcati - 1988 Pentarco Ed.

     
elementi per pagina