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Autore

Gabriel Garcia Marquez

in archivio dal 10 ott 2002

06 marzo 1927, Aracataca - Colombia

17 aprile 2014, Città del Messico - Messico

segni particolari:
Ho preferito esiliarmi volontariamente in Messico e Spagna piuttosto che sottomettermi al governo assolutista del mio paese. Nel 2009 ho ricevuto il Nobel per la letteratura.

mi descrivo così:
Un giornalista in prestito alla letteratura che non ha mai dimenticato le proprie origini professionali.

01 luglio 2011 alle ore 8:09

Cent'anni di solitudine

di Gabriel Garcia Marquez

editore: Mondadori

pagine: 406

prezzo: 8,07 €

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"Cent’anni di solitudine" lo si può abbandonare alla terza pagina oppure amarlo dalla prima parola, da quell’inizio che è già proiettato in futuro e avvolto in un alone di misteriosa anticipazione. Io ho attraversato entrambi i momenti, abbandonando il libro per riprenderlo anni dopo e amarlo come merita.
La magia irrompe prepotente – eppure con passo naturale  –  all’interno del quotidiano, con i morti che si aggirano fra i vivi e i presagi che vengono vissuti con la tranquillità di utili indicazioni. I personaggi si susseguono con nomi ripetuti, dal bizzarro José Arcadio che, novello Mosé di un Nuovo Mondo dove tutto pare funzionare secondo leggi sovvertite, parte alla testa di un drappello di uomini alla ricerca di una Terra non promessa, fino all’ultimo discendente che mette fine ad una stirpe segnata dalla solitudine.
La solitudine è esplicitata come carattere dominante della famiglia Buendía, e metonimicamente dell’umanità tutta, in un romanzo in cui avvenimenti e personaggi sono fortemente simbolici fino a costituire un campionario dell’umanità, delle sue caratteristiche, della sua forza e dei suoi difetti. L’amore è, come sempre per García Marquez, venato di follia e di ossessione, indissolubilmente legato alla sofferenza e persino alla morte. Una forte carica erotica è presente in tutto il libro, e si coniuga spesso all’elemento di dismisura favolosa o fiabesca che costituisce un altro tratto costante del romanzo. La ripetizione ossessiva dei nomi all’interno delle generazioni è un elemento che enfatizza il senso di circolarità del tempo e il carattere di predestinazione associato alla parola. Nomen omen, sembra saperlo Ursula quando considera che tutti gli Aureliani della famiglia hanno un temperamento più riflessivo e deciso, mentre i José Arcadio sono più impulsivi. Ursula incarna il collante di una famiglia che tende a disperdersi parallelamente al suo sfibrarsi di vecchiaia.
L’occhio dello scrittore abbraccia un intero secolo di solitudine in una narrazione neutrale, senza traccia di riprovazione o giudizio alcuno, senza chiedere al lettore empatia o identificazione, ma piuttosto il riconoscimento di tratti caratteristici dell’umanità, che si trovano distillati all’interno di quel microcosmo simbolico che è Macondo. 
La prosa di Marquez fiorisce rigogliosa e naturale come la vegetazione tropicale, storie ed incisi germinano l’uno sull’altro con una prolificità spontanea che affascina e tiene incollati pagina dopo pagina. 

recensione di Alessandra Gorlero

Commenti
  • Paolo Fiore E' paradossale come ogni autunno del patriarca rinchiuda sempre più il generale nel suo labirinto ma non basta a farlo capitolare correndo il rischio di condannare un popolo ad altri cent'anni di solitudine

    23 gennaio 2012 alle ore 7:04


  • Katia Guido Cent'anni in una pergamena gitana. Márquez c'è riuscito di nuovo. Con una storia poeticamente surreale ci porta pagina dopo pagina a scoprire la storia di una famiglia che per cent'anni vive a Macondo, un paesino sperduto nel nulla, che nasce, fiorisce, tribula e muore in cent'anni assieme alla famiglia dei Buendía. Una stirpe di Auerliano e Jose Arcadio, legami e amori impossibili, guerre e morti violente o inspiegabili. Una lingua, quella di Márquez che sembra un canto. Una lirica delicata, violenta, passionale, mai volgare. A tratti complicata e prolungata, ma che finisce con un suono accompagnato da un'ultima strofa, che risvegliano l'anima.

    30 giugno 2012 alle ore 11:59


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