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Autore

Giacomo Salvemini

in archivio dal 25 ago 2008

27 febbraio 1946, Manfredonia

30 ottobre 2008

Lucinda

Non amarmi finché non avrai amato te nel mio cuore
I tagli delle fronde falciano sporadici cieli
Gioca alla corda il ramo e la foglia s’ubriaca di beccheggi tra i petali dei tuoi capezzoli
Accesa è l’aria tra il bagnato del tuo fiore di campagna ove stellina s’inzavorra d’avena

 

Ho respirato la polvere della luna dal tuo fiato la quinta decima prima della pasqua
Nebulizzami il tuo aerosol in un bacio fuori dal recinto il cui lino ci avvolge e ci regge in amore
Entrami quando vuoi purché lubrificata escimi quando vuoi purché illuminato del tuo fondo
Il mio potere è in te d’aprire il percorso tra il cespugliuto raso-nero e il rosa per ricreare la parola

 

Degusta la moda un andare e tornare del modo che impaura la penna
Oh lo scrivere di te è sfondare calotte glaciali né rompighiacci
Hanno lame taglienti da ferire banchise ov’io ho lasciato il verbo a macerare
Lascia la groppa passeggiamo a piedi nel prato ove venere corteggiò adone

 

Vedrai saltare i pesci dal mare sulla tua criniera d’equilibrio leone-leone
Vedrai suonare il vuoto nel concreto oh io nella confusione

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