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Autore

Giacomo Salvemini

in archivio dal 25 ago 2008

27 febbraio 1946, Manfredonia

02 ottobre 2008

Per Irne

Quante frustate ha dato il mare allo scoglio ferite contesse nel maestrale
Sono nelle ventose dei tuoi capezzoli al sale del mio mare
Oh mia torcia hai fatto la coda non riesco a stringerti troppo è nel mio petto frattura
Il tempo mette in scena questo cranculus d’emozioni in attesa l’umidore strangola

 

La brina tra il tuo inguine aprimi le vene lascia uscire dal delta il miele
Spremi i seni alla luna così da allattare nella calura la bocca arsa
Che tu hai lasciato scorrere mio rinnovellamento d’amore
Sei leone sei colomba non so più se trafiggerti o accarezzare le tarpate ali

 

Non volare oltre il sentiero del vento o in una galleria di stelle
Non saprei arrivarti se non col mio verso selvaggio dimmi tutto l’udibile
Cura questa meteora in me malata oppure lasciami nel conato di un attimo
Sotto il ponte di una notte mi saprò rifugiare in  un’ombra

 

Sono in una proiezione di sogno reale contessa dimmi se la mia ansia è scomparsa
I tuoi baci mi pugnalano quando li sento schioccare nel mio fianco non sono io

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