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Poesie di Gino Ragusa Di Romano

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  • 31 maggio 2010
    Italiano

    O italiano, che sai ben parlare,
    ma ad agire non ti sai spronare,
    delle tue pene non accusare l'altro,
    volpone o lupo sempre scaltro.
    Tu stesso, infatti, accordi la fiducia
    a coloro che ti tolgon la camicia.
    Il giorno, in cui c'è la votazione,
    tu voti senza nessuna riflessione.
    Quel giorno di baldoria sembra festa,
    invece, è foriero di venti di tempesta.
    Sii cosciente e responsabile, italiano,
    vivi da uomo e non da cortigiano.
    L'Italia è pregna di deputati e senatori,
    vere sanguisughe e tenaci roditori.
    Come vedi, la tua terra va in rovina,
    perchè costoro fanno ognor rapina
    e tu, italiano, per la tua noncuranza
    rendi servo te e la tua discendenza.

    Dal mio libro: SPERANZE E DELUSIONI 
    Pellegrini Editore -  Cosenza 2007

  • 24 maggio 2007
    Il cancro d'Italia

    In Italia si propaga l'infezione
    che ha nome raccomandazione.
    O cittadini di questa nobil terra
    al maligno tumore fate guerra.
    Come bestie da soma siete oppressi
    da governanti falsi ed indefessi.
    Tutti notate questo doloroso stato,
    ma, inerti, vi abbandonate al fato.
    Solo il codardo, rassegnato, attende,
    mentre la cancrena rode e si diffonde.
    Muovetevi contro codesti lestofanti,
    che, seppur marci, si ostentano santi.
    Giovani onesti di questa bella Italia,
    strappatevi il velo che vi ammalia;
    spodestate i vili e tutti i parassiti,
    che celebrano alla Frode i loro i riti;
    state lontano dai predetti criminali,
    portatori di virus con proprietà letali.

    Dal mio libro:  PATEMA
    Gabrieli Editore - Roma 1971
     

  • 24 novembre 2006
    Le mie lacrime

    Le mie lacrime
    sono il pianto eloquente del cuore,
    al loro posto ho messo le note
    ed ho ascoltato l'inno al dolore;
    al suono poi ho dato parole
    ed ho cantato alla mestizia il suo canto.
    Ma come il ruscello che lima la pietra,
    che da selce poi splendente diviene;
    così, le mie lacrime ignote e silenti
    hanno terso la mia anima ognor.

    Da  " Accenti d'amore e di sdegno "
    Pellegrini Editore - Cosenza 2004

  • Deserti di ossa e dune di teschi,
    occhiaie vuote e denti digrignanti
    di forte rabbia per una morte orrenda,
    deliranti nelle fosse gridano il dolore
    e dai roventi forni le vermiglie fiamme
    sputano al vento l'eloquente cenere
    d'un olocausto truce e immotivato.
    Come il canto degli uccelli in gabbia,
    che tra le gretole cinguettan di mestizia;
    così, o fratelli, la vostra nenia veemente
    sale dalle oscure tenebre sotterra
    e tuona tra i lampi, mentre il ciel imbruna.
    L'aria di morte di sudore è pregna
    d'antiche ansie, di pene e vilipendio,
    che offendono ancor l'esser umano.
    Le mie lacrime di sangue raggrumato
    son parole d'amore dette al vento,
    mentre mi spezza l'animo l'affanno.
    Niente mi resta, se non col capo flesso
    pregar per voi senza obliar giammai,
    perché i campi spinati e i crematoi,
    sensali a forza del ceto scellerato,
    nella fredda quiete ancor singhiozzano,
    nolenti d'iscenar sì grave lutto.
    Pensate, o uomini, a ciò che la storia scrive
    ed accendete i forni per bruciare i semi,
    che son flagelli dei destini umani.
    Forse la storia non è magistra vitae,
    ma accademia per tanti delinquenti,
    che insegna spesso a vincer le partite,
    annientando gli onesti concorrenti.
     
    Da  " Accenti d'amore e di sdegno "
    Pellegrini Editore Cosenza 2004
    Dello stesso autore  " Patema " Gabrieli Ed. Roma 1971
    Albatros Ed. Roma 1976 e Ursini Ed. Catanzaro 1978
    "Miele e fiele " Ursini Editore Catanzaro 1993
    "Speranze e delusioni" Pellegrini Editore - Cosenza 2007
    "Lacrime e sorrisi" Pellegrini Editore - Cosenza 2014
     

  • 14 marzo 2006
    La vita

    Una lunga attesa è la vita,
    si attende e non si sa che cosa,
    si attende e non si sa perchè.
    Sarebbe più giusto contentarsi:
    c'è poco da sperar su questa terra,
    per molte noie, poche son le gioie.
    La vera felicità ha corte l'ali
    e poche cose ci sono di piacere.
    Tutto è rimpianto e tetra delusione.
    Per sentire meno questa sofferenza,
    viver conviene sempre d'illusione:
    la luce che illumina ogni cosa;
    quand'essa va via tutto si oscura,
    non splende più la natura intera.
    L'illusione per l'uomo è luce viva,
    fiaccola perenne ed eterna diva.
     
    Dal mio libro " Miele e fiele" Ursini Ed. Catanzaro 1978

  • 14 marzo 2006
    Sogno

    Ti penso.
    Nel silenzio ti penso
    e spero che tu mi appaia, viva.
    Sento un fruscìo, mi volto...
    mi fermo, per avere più silenzio.
    Ascolto
    e più intensamente ti penso.
    Ti vedo, sei vicina a me,
    mi sorridi con gli occhi
    gonfi di lacrime,
    mi inviti a ripensare,
    a ricordare i trastulli
    di un tempo lontano, felice!
    L'estasi è rotta
    da uno stormo di uccelli,
    lieti nunzi di belle giornate.
    E splendida giornata è questa
    che mi riempie il pensiero di te.
     
    Dal mio libro "Patema"  Gabrieli Ed. Roma 1971
    Albatros Ed. Roma 1976 - Ursini Ed. Catanzaro 1978

  • 08 dicembre 2005
    L'uomo

    L'uomo
    non vive d'amore,
    nè di comprensione,
    ma
    di effimero potere
    e di sopraffazione;
    uccide
    il suo simile
    l'uomo,
    poi
    con un fiore
    al feretro
    ostenta dolore.

    Dal mio libro  "Accenti d'amore e di sdegno"
    Pellegrini Editore -  Cosenza 2004