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in archivio dal 23 mag 2006

Giorgia Blasi

30 maggio 1974, Roma
Mi descrivo così: Silenziosa

elementi per pagina
  • 15 febbraio 2007
    Sola

    Sola rinasco...
    quasi banalmente dimentico la vostra voce
    puro il mio giorno
    puro il mio silenzio
    con troppe ferite il vostro orecchio.

    Mi distendo nel corridoio del tempo
    come se dovessi voltarmi per capire
    come se dovessi generarmi per nascere.

    Vado dondolando.

     
  • 28 dicembre 2006
    Si dice, si evolve...

    Si dice, si evolve...
    parole che grido nel mio petto vuoto.
    Sognando e sbandierando un sorriso,
    mi fingo vincitrice e salvatrice.
     
    Si dice, si evolve...
    piove una voce che umilia,
    volevo smarrirmi e  dipingermi in una tela di infiniti suoni,
    volevo  inaugurarmi come una certezza pellegrina.

    "Parola di amore", "amore",
    in un mio verso  ti immortalo,
    senza chiamarti ti sconfino...
    ti improvvisi nel mio ciglio che sbatte violento,
    come un tramonto ti affoghi dolcemente,
    luminoso  mi dici "siamo".
    "Tempo di amore", "amore",
    la tua forma non ha senso
    preme tutto cio'che hai rovesciato nel mio cuore
    un tempo che non passa,
    uno stagno dove la pietra  rimbalza,
    un riposo senza lenzuola,
    la memoria dove  tutto è eterno.
    La paura non mi distoglie,
    dietro il mondo di tale calore il mio mondo perde distanza,
    si colma e  si richiude in un volo.

    Si dice, si evolve...
    pallido sguardo segreto che si infuria e si dilegua
    la "volta prossima" non mi attende, ormai contemplo...
    scorro la mente, rimane una sola stagione in cui l'alba
    è il tramonto, sostanza dell'amore.

    Si dice, si evolve...
    folgorarsi del nulla e meravigliarsi del tutto.

     
  • 05 dicembre 2006
    Indomabile

    L'occhio si azzitta con naturale sicurezza...

    mi specchio e non mi vedo

    non mi specchio e mi osservo,

    un petalo di fiore indomabile.


    Sogni liquidi su spalle stanche si levano pieni

    nei loro profili avvoltoi ed angeli

    un qualunque  giorno fa ombra.


    Per offrirmi mi devo incollare,

    per non offrirmi mi devo inchiodare,

     ...un soffio di cristallo.


    Il bimbo acerbo sbiadisce in disaccordo con il corpo,

    sussulta non appena mangia memoria,

    una fine limpida.


    Le labbra fuse sulla nota fissa nutrono di digiuno la reazione.


    Ciò che non sento non vedo,

    ciò che sento non dico.

     
  • 14 giugno 2006
    Saluto e ringrazio

    Saluto e ringrazio...


    vi siete spolverati ed io dileguata.


    Finisco di dire e poi mi addormento...


    non tramuto per spaventarvi e


    non rabbrividisco per scolpirvi.


    Mi siete tutti cari,


    sembrate genuini e vergini


    ed io non misuro collera con sguardi.


     


    Saluto e ringrazio...


    non ora, ora è ancora non ora.


    Ho una cravatta e una giarettiera


    e mi siedo con un sorriso sognatore,


    il mio sorriso signore del piacere.


     


    Saluto e ringrazio...


    questo il mio fine.

     
  • 24 maggio 2006
    Mi confesso

    Volevano piacere i cinque benefattori della carne

    volevano proferire, impoverire e calpestare...

    chiesero clemenza nel momento in cui tutto sembrò ovvio,

    come un’asprezza di un vinto che non ha una valle su cui scivolare

    come l'appassire di un fiore morso da un vento maturo.

    Giudizio, attentato nell'immagine, patria della speranza...

    il maestro della vita, che precipita e rotola e rotola

    come goccia vuota all'interno e piena nel profilo,

    e mi disperde e mi arriccia nel pensiero.

    Gela il mio cuore,

      terra in cui nessun chiodo fu scardinato

    in cui nessun ghiaccio fu sciolto,

    in cui nessun disegno fu cancellato...

    e solamente il mantello del mio sguardo mi può coprire

    senza temere che i colori mi possano illuminare

    senza temere che l'anima mi possa cullare.

    Soffice il nome che devo scolpire,

    mite l'odore che devo fondere...

    altero tutto il sottile, vivendo senza togliere e rinunciare,

    anzi sposo me stessa,

    contro l'ira e la preghiera,

    impastata tra gli infiniti veli mi tingo come il cielo,

    affondo come un'alba e apro il mio cuore

    e ardente mi brucio in questo mio confessare.

     
  • 23 maggio 2006
    Rancore

    Violentemente un improvviso e prepotente rancore…

    esternamente silenzioso e ipocrita,

    nella superficie polverizzato e fugace,

    nel respiro pungente e nauseante,

    rimbombante e stonato con il pulsare del muscolo regale

    (il cuore che mia madre non riuscii a trattenere).

    Sbadatamente mi ritrovo a testa china più muta dello stesso silenzio,

    senza pugnali, senza fiori…

    in equilibrio, in punta di piedi sul mio stesso dito eretto per mandarmi a fottere.