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Autore

Giovanna Stori

in archivio dal 13 gen 2013

10 gennaio 1973, Capri (NA)

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03 febbraio 2013 alle ore 9:51

La fata di ferro - Terza puntata

Intro: La fata ormai padrona della situazione, disegna la trama della sua perversione riguardo il destino della principessa Alba.
Mai aveva posseduto tanto potere tra le mani burrose.

Il racconto

6

L’estate torrida scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiave dello stesso desiderio.Anche l’autunno, con la sua dolce pacatezza, invitava i loro corpi a scrutarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione.L’inverno freddo le teneva vicine, pelle contro pelle, sotto un’unica coperta, profumata di piacere.A primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate più che mai: il momento migliore, per affondare le bocche nell’altra, manipolandola fino a quando dalla corolla, intensamente profumato e dolce come il miele, si decideva a sgorgare l’acqua di rose dell’amore.E così, mescolandosi l’una nell’altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell’amore avvincente e perverso.Alba cresceva e imparava.La Fata di Ferro provava un intenso languore, facendole fare una parte dominante rispetto al possesso del suo corpo maturo.La principessa oltre ad amarla si divertiva a giocare con lei e a tiranneggiarla.Spesso la fata non desiderava nulla da lei, ma si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, da schiava.Il suo omaggio servile partiva dai piedi di Alba.Poi la massaggiava, la baciava fino all’estremo, lasciandola poi riposare sotto il suo abbraccio materno.Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature.Prima concedette tutto di sé … poi iniziò anche a cercare il gusto del possesso.Le insegnò tutti i giochi e le furbizie; le permise di usare oggetti erotici, per imparare come si faceva a dare virilmente piacere a una donna.La principessa giocava e sperimentava. Amava prendere la fata, da ogni parte, godeva a vederla ricevere le sue spinte penetranti, in ogni suo meandro.La donna godeva dell’ingenuità di Alba, ogni giorno più provata, più curiosa, più smaliziata, nella ricerca sfrenata della passione. La fata, adesso, prendeva piacere dalla sua discepola.Di notte, poi, la fata, più matura e scaltra, sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterne godere l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni più inconfessabili, servendosi di quel corpo, tenero e giovane, e di quella mente fertile e incantata.L’aveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico più potente.Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite complicate... La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Nonostante avesse intuito che, in quella casa di marzapane, avveniva qualcosa di più che il solo sorbire del tè con i biscotti.Ma tutto era tranquillo, grazie a quel rapporto tanto speciale. L’amica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta e, lei, era più libera e spensierata che mai.Andava bene così. Indagare sarebbe stato inutile e anche impegnativo.

7

Nicole la stava accogliendo, soffrendo, ma decisa.Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione.Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate.Aveva fatto tanto per convincere Flora a farle provare la passività più segreta, dopo che lei, la piccola Nicòle, le martoriava, da anni, ogni parte.L’oggetto con cui si aiutavano era grosso, molto spesso ma non troppo lungo. E quando lo indossava, Nicòle non dava tregua alla sua amica.Flora riceveva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di Nicòle per il suo piacere.Così ci aveva impiegato del tempo per permetterle di esprimersi fisicamente su di lei.Ecco perché Nicòle subiva senza lamentarsi gli attacchi, costanti e feroci, della sua matrona. Aveva chiesto e, finalmente, aveva ottenuto.La ragazza aspettava che la furia sbollisse, perchè dopo averla attaccata da dietro, Flora, come fosse pentita di avere abusato di quel forellino roseo, la curava.Si metteva alle sue spalle con una delicatezza la ristorava dopo la carica che lei stessa aveva portato a segno.Quando finirono, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, Nicòle manifestò tutto il suo disappunto:- Ma insomma … è bellissimo farlo, ma perché non posso far l’amore secondo natura? Sono una donna ormai. –Flora sogghignava, divertita, e le rimostranze della ragazza divenivano sempre più accese …- Piccola mia, ma tu ti senti pronta? Sei decisa? – le chiese inutilmente – Lo sai che la verginità è qualcosa che una volta perduta non potrà mai tornare! – continuò materna – Se la perdi non puoi più riacquistarla? Ci hai pensato bene? Lo vuoi davvero?–- Uff … ancora con queste sciocche storie? – sbottò Nicòle – io ti amo e voglio farlo con te. Cosa dici sempre? Va fatto con amore! – alzò la voce – Ecco io lo voglio fare, con amore, e con te. Punto! -Flora le accarezzò i capelli e la fissò negli occhi intensamente; in quei momenti sembrava volesse scavare dentro la giovane, per capire davvero cosa provasse.Poi con occhio scaltro disse: - E va bene, ma ci vuole un uomo … un ragazzo! Non esiste perdere la verginità con un coso artificiale. Dovrà essere un evento … un piacere indimenticabile. – poi rivolta a Nicòle – Ma pensaci bene … non ce l’hai un bel ragazzo che ti corteggia? Fallo con lui, no? – disse con malcelata furbizia. Sapeva perfettamente che la giovane dipendeva totalmente da lei, anima e corpo.- No … non mi interessano! Non li voglio. Voglio essere tua e basta! –- Vai a fare la doccia, amore … dopo ti faccio vedere una cosa. –Ma poi telefonò la madre di Nicòle per portarla con sé a fare compere e il discorso rimase in sospeso.Pochi giorni dopo, una domenica, Flora invitò Nicòle a sedersi sul divano per farle vedere qualcosa alla TV. Fece partire un filmato e poi si sedette al fianco di lei senza dire altro.Dopo poche, inutili scene, la ragazza si rese conto che quello che stava guardando era un film porno.Tutte le scene si svolgevano tra tre persone, due donne e un uomo; non sembravano attori professionisti, ma forse era solo un trucco.Flora cercò di mantenere un atteggiamento rilassato e distante, mentre cercava di attirare l’interesse della ragazza sulle varie operazioni possibili tra i partecipanti.Nicòle guardava estasiata, attratta soprattutto dalla vista del membro maschile.A un certo punto la ragazza le chiese se aveva esperienza di rapporti orali.– Ma certo – disse lei!- E com’è? – chiese Nicòle curiosa.- Com’è … com’è? E’ particolare. Non ha un sapore speciale, però è particolare. –continuò – è caldo e odoroso. Lo senti, è … piacere ... liquido. –Mentre conversavano e guardavano, ognuna per sé, iniziarono a toccarsi, come un gioco simmetrico da praticare contemporaneamente.- Il prossimo week end – disse Flora con la voce ormai provata dall’emozione – chiedi a tua madre il permesso di stare con me. Inventa una scusa. Io ti farò conoscere un mio amico. Che ne dici? -- Si ... sarebbe meraviglioso ... voglio provare … - la guardò complice e dolce – ti prego! -

8

Il sabato si incontrarono al centro commerciale.Non era raro che Nicòle, per un motivo o per un altro passasse qualche giorno insieme a Flora. Qualche volta erano anche state in viaggio insieme.La madre della ragazza, anzi, fu felice della proposta. Ne avrebbe approfittato per un breve viaggio al sud, per controllare la casa al mare, abbandonata da mesi.Tra le chiacchiere e i saluti, Flora già pregustava ciò che sarebbe accaduto, mentre una sensazione di calda eccitazione si impadroniva di lei… stava vivendo il periodo più entusiasmante della sua esistenza.Quella posizione di istitutrice, la totale disponibilità della giovanetta e la sua versatilità sessuale la rendevano costantemente desiderabile.La fortuna le aveva fatto incontrare in quel periodo anche un ragazzo, quasi dieci anni più giovane, leggermente tonto, però a letto era un toro instancabile.Era uno studente e abitava in una stanza presa in affitto presso una famiglia di anziani a pochi isolati dalla sua villetta.Una volta gli aveva dato un passaggio e successivamente gli aveva chiesto qualche favore: lavoretti in casa di poco conto e per questi lavori gli riconosceva una piccola paga e qualche regalo.Una sera lo aveva invitato a restare per vedere un film con lei sul divano.Da allora tra lei e Marco, così si chiamava il giovane, si era instaurato un bel clima per i rapporti  occasionali, senza coinvolgimenti sentimentali.Ogni tanto, specialmente all’inizio del lungo rapporto con Nicòle, dopo gli estenuanti pomeriggi di toccamenti e di eccitazione trattenuta nella pancia, chiamava il ragazzo non appena la fanciulla era andata via. Poi lo aggrediva, letteralmente, soffocandolo con la sua voglia e le sue esigenze di donna, trattenute nell’animo nei lunghi pomeriggi di “tortura”. Sfogava sul giovane, che certo non si tirava indietro.Dal suo canto, lui non provava particolari sentimenti per quella donna più grande e molto maliziosa, era la prima, vera, avventura, dopo le classiche esperienze da fidanzatino diciottenne.Si riteneva molto fortunato: solo e lontano da casa, aver trovato una specie di amante di quel calibro, gli permetteva una vita felice e spensierata, per pensare a studiare senza grilli per la testa.Non era un “superfigo” e le ragazze all’università non facevano la fila per lui … trovarsi una donna avrebbe richiesto molto impegno.Poi magari si sarebbe ritrovato innamorato e disarmato dinnanzi a quel sentimento, perdendo di vista la sua carriera universitaria.Invece questo rapporto, appagante e piacevole, gli permetteva di avere libertà e sesso e, magari, anche qualche soldino in più.Ecco perché Marco, a Flora, non diceva mai di no.A mezzogiorno come d’accordo il ragazzo si recò all’appuntamento, davanti al McDonald’s. Anche quello era un grande vantaggio; la donna matura era sempre generosa con lui. Ricambiava tutti i suoi favori, invitandolo spesso a colazione o a cena, altre volte al cinema e, puntualmente: pagava sempre lei.Intanto, nel parcheggio poco distante, le donne si salutavano.La madre di Nicòle partì con l’auto, mentre lei e Flora si incamminarono verso il McDonald’s.Le donne avanzavano decise senza parlare, l’una accanto all’altra. Le espressioni del loro viso non tradivano l’emozione che faceva battere il cuore di entrambe, per motivi diversi.Quando incontrarono Marco, poco dopo, la ragazza ricordò di averlo incrociato, mentre andava o veniva dalla casa di Flora. La donna le aveva detto che era uno studente che, a volte, le faceva delle commissioni.Mentre si salutava e scambiavano qualche parola, Nicòle cercò di valutare chi si trovava di fronte: chi era il prescelto di Flora, sulla cui verga immolare la propria verginità.In effetti il ragazzo non era quello che si potrebbe definire il classico principe azzurro: lievemente molle nei modi aveva un fisico tarchiato e le mani forti di chi ha anche lavorato, nella vita.Non era né simpatico, né brillante … nonostante questo una strana sensazione cominciò a farsi largo nel plesso solare di Nicòle.Mentre sceglievano il menù per sgranocchiare rapidamente qualcosa e poi andare a casa, la ragazza era completamente assente e fantasticava su quella situazione incredibile … stava parlando del più e del meno con uno sconosciuto, eppure, probabilmente, quello, di lì a qualche ora, sarebbe penetrato nel suo corpo, più intimamente di quanto lo avesse mai fatto chiunque altro.Mentre fissava Marco in modo distaccato, immaginava quello stesso viso, a pochi centimetri dal suo … gli guardò la bocca: probabilmente poco dopo avrebbe succhiato la sua lingua. Contorcendosi sulla panca, pensò a come doveva essere, da nudo, soprattutto perché, ne era certa, fra non molto, lo avrebbe conosciuto intimamente.Si erano fatte le due quando tutti insieme entrarono nell’appartamento di Flora. Si misero rapidamente in libertà.Mentre si rilassavano in salotto, Flora offrì ai ragazzi dei cioccolatini al liquore, poi sedendosi in mezzo a loro iniziò a parlare per rompere il ghiaccio.- Allora – disse – avete simpatizzato? Voi che siete giovani dovreste avere molte cose in comune … no? – poi rivolta a Nicòle – Ti va di mettere un po’ di musica? –La ragazza scelse un CD dei Queen ma, prima di inserirlo nell’apparecchio, chiese a Marco se gli piacevano. Lui approvò senza riserve: pochi istanti dopo la musica, a basso volume, invase l’atmosfera.- Vieni Nicòle – la chiamò Flora dal divano – Vuoi provare a baciare Marco? E’ molto bravo sai? –Nicòle arrossì ma, in maniera abbastanza passiva, obbedì, sedendosi vicino al ragazzo. Anche lui era abbastanza impacciato ma per non deludere Flora si avvicinò a Nicòle in modo meccanico.Si sollevò col busto di quel tanto che gli permetteva di circondare con il braccio i fianchi di lei, mentre accostava la guancia ben rasata al volto di Nicòle.La giovane intanto era tesa e rigida come uno stoccafisso. La disinvoltura erotica e sessuale raggiunta con Flora era completamente scomparsa; ora che si trovava in una situazione del tutto nuova e in presenza di un estraneo, si sentiva come una scolaretta al primo giorno di scuola.Nonostante questo, accettò che le labbra di Marco si posassero sulle sue: erano completamente nuove … diverse da quelle di una donna. Erano spesse e dure e cercavano la sua bocca con meno dolcezza e più decisione.Trascorsero pochi attimi e Marco le apriva le labbra con la lingua grossa e bagnata. Non era spiacevole, ma Nicòle si irrigidì ancora di più.A stemperare la tensione pensò la bella Flora, che andò a piazzarsi in ginocchio tra i due ragazzi, rivolta verso entrambi.Accostandosi sussurrò:- Ho capito, se non interviene la “zia” non riuscite a lasciarvi andare del tutto. –Sorrise dolcemente e li abbracciò tenendoli entrambi per le spalle. Poi con delicata sapienza accostò la sua bocca alle loro, che se ne stavano immobili, non sapendo bene come comportarsi. Con una delicatezza perversa, che mai Nicòle aveva riscontrato, Flora si abbandonò alla danza del piacere, piroettando, tra le due bocche fresche di rugiada, con delle lascive spennellate di lingua.Poggiare la sua bocca viziosa sulle tenere labbra e, con tanto vigore, le insidiava la mente come un sonetto perverso dell'Aretino.Le labbra dei due ragazzi, sopraffatte dalla confidenza che avevano con le sue, si schiusero come petali e riconobbero subito, in esse, la loro amante appassionata.Il bacio a tre durò un tempo infinitamente lungo. La loro saliva si fuse stemperando ogni tensione e facendo deporre ogni indugio.Nelle pause musicali, lo schioccare delle lingue, impazzite, si sentiva chiaramente nella stanza.Marcò si eccito, trattenuto solo dai suoi Jeans. Mentre, Nicòle, provò i primi accenni di calore e la ragazza si sciolse, nell’abbraccio delizioso della sua istitutrice.Poi Flora si spostò di lato per sedersi al fianco di Marco, mentre Nicòle guardava curiosa, la donna adulta iniziò ad armeggiare, esperta, con la cintura e la lampo del giovane amico.Le dita di Flora erano curatissime e lo smalto rosso scuro, scelto per quel giorno, spiccava sul chiarore del suo incarnato.Scavava lenta e decisa in quel pantalone, rendendo la caccia eccitante e passionale. Alla fine vinse, ed ebbe la meglio sui boxer di lui.Nicòle trattenne il fiato … aveva già visto qualcosa, nei filmini che Flora aveva proiettato a volte. Però, avere Marco, virile e presente, a portata di mano, le diede una sensazione nuova. Flora fingeva di dedicarsi all’uomo, come se ignorasse la sua amante, ma non era così: in realtà ogni mossa, ogni ostentazione di quella virilità, era volta a favore del piacere di Nicòle.Con quello stesso spirito, aiutò il giovane a mettersi in piedi.Marco era troppo eccitato per provare una qualsiasi vergogna a esibirsi anche davanti a Nicòle, al contrario, la ragazzina che poche ore prima lo aveva interessato ben poco, viste le forme acerbe e la timidezza del comportamento, adesso lo eccitava:Si sentì un maschio dominante, mentre quegli occhi di cerbiatta, grandi e profondi, non riuscivano a staccarsi dai suoi genitali.A buttare legna sul fuoco ci pensò Flora che, con voce roca e sensuale, sussurrò, rivolta alla ragazza: - Liberalo tu stessa dai pantaloni ... dai. –Nicòle non si rifiutò.Avvicinandosi a Marco, non poté fare a meno di prendersi delle confidenze e fu pervasa dall’odore umido che sprigionava dalla pelle e dai peli delle sue zone erogene.Per non perdere il controllo si dedicò, non senza impaccio, ad abbassare i jeans del giovane. Per tirarli via dovette togliergli le scarpe e poi sfilare le gambe strette del pantalone, passando con le mani sulle cosce robuste e muscolose, coperte dai peli.Lui rimase con le sole calze bianche di cotone.Intanto Flora si era sbottonata la camicetta, e si offrì senza remore alla bocca di lui.Marco, sempre più su di giri, cominciò a stringere e a baciare le sue carni bollenti.Con la mano libera Flora trascinò con volitiva decisione Nicòle sul divano, la tirava per il braccio per vincere ogni sua riluttanza. Ora si trovava con il volto a pochi millimetri dal maschio, la guancia poggiava sull’inguine bollente di Marco e le narici erano impregnate di un profumo nuovo e sconosciuto.Nicòle studiò attentamente quell’immagine prima di trovare il coraggio e la forza di saggiarne la consistenza al tatto.Ma la sua contemplazione platonica venne spezzata dalla crudezza dei gesti che seguirono.Marco, incapace di resistere oltre, aveva abbassato la mano virile dietro la nuca della povera Nicòle e, senza cerimonie, l’aveva attratta verso se.Incredibilmente, lei non obbedì all’intelligenza ma all’istinto sessuale e, senza volerlo, schiuse automaticamente le labbra.I movimenti e le scelte non erano più i suoi … si rese conto di quanto le risultasse naturale iniziarsi a quella pratica.Marco, con fermezza, premette ancora le dita tra i suoi capelli e la spinse.Poco dopo, fu lei stessa, a studiare, a tentare, fino a trovare il giusto tempo e la giusta pressione, per proseguire nell’atto.Dopo una ventina di “affondo”, per prendere confidenza e dimestichezza, la ragazza diventò più padrona della situazione.Schiuse gli occhi e si accorse che Flora si era abbassata, arrivando col viso alla sua altezza. La ragazza capì che era di nuovo affamata di maschio e cedette.Marcò era già in visibilio, distribuiva, felice, il suo piacere alle due beltà.Non aveva mai fatto sesso con due donne e cominciò a capire quanto sublime fosse stata l’offerta di Flora.Essere conteso tra due stupende creature, oltre alla sensualità del rapporto, sprigionava tutta una serie di sensazioni uniche: delicate e rare.Le donne si ritrovarono entrambe sedute al suo fianco, mentre lui, in piedi, teneva il sesso all’altezza dei loro volti.Ormai era una gara a chi lo facesse sussultare di piùcon la propria, lussuriosa, profferta.Rivoli di saliva trasparente, scorrevano sul pavimento, dalle gole provate fino alle soglie del vomito.Le mani delle donne viaggiavano sul corpo seminudo di Marco, cercandogli ogni parte per prodigarsi in carezze eccitate.Guardare la scena era da svenire, per il ragazzo. Le due bocche erano diverse, le vedeva e le sentiva. Le labbra di Flora erano grosse e carnose, quelle della ragazza sottili e delicate, così come era diverso il ben di dio che si offriva alle mani di Marco, mentre, languido, carezzava quei due corpi stupendi.Le ragazze non erano spogliate, ma discinte, e lui trovava facile, rinvenire le loro zone erogene per farle sue.- Vieni, amore mio – disse Flora prendendo Nicòle per mano – fai sentire a Marco come sei buona! – la giovinetta salì in piedi sul divano, tenendosi con le mani sulle spalle di lei.Ora aveva in dosso solo le calze, chiare.Marco si spostò in avanti col viso e si avventò sul frutto proibito dall’amore.Nicòle si sentiva esposta e profanata, nella stanza illuminata dalla luce potente del meriggio, sapeva di essere completamente in vista … scoperta.Flora intanto cercava di farla rilassare tra le sue braccia e la stringeva al petto e la baciava in bocca con passione, mentre Marco cercava di farle raggiungere il primo, intenso, piacere.Poi la donna fece un movimento che la ragazza non si aspettava, ma probabilmente in quei momenti era troppo avida per pensare a lei.Anche Flora indossava solo delle calze nere autoreggenti che le superavano di poco le ginocchia, si tirò su la gonna e con mossa decisa e rapida, quasi alla cieca, prese Marco in se in un istante.Nicòle non voleva sottrarsi a quel rito orgiastico, egoisticamente non voleva cedere, tanto facilmente, l’uomo alla sua maestra.Quindi non smontò dal divano, costringendo Marco a prodigarsi per lei con la sua bocca, nonostante fosse anche impegnato a dare piacere a Flora.Senza essere d’accordo, per simpatia alchemica, le due donne raggiunsero l’acme contemporaneamente: in quel momento si ricordarono dell’amore che le legava, allora Nicòle si affacciò su Flora, che volse il viso a lei. Si scambiarono un bacio saffico davanti a Marco. Poco dopo ritornarono, sfinite, accanto a lui sul divano.Il tempo di riprendersi e rifiatare … poi Marco fu addosso a Nicòle per baciarla tutta e tentarla nuovamente.La ragazza lo lasciò fare, mentre Flora, approfittando del fatto che il ragazzo era ancora seduto, si impossessò della sua virilità con le mani.Appena anche lui apparve sazio, si adagiò con le spalle sul divano, rilassandosi totalmente. La donna adulta voleva insegnare ancora qualcosa alla sua ancella e la chiamò a sé:- Vieni amore ... vieni a vedere come uso le mani. – Nicòle non se lo fece ripetere due volte e curiosa si avvicinò, per osservare liberamente.- Guarda bene – disse Flora – questo movimento è per farlo eccitare – e intanto con la mano andava su e giù. Per mantenere i suoi gesti lisci e scorrevoli, Flora sputava, ogni tanto sulle sue dita.La ragazza osservava attenta, mentre le dita di Flora disegnavano carezze perverse.L’altra mano armeggiava sotto il ragazzo:– Ecco con questa carezza gli dai calore … - La voce, roca e libidinosa, della donna si scontrava con la finta professionalità con cui descriveva le sue azioni.Nicòle guardava estatica e senza volerlo iniziò a lasciarsi andare di nuovo.La scena continuò finché Flora, impazzita dall’attesa del piacere,disse alla giovane:- Ecco avvicinati adesso … preparati a vedere. – la fissò complice – non ritrarti, questo il tuo battesimo del sesso … va bene? –Nicòle fece cenno di sì, e accettò tutto ciò che le veniva donato.- Toccalo tu stessa, così imparerai a dosare la pressione della mano … -La giovinetta non se lo fece ripetere.Il cambio di mano fece perdere la testa a Marco: aveva fatto di tutto per resistere.Era in gioco quasi da un’ora ma, adesso, la mano piccola e inesperta di Nicòle con i suoi movimenti stizzosi e irregolari lo trascinarono in un tunnel senza ritorno.Come un fiume in piena che, non potendo più trattenersi, straripa ed inonda tutto ciò che incontra.L’obbedienza della ragazza era incredibile. Eseguiva militarmente gli ordini della sua padrona.Con un salto e un grido inarrestabile, Marco si lasciò andare, felice, affondando le dita nel divano.Nicòle venne bloccata da Flora. Un senso di soffocamento la fece tossire forte.Lei non capì nemmeno se le piaceva o no, tanta era la sorpresa di quell’assalto.Una volta calmati, si rilassarono e si distrassero, aspettando la sera.

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