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Autore

Giovanni Salvatore Paddeu

in archivio dal 03 apr 2008

13 settembre 1978, Nuoro

mi descrivo così:
Amo leggere, scrivere piccoli racconti e poesie ma non so metterle in ordine.

18 aprile 2008

Dedica disperata a Marisa Sannia, amica e compagna

Quella era la casa bianca del faro,
quella dei nostri giochi
adolescenti,
di quelle estati roventi piene di
gente
Quella era la nostra casetta bianca
come la sabbia di fronte,
castelli di sabbia
che cadevano
come i nostri sogni quando la gente
ci salutava e tornava la pioggia
e il vento del maestrale
e il sole non compariva
nella nostra casetta del faro di Alghero.
La spiaggia sporca ,
la città è piena
di piazze vuote
la strada dorme!
Forte si udiva il mare scagliarsi
con le sue onde,
musiche di dischi rotti,
come i nostri castelli e i giochi,
come l'inverno
aspettando l'estate
che passa in fretta.
Barche perse alla deriva
come i nostri cuori spezzati,
come i castelli di sabbia
sepolti dall'alta marea,
barche smarrite,
in cerca del loro padrone,
della libertà, alla deriva,
nella cala della bianca casetta,
lui le nasconde e le incatena!
L'estate torna, ma lentamente,
il tempo passa,
a la casa bianca piange lacrime
scure
il mare ora è silente, la spiaggia bianca
è colma di gente,
la città è vuota,
le piazze piene,
la strada è piena e la casetta
bianca del faro,
aspetta Marisa
aspetta l'amore,
aspetta senza speranza,
nella speranza dell'attesa,
casetta bianca,
mare azzurro e smeraldo,
altri bimbi e altri castelli di sabbia,
altri amori struggenti,
ed ecco Marisa comparire
dalla bianca casetta
bella, solare, gioiosa, perla lucente
come le stelle e le onde splendenti
di riverberi e sprizzi di gioia,
con l'abito bianco da sposa,
e poi svanire nei ricordi
come quei castelli bianchi
sbriciolati e con il mio cuore a pezzi.
Mare, mare, mare, portami via, portami via
da questa esistenza amara,
da questi calici di veleno,
dalla nera casetta bianca del faro,
barche lontane e vicine,
nel tramonto del sole rosso di Alghero,
aironi bianchi si librano in volo,
dalla casetta di sente uno sparo.
Ho finalmente raggiunto Marisa,
dolce amica e compagna,
di questa breve vita terrena.

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