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Autore

Giovanni Salvatore Paddeu

in archivio dal 03 apr 2008

13 settembre 1978, Nuoro

mi descrivo così:
Amo leggere, scrivere piccoli racconti e poesie ma non so metterle in ordine.

03 aprile 2008

Il mio canto disperato, dedicato a Caly

Sei sfuggente come un'onda di mare in burrasca,
sei bella come quelle onde che s'infrangono sulla scogliera,
torni e scappi come la marea sfuggente, irruenta e fascinosa.
Sogno sempre di te nei miei sogni infranti da quelle onde che
si abbattono anche nell'utopia, per impedire anche quella.
Poi tutto si calma e tutto si aggiusta, e tu torni ad essere te, quella
dolce e ammaliante polena, forse sirena, chissà, una ninfa.
Ti trovo ignuda sempre nel mio emisfero,
ti trovo ignuda in ogni pensiero.
Ma anche tu mi guardi con quegli occhi ramati di goccie di onde
salmastre, e desideri la mia ignudità, quella che vorrei regalarti,
teneramente, porgertela in un tripudio di festa e di felicità.
Arriva il tramonto, e la magia s'allunga, ci induce a fare tutto in
fretta, di regalarci un bel momento, un dolce ricordo, un regalo
reciproco dei nostri corpi avvinghiati nel dolce tramonto
preludio di un'aurora che suggellerà,
per sempre,
la nostra intimità.
Sei l'amore profondo, sei la mia musa, sei un vero dio, sei tutto e di più,
amica, sorella, madre, amante, mentore, sei il mio cinquanta per cento.
Su tutto,
per tutto,
su tutti i nostri ideali e i nostri sogni,
l'amore eterno.

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