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Racconti di Giuseppe Arrigo

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  • 13 maggio 2009
    Il dono di Natale

    Come comincia: La mamma mi ha detto che per Natale mi farà un bel regalo.
    Ha detto che sarà una bellissima sorpresa.
    Chissà cosa vorrà regalarmi, magari il trenino di legno che ho visto l’altro giorno alla bottega giù in paese.
    Da grande voglio fare il macchinista di treni, andare da una città all’altra e portare la gente in giro, così anch’io potrò vedere cosa c’è oltre il paese. La maestra mi ha parlato di città grandissime, con palazzi più alti della vecchia quercia, che è più alta di tutte le case che ci sono qui.
    Fuori nevica, meno male che qui in casa fa un bel calduccio.
    Il mio papà è uscito per chiamare il dottore, perché la mamma si è sentita male prima della cena. Io non posso mangiare nulla e mi tocca aspettare qui appoggiato al tavolo, ma mi annoio e ho fame.
    Sento il profumino dello stufato che mia madre ci prepara sempre la vigilia di Natale e quasi quasi mi vien voglia di assaggiarlo, ma papà mi ha fatto promettere di non toccare nulla fino al suo ritorno.
    Papà mi dice sempre che se uno non mantiene le promesse a Natale, poi il bambino Gesù piange. Io non voglio far piangere il bambino Gesù, perché lui porta i doni ai bimbi buoni insieme a Babbo Natale e se non mantengo la promessa poi, non mi portano il trenino di legno.
    Quando torno a scuola, voglio farlo vedere a tutti il mio nuovo trenino. Gli altri riceveranno il solito maglione fatto dalla nonna o una sciarpa.
    Io invece avrò il mio bellissimo trenino di legno!
    Giocherò a fare viaggi lunghissimi, magari fino a quel paese… come si chiama… Afi…Ari… AFRICA ecco!
    La maestra dice che l’Africa è un posto grandissimo, pieno di animali stranissimi. Lì, i gatti si chiamano leoni e sono enormi!
    Poi ci sono animali grandissimi e altissimi e lunghissimi!
    Ci sono gli elefanti, i rinoceronti, le giraffe, i serpenti.
    Io voglio andare in Africa e vedere tutti questi animali.
    Perché papà non torna?
    Voglio mangiare i dolci che ha preparato mamma, quelli con il cioccolato sopra, che quando li mangi ti si sporcano tutte le mani.
    Non posso neanche andare dalla mamma, perché, poco dopo che papà è uscito, è arrivata la signora Anna, che abita accanto alla nostra casa. Si è chiusa in camera da letto con mamma e mi ha detto di non entrare.
    Non mi piace la signora Anna.
    Puzza di vecchia, ha le mani rugose e assomiglia tanto alla strega delle favole, quella che porta a Biancaneve la mela avvelenata.
    La mia mamma è la mamma più brava e più bella del mondo. Voglio bene alla mia mamma, ma ultimamente non è stata molto bene. E’ sempre stanca e poi è ingrassata.
    Io ho detto alla mia mamma di non mangiare così tanto, che sta diventando come una mong… come si dice? Mongolfiera, sì.
    Ma la mamma s’è messa a ridere e dice che sta mangiando per due.
    Io non capisco ma non insisto, perché la mia mamma mi ha insegnato che i grandi hanno sempre ragione e non bisogna rispondere.
    Sento un rumore alla porta e, finalmente, papà torna col dottore.
    Papà ha la faccia preoccupata e quando si accorge che lo guardo, mi fa un sorriso e mi dice che la mamma mi sta facendo un bel regalo per Natale.
    Io non capisco, perché babbo Natale non è arrivato e nemmeno il bambino Gesù.
    Il dottore va nella camera della mamma e resta lì un sacco di tempo.
    Papà dice che posso mangiarmi uno di quei dolci che ti sporcano le mani di cioccolata.
    Dopo un’ora, sento uno strano suono provenire dalla camera di mamma.
    Papà corre in camera da letto e lascia la porta aperta. Nessuno mi dice di non entrare, così lo seguo e guardo nella stanza.
    C’è il dottore che si sta lavando le mani, la signora Anna che asciuga la fronte di mamma e il mio papà che ha tra le braccia qualcosa. La mia mamma sembra stanca ma felice e vedendomi mi sorride e mi dice di entrare.
    Mi dice che il mio dono di Natale è arrivato e che è il mio nuovo fratellino.
    Io mi avvicino e guardo il mio fratellino.
    E’ così piccolo e anche un po’ bruttino, non ha nemmeno i denti.
    Sembra quasi fatto di stoffa per quanto è strano e morbido.
    Il dottore ci augura Buon Natale, mi dice di fare il bravo bambino e va via.
    Io guardo la mamma e le dico: “Mamma, ho fatto il bravo bambino come mi ha detto papà, ma il mio trenino di legno dov’è?”

  • 25 giugno 2008
    Senza te

    Come comincia: Una foto, una cartolina, il  biglietto di quel giorno insieme al concerto...
    Ecco cosa mi era rimasto…
    Nient’altro che ricordi nebbiosi, appena sfumati…
    I rimorsi per le cose già fatte, i rimpianti per quelle che avrei voluto fare o dire…
    Ma che importa adesso che son rimasto solo, senza il conforto della tua presenza.
    Giro per strada assorto nei miei pensieri, facendo conoscenze e regalandomi avventure… Ma non riesco a trovar pace, poiché negli occhi degli altri, vado cercando te, che come un dolce germoglio, hai messo radici nella mia anima. Mentre scrivo “mi faccio del male”, ingozzandomi di patatine e ricordi… Vorrei piangere ma mi rendo conto che le lacrime non portano a nulla. Non riesco più a dirmi che prima o poi ti dimenticherò. L’hai incontrata e ti ha avvolto nelle sue braccia e in un momento è riuscita a portarti via. Ti ha accolta forse meglio di come avrei potuto fare io, di come avrebbe potuto fare qualsiasi altra persona. E adesso come faccio a ricominciare? Non ho saputo darti le cose che ti ha dato, non potendomi mettere al suo livello. Non posso riportarti da me, poiché non è possibile raggiungerti lì dove sei ora… Se solo quel giorno non ti avessi lasciata andare via, invece di raggiungere i miei amici, adesso staremmo ancora insieme… Ma il destino ha voluto separarci.
    L’hai incontrata in un bel giorno di primavera e ti ha portata lontano. Quanto avrei voluto dirti "ti amo" prima che lei ti portasse via, così lontano da non poterti raggiungere… Stringendoti a sé, ti ha dato la serenità che forse io non sono stato capace di infonderti.
    E ora mi sento come morire, oppresso dall’insopportabile peso della tua assenza.
    Come un re senza corona, vago nel mio “regno” di ombre e sospiri e solo la confusione e la solitudine mi sono compagne. Le lacrime, in alcuni casi troppo pesanti da poter essere trattenute, a volte rompono il silenzio che mi circonda.
    Adesso sei solo sua. E nessun altro, uomo o donna che sia, ti avrà mai più.
    Solo lei avrà il piacere di godere della tua compagnia, della tua gioia, dei tuoi turbamenti.
    E la odio per quello che è accaduto, per quello che ci ha fatto… ma soprattutto perché ti ha allontanata da me.
    Che tu sia maledetta in eterno!
    Tu che mi hai strappato dalle braccia l’amore più grande che io abbia mai provato, precludendomi la possibilità di essere felice assieme alla mia piccola stella… Hai spento quel fuoco che c’era in lei, e così facendo, hai lasciato solo e malinconico il mio povero cuore affranto…
    So che però prima o poi dovrò perdonarti per quello che hai fatto… Un giorno verrai a prendere anche me e di certo anche io resterò ammaliato…
    Nessuno può resisterti…
    Dopo tutto la Morte arriva per tutti…

  • 09 luglio 2007
    Ombre della notte

    Come comincia: Sono solo ombre della notte quelle che si affollano nella mia testa...
    Veloci, prepotenti, pesanti. Riempiono il mio cervello, lo tartassano, minano la fiducia che ho in me stesso e negli altri. Sono mesi ormai che penso e ripenso alla mia vita. A quello che sarà, al futuro. Agli amici, agli amori, al lavoro. Ho tremila pensieri che si susseguono senza sosta e non mi lasciano tregua. Tremila idee, tremila modi diversi di vedere le cose. Sono confuso totalmente e a volte mi sento solo vittima degli eventi e non partecipe. Mi sento come in un film nel quale faccio solo da spettatore: per quanto possa arrabbiarmi per le scene brutte, non posso fare altro che continuare a guardare senza poter cambiare nulla. Che strano senso di impotenza. Non riesco a capire da cosa sia dato... Dopo tutto non mi è "permesso" capire o interpretare... Dopo tutto sono solo ombre...