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Autore

Giuseppe Arrigo

in archivio dal 09 lug 2007

31 agosto 1982, Formia (LT)

mi descrivo così:
Meglio non descriversi... sono troppo severo con me stesso

13 maggio 2009

Il dono di Natale

Intro: L’innocente candore di un bambino emerge prepotente in ogni riga di questa storia. L’ambiente è una sorta di caleidoscopio di colori infantili e contornati dalla purezza di pensiero che solo i bambini possiedono. Ognuno di noi può ritrovarvi gli antichi sapori.

Il racconto

La mamma mi ha detto che per Natale mi farà un bel regalo.
Ha detto che sarà una bellissima sorpresa.
Chissà cosa vorrà regalarmi, magari il trenino di legno che ho visto l’altro giorno alla bottega giù in paese.
Da grande voglio fare il macchinista di treni, andare da una città all’altra e portare la gente in giro, così anch’io potrò vedere cosa c’è oltre il paese. La maestra mi ha parlato di città grandissime, con palazzi più alti della vecchia quercia, che è più alta di tutte le case che ci sono qui.
Fuori nevica, meno male che qui in casa fa un bel calduccio.
Il mio papà è uscito per chiamare il dottore, perché la mamma si è sentita male prima della cena. Io non posso mangiare nulla e mi tocca aspettare qui appoggiato al tavolo, ma mi annoio e ho fame.
Sento il profumino dello stufato che mia madre ci prepara sempre la vigilia di Natale e quasi quasi mi vien voglia di assaggiarlo, ma papà mi ha fatto promettere di non toccare nulla fino al suo ritorno.
Papà mi dice sempre che se uno non mantiene le promesse a Natale, poi il bambino Gesù piange. Io non voglio far piangere il bambino Gesù, perché lui porta i doni ai bimbi buoni insieme a Babbo Natale e se non mantengo la promessa poi, non mi portano il trenino di legno.
Quando torno a scuola, voglio farlo vedere a tutti il mio nuovo trenino. Gli altri riceveranno il solito maglione fatto dalla nonna o una sciarpa.
Io invece avrò il mio bellissimo trenino di legno!
Giocherò a fare viaggi lunghissimi, magari fino a quel paese… come si chiama… Afi…Ari… AFRICA ecco!
La maestra dice che l’Africa è un posto grandissimo, pieno di animali stranissimi. Lì, i gatti si chiamano leoni e sono enormi!
Poi ci sono animali grandissimi e altissimi e lunghissimi!
Ci sono gli elefanti, i rinoceronti, le giraffe, i serpenti.
Io voglio andare in Africa e vedere tutti questi animali.
Perché papà non torna?
Voglio mangiare i dolci che ha preparato mamma, quelli con il cioccolato sopra, che quando li mangi ti si sporcano tutte le mani.
Non posso neanche andare dalla mamma, perché, poco dopo che papà è uscito, è arrivata la signora Anna, che abita accanto alla nostra casa. Si è chiusa in camera da letto con mamma e mi ha detto di non entrare.
Non mi piace la signora Anna.
Puzza di vecchia, ha le mani rugose e assomiglia tanto alla strega delle favole, quella che porta a Biancaneve la mela avvelenata.
La mia mamma è la mamma più brava e più bella del mondo. Voglio bene alla mia mamma, ma ultimamente non è stata molto bene. E’ sempre stanca e poi è ingrassata.
Io ho detto alla mia mamma di non mangiare così tanto, che sta diventando come una mong… come si dice? Mongolfiera, sì.
Ma la mamma s’è messa a ridere e dice che sta mangiando per due.
Io non capisco ma non insisto, perché la mia mamma mi ha insegnato che i grandi hanno sempre ragione e non bisogna rispondere.
Sento un rumore alla porta e, finalmente, papà torna col dottore.
Papà ha la faccia preoccupata e quando si accorge che lo guardo, mi fa un sorriso e mi dice che la mamma mi sta facendo un bel regalo per Natale.
Io non capisco, perché babbo Natale non è arrivato e nemmeno il bambino Gesù.
Il dottore va nella camera della mamma e resta lì un sacco di tempo.
Papà dice che posso mangiarmi uno di quei dolci che ti sporcano le mani di cioccolata.
Dopo un’ora, sento uno strano suono provenire dalla camera di mamma.
Papà corre in camera da letto e lascia la porta aperta. Nessuno mi dice di non entrare, così lo seguo e guardo nella stanza.
C’è il dottore che si sta lavando le mani, la signora Anna che asciuga la fronte di mamma e il mio papà che ha tra le braccia qualcosa. La mia mamma sembra stanca ma felice e vedendomi mi sorride e mi dice di entrare.
Mi dice che il mio dono di Natale è arrivato e che è il mio nuovo fratellino.
Io mi avvicino e guardo il mio fratellino.
E’ così piccolo e anche un po’ bruttino, non ha nemmeno i denti.
Sembra quasi fatto di stoffa per quanto è strano e morbido.
Il dottore ci augura Buon Natale, mi dice di fare il bravo bambino e va via.
Io guardo la mamma e le dico: “Mamma, ho fatto il bravo bambino come mi ha detto papà, ma il mio trenino di legno dov’è?”

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