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in archivio dal 09 gen 2007

Giuseppe Di Giovanni

21 luglio 1986, Palermo
Segni particolari: Vedo; Ascolto; Annuso; Vivo intensamente.
Mi descrivo così: Sono me Stesso: Sono Vivo.
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  • 19 aprile 2007
    Per te

    Vivo amandoti anche se non so dirlo, anche se ogni volta mi fermo poco prima di mormorarlo; ogni fibra della mia anima, ogni zampillo di sangue scorre solo perché è teso verso te ed il battito del tuo cuore, scandisce il tempo del mio Amore.

     

    Sei l'incanto che mi costringerebbe, anche se morto, a rinascere pur se solo per vivere un attimo con te, perso tra le tue guance rosse o tra le tue lenti un pò scostate; sei semplice come acqua di ruscello eppure, nei tuoi occhi, scorgo di volta in volta quanto di più bello Dio, possa aver creato per me.

     

    Se c'è un limite al semplice voler bene, sempre più lo sto superando grazie a te; varco la soglia che separa i nostri cuori dall'esser nello stesso petto, consapevole che ciò che vivrò sarà perché dopo ogni mezzanotte vi deve esser sempre una mattina.
    Che dopo ogni ultimo bacio ve ne sarà uno nuovo rinchiuso nei nostri ricordi.

     

    Il limite tra cielo e terra è una retta che va dagli occhi fino al cuore, dal ricordo fino al presente: nel mio orizzonte, dipingo un cielo che sovrasta le nostre teste, l'unico soffitto che vorrò mai avere quando ti bacerò ancora.

     

    Ti amo, anche se ancora non so dirlo.

     
  • 09 gennaio 2007
    Il tempo e la Forza

    Ballerine d'ombra, chinate il petto
    col cuore colmo di sospetto,
    nel guardare il paradiso;
    diviso il viso da ciò che ho condiviso,
    dagli attimi che in memoria son tempesta.
    Perchè una foglia, anche quand'è festa
    cade perchè è giusto così: cade perchè nessun picciolo la sostiene,
    nessun alito d'anima. Anche il tempo lo teme;
    anche il tempo gli sfugge.
    Artigli che forza strappan carni mentre al cielo il crino rugge,
    corona di un Re senza trono:
    corona di un Re solo.

    Specchiati somma maestà, mostra il baffo perfetto,
    dimostra, se vuoi, il tuo intelletto.
    Perchè non sei sol forza, sei anche grazia, beltà
    e per te i vessilli son colmì di bontà.
    Resta accucciato nel mio petto,
    fa che le mie ossa siano il tuo tetto.

    Non ruggire,
    non rombare,
    non graffiare,
    non provocare.

    Guarda con i miei occhi i granelli di sabbia,
    scorgi il tempo, rimembra la rabbia.

    Dammi la forza:
    sostieni la mia tristezza.

     
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  • 18 gennaio 2008
    Equilibrio

    Come comincia: Sul bilico d’un cordolo di cemento, pronto a cadere dall’alto giù, fino a baciare l’asfalto e dunque, fino a ritrovarmi riverso sul grigiore che ormai m’attornia, opprimendomi in una morsa che sa di tristezza e di morte dell’anima. Braccia larghe, volto avanti e piedi sulle punte, muovendomi lungo al filo che mi separa dal morire dentro e fuori, senza altro che il mio equilibrio, il mio volere primordiale d’andare avanti e reggermi ancora; come un bambino, come un equilibrista avventato, saltello avanzando verso l’ignoto.
    Senza pensiero: così, anche solo per rischiare qualcos’altro una volta tanto.

    Rannicchiata contro ad una panchina, poco distante sempre sullo stesso filo ti guardi le mani, per poi portarle alla guancia e dunque, dormire su un giaciglio di pura immaginazione, con un sorriso compiaciuto; ti guardo e quasi perdo l’equilibrio. M’avvicino, deciso a capire cosa ti fa sorridere così beata, anche se non hai null’altro che la tua guancia sulla tua mano; m’avvicino, ma tu vai via pur restando immobile. Come la felicità che ti scivola dalle mani come sabbia tu, adesso, scivoli dai miei occhi con la stessa dolcezza, con la stessa eleganza: ancora non comprendo e tu fuggi lontano da me, soltanto perché non riesco a vedere oltre i miei piedi, perché la paura di cadere mi attanaglia il cuore stringendolo fin quasi a farmi svenire.

    Allora capisco che il solo modo per raggiungerti è questo: ruoto il busto e salto nel buio, cadendo verso il grigio delle strade, dell’indifferenze, delle bugie fin quando non è la tua guancia a parare la mia. Mi ritrovo con te rannicchiata sulle mie gambe, col mio giubbotto a coprirti come la più calda delle coperte e tu a sorridere beata, felice spero, soltanto perché ti sono vicino.

    E’ allora che ritrovo il mio Equilibrio.
    Amo: non manco di nulla.

     
  • 09 gennaio 2007
    Io canterò alla Luna

    Come comincia:

    "Batter di legno contro l'uscio sbiadito e calce bianca a volar sopra i visi come neve in una notte di gennaio: Lei è qui. E' qui per me."

    Gocce di Sangue nero colme d'ira e fastidio per la stessa specie che molti dicono esser mia; osservo con disgusto l'orma che uno di loro lascia al suo capezzale, un uomo che come tanti sa far valere la propria stirpe solo quando una fossa vien riempita. Lo ripudio con gli occhi: l'uccido nel ricordo.

    "Dita ossute che sfiorano il mio volto, donandomi un bacio che al sol sfiorarmi sa farmi morire e rinascere: mi guarda bisbigliandomi con complicità qualcosa e quindi scostarsi. Si fa desiderare ma io aspetto: ancora un occhio quand'ella s'abbassa il feltro nel dar saluto alla Santa donna.
    Il Destino è qui: Ella ci sorride, pronta a consolarci."


    Uomini, donne e stirpi che furon dette Sante ma che in vero forse lo stesso Dimonio ha generato: tu uomo del mio tempo, calpesti i tuoi ideali ed entri in templi d'assi di picche o tavoli verdi.
    Inquini ciò che resta del mio corpo e cresci solo Lupi dal tuo ventre.
    Guardami, studiami, osservami pure: io sono un Lupo come te ma canto alla Luna.
    Non dimentico le mie origini ma le vivo intonando al cielo notturno.

    Sono Rhaen: Ricordalo.

    "Tra l'Indifferenza di coloro che son ciechi pur avendo gli occhi, la Donna coglie un fiore ponendolo sul petto dell'Anziana. Le chiude gli occhi e dal cuore coglie l'ultima briciola d'anima: libera di correre come una volta, quando da ragazza conobbe la terra nuda. Adesso è Libera di vivere; la donna d'ossa scompare. Torna nei sogni per vegliare sulla gente."

    Torna a casa per aspettarci.
    Torna a casa per consolarci.

    I lupi senz'anima potranno divorarsi a vicenda:
    io, ti darò rispetto;
    Io ti darò Fede;
    Io ti darò Ricordo.

    Io canterò alla Luna.