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Poesie di Giuseppe Gianpaolo Casarini

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  • 30 gennaio 2016 alle ore 15:14
    Stessa è la notte

     
    Stessa stagion  luogo stesso e stessa notte
    ma di lei diversi il sapor e il profumo ai sensi
    invero  sono  che è  la condizion del  viver a alitar
    attorno questi al signor ricco e al povero mendico
    al bimbo nella dorata culla e a quel misero in cenci
    alla dama in talamo adorno e alla che batte prostituta
    al monsignor del duomo e al suo canuto sacrestano
     

  • 12 gennaio 2016 alle ore 17:02
    Palmiro piccola cara dolce cavia peruviana

    Come un tempo Mirò bambina pianse la morte
    de l’animaletto dolce caro trastullo suo ecco
    così udir io sento non da bimbi questo pianto
    adulto e  da lontano e queste sue parole canto:
    “Non più da oggi vispa e curiosa  dalla tana tua
    piccola nella minuscola gabbietta lì nascosta,
    uscirai  cara  dolce cavia amica peruviana,
    bianco batuffolo peloso celati gli occhi in parte  
    il bel musetto il ciuffo arancio rosso e marrone un poco,
    a prender dalle nostre mani amiche vuoi fresca lattuga
    o  basilico verde o poi di peperon un piccol piccol  tocco,
    né più a rosicchiar lenta o veloce  quel caro  profumato  fieno,
    che  rapita fosti in cielo oggi da una dea  pietosa che toglie
    chi in affanno e sofferenza grave da tempo  qui tra noi vi vive
    e da lei  portata alta lieve  in luoghi dove pace eterna alberga,
    non temer che mani nuove amiche, bianco e angelico il candore,
    pronte già son  a  prendersi  di te pronta amica cura  oh amica:
    e quanta tu vedi qui a te in dono celestial verzura e biondo fieno
    dal sapore sì dolce certo sicuro  come quello antico nostro !
    Due parole non di addio ma di ricordo eterno bianco batuffolo
    caro peloso amico che da  quel giorno lontan lì tu tutto spaurito
    in gabbia e solo e triste sopra quel  pancone di sagra di paese
    tolto e d’amor subito tanto avvolto  per breve ma intenso tempo
    a rallegrare la nostra casa fosti e i vari giorni  e i vari luoghi tanto
    poi  da un dì a ricevere e donar pure  il sorriso della  bimba nostra”
     

  • 11 gennaio 2016 alle ore 12:01
    Come un tempo Elpis

    Come un tempo Elpis dea della speranza
    al fin di consolar l’umanità dai mali afflitta
    la terra preferì ai fasti gioiosi dell’Olimpo
    e dal popol latin invocata Spes ultima Dea
    onde riparo ai tristi neri suoi affanni porre
    ed alba nuova rosea nei dì futur  vedere
    così in lei convien col verbo a lei sì caro
    pur noi in questi tempi cupi tanto perigliosi
    tanto sperare al fin poi  di non lasciar morire
    i nostri poveri sogni che invitano a sperare
     
     

  • 27 dicembre 2015 alle ore 15:25
    Piuma leggera nel ciel aleggia

    Nella notte serena aleggia
    alta nel cielo par una foglia
    dorata dalla foggia strana
    caduta da un albero fatato
    la piuma lieve soffice lucente
    dall’agitar frenetico caduta
    dell’angel del Signor nunziante
    la nascita di Cristo Redentore
     
     

  • 15 novembre 2015 alle ore 12:38
    Piange Parigi (13 Novembre 2015)

    Nella serena notte novembrina
    lieta scorre la Senna la siderea
    alta Torre tutta la città abbraccia
    lieta spensierata non vi è timor
    muove la gente chi a del pallone
    il gioco Francia-Germania pronte
    vinca il miglior questo il vociare
    chi all’amico e caro noto ristorante
    lì lasciar gli affanni e star sereni
    e muove la gioventù a Bataclan
    a goder del metallico forte suono
    ma il terror la morte son in agguato
    belve feroci disumane dalle tane
    dell’Isis sanguinario perfido uscite
    nel pianto portano la felice sera
    scoppi spari acre fumo e morte
    fatican i versi miei nel dire come
    e tacciono che sol dolor sgorga
    lieve sonno e ai morti tanti pace
    ai feriti dolenti tornino lor le forze
    ecco  non solo di lutto nella notte
    nera veste triste oggi  Parigi no
    non sola è con lei il mondo nostro
    occidentale tutto non prevarran
    le truci novelle orde barbariche
    dai deserti improvvise qui sorte
    a morte muover che Parigi si sappia
    altro non è  che la roman Lutezia
     

  • 13 novembre 2015 alle ore 8:45
    Foglie, foglie, foglie

    Su tutti degli alberi le foglie
    egual la forma solamente
    che poi  tra  lor una dall’altra
    si distingue piccola o grande
    di bellezza e tanto alquanto
    oppur  povera cosa miserella
    e i colori  infin tanto  diversi
    ma  tutte a quelli da corona far
    poi toglie una mano le più belle
    e  il vento le più grandi stacca
    brutte e piccine  devono  gioire
    e le rosse poi  invidiar le brune?
    No queste e quelle nel tempo
    saran gialle che unica è la sorte
    cader e lasciar nudi quei  rami
    così a noi sovvien sian foglie
    tanto tra lor diverse sull’alber
    della vita  tanto frali  che non età
    forza  bellezza  o della pelle
    color risparmia nella polver il cader
     

  • 11 novembre 2015 alle ore 13:35
    Dove vuoi che ponga

    Dove vuoi che  osando ponga
    oggi la speme mia amico caro?
    In un mondo miglior per tutti:
    non più barconi dove la morte
    aleggia, non più di disperati
    ai treni assalti in Macedonia,
    non più le orde al terror truci
    votate di BokoHaram e Isis,
    il santo  suol diventi  poi luogo
    dove l’Ebreo a quel di Palestina
     la man tenda lontane sian le violenze,
    che Russi e Ucraini, Turchi e Curdi
    depongano le armi vi regni la concordia,
    dal mondo su fuggan  focolai di guerra,
    ciascun mortal  un tetto suo poi abbia
     sete fame dolor terror  violenze tante
    de la umana mente  siano sol ricordo,
    ma dell’uom le inclinazioni male note
    credo vana sia  questa mia speranza.
     

  • 09 novembre 2015 alle ore 14:27
    Quel mio sospir d'amore

    Danza nell’aria novembrina e lieta
    volteggia l’ultima foglia dal platano
    caduta ma quella  aguzza punta a me
    per me è acuto  strale e d’amor nasce
    al ricordo forte dall’animo un sospiro
    e quella mulinando  quello lì cattura
     s’alza ecco  un refolo e su l’innalza
    su e più su nel cielo più alla vista
    mia appare dove  mai andrà a cadere
    a posar quel mio sospir forte  d’amore
    mai sarà dato ad alcuno poi di sapere
     

  • 06 novembre 2015 alle ore 9:53
    Spenti i sensi son dal dì dell'abbandono tuo

    Un lontano giorno due innamorati un tempo
    su una spiaggia soli e all’amor giochi ameni
    dolci vision e all’animo portavano gaiezza
    ma... ancor vorrei sentire il franger dell’onda
    marina fragorosa sugli scogli e qui la spuma
    nascente e a morir pronta tu veder coglier
    con le mani il salmastro spruzzo al labbro
    assaporare nostro e del mar l’odore fresco
    respirare e lì in alto sentir il canto del gabbiano
    e quel suo leggiadro volo con te poi rivedere
    vana illusione sol nebbia silenzio muta la natura
    che spenti i sensi son dal dì dall’abbandono tuo.

  • 29 ottobre 2015 alle ore 20:57
    La lavandaia

    Una carriola lenta cigolava
    una vecchia curva lavandaia
    limpida scorreva nel fosso
    l’acqua e quell’odor di saponaria
    e di sambuco antico e di menta
    selvaggia verde e il colore poi
    lì s’accompagnava di lenzuola
    a nuovo splendor dallo splendor
    del sole rinnovate e quel sorriso
    lieto volto al cielo oggi raccolti
    fissi nella memoria dei ricordi
     

  • 29 ottobre 2015 alle ore 8:26
    Rubar le stelle

    Fatto leggero in ciel vorrei volare
     lì dall’Universo più stelle poi rubare
      il nome tuo con quelle compitare
     stelle cadenti con strisce luminose
     meteoriti comete i fuochi ardenti
    loro cerchi lucenti  di costellazioni
     a quel mio scritto da contorno fare
    così che nei dì dall’imbrunire all’alba
     in eterno l’Universo quanto t'amo sappia
     

  • 26 ottobre 2015 alle ore 14:04
    Una strana foglia

    Nel giardino dove tra molte
    ancor viva sta la vecchia
    pianta della vita mia ai di lei
    piedi tra le tante amiche
    foglie conosciute di strana
    foggia e di stranier colore
    ho nel cercar mio curioso
    foglia ritrovato che queste
    qui cadute nel tempo vario
    d’età verdi rami ancor novelli
    o duri forti nodosi screpolati
    interrogar tant’amo poi da lor
    sentire  ch’ogni foglia lo sai
    è spesso un’ anima passata
    quante vite diverse e destini
    tanti: a questa pur dico chi sei
    da dove vieni da te or voglio
    sapere stolto sento dire stolto
    foglia son dell’alber della vita
    tua del destin quella ultimo
    finale sì dico dimmi ma s’alza
    forte il vento s’alza e con lui lei
    e pure alla presa beffarda sfugge
    e su in alto  per sempre s’allontana
     

  • 23 ottobre 2015 alle ore 15:11
    Doni autunnali

    Non è avaro il bosco autunnale
    noci castagne piovono ai tuoi piedi
    da lisci e pungenti manti avvolte
    d’uve selvatiche corbezzoli giuggiole
    i bianchi neri rubin colori tra il verde
    allietano la vista erbe foglie del fungo
    nascondono in attesa di man furtiva
    quel ricetto ch’ a ogni sentier già mosso
    o da piede nuovo non violato qui viator
    povero o ricco alla natura importa poco
    non trovi di colmar suo panier o aurea sporta

     

     

     

  • 21 ottobre 2015 alle ore 14:50
    Foglie autunnali

     
    Tra le foglie autunnali prossime a morire
    filtra il sole lor donando dolce una carezza
    quale amorevol segno di un presente addio
    così vorrrei nel tempo prossimo a venire
    che i miei ultimi della mente miei pensieri
    filtrati fosser dalle tue per me d’amor parole
    a l’animo carezzar e scaldar prima dell’addio
     

  • 17 ottobre 2015 alle ore 12:11
    Ode alla castagna moritura

     
    Ancor oggi come un tempo in un angolo di strada
    caldarroste grida un omino dalle nere dita a rimestar
    sopra  un bracier fumoso  le autunnal del riccio figlie
    generose tanto dal ghiotton tutto  bramoso  darsi
    dopo  nel cuor colpite e tanto dal fuoco tormentate
    sì quel gemito quel crepitio quel caro caldo  profumo d’addio
     
     

  • 15 ottobre 2015 alle ore 16:15
    Lui e lei

    Ricordo che lui e lei erano  tra lor fratelli
    lontan  vissuti dal vivere sociale crudeltà
    altrui ancor oggi mi chiedo oppure  innato
    lor di solitudine forte e tanto tanto desiderio?
    Negli anni nessun mai li vide in viso  morte
    solo pietosa spento di lor mostrò il sorriso.
    Qual vita? Questi i segni o i rumor meglio
    negli anni di giorno in giorno sempre ripetuti:
    quel lento fioco  lento cigolar d’una carriola
    polverosa la strada che al Ticin da lì portava
     e quella  luna al mattino viva ancor non spenta
    che due ombre con il chiaror suo accarezzava
    e poi polverosa sempre del ritorno quella strada
    ma più forte che pesante la carriola il cigolio suo
    e più lenti  lenti delle due ombre i passi stanchi
    ma ecco dal lume delle amiche stelle rinfrancate
     

  • 09 ottobre 2015 alle ore 8:27
    A ricordar profughi italiani

    Chi  oggi contro il padan si scaglia
    immemore a suo dir d’amor pietoso
    al povero  migrante straniero fuggitivo
    vilmente un dì gridò contro di voi violento
    tu qui non devi giammai no mai entrare: 
    profugo eri  dalmata e istriano quale
    poi la sì grave  colpa tua essere italiano
    e voler nella Patria tua essere accolto
    per schiavo non essere più alla mercè
    di quei bruti  compagni titini comunisti
    or a voi volge in questi dì il pensiero
    cari fratelli dalmati giuliani e istriani
    e a un tempo i vostri nidi Parenzo
    Pola Zara Fiume tanto e pur lontani
    ma al cuor nel ricordo sì tanto vicini
     

  • 08 ottobre 2015 alle ore 8:49
    la Processione

    Per le vie del paese la Procession si snoda
     a rimirar della santa l’urna al balcon s’affaccia
    una vecchierella stanca e alla di lei finestra
    due rossi drappi lisi smunti giocano con l’aria
    poveri son cenci ma segno di devozion profonda
    poca attenzion inver lì  della vociante tanta folla
    al limitar degli usci pochi feston e colorati nastri
    mute di color le tante prospicienti lì vicin magioni
    il buio ciel s’apre a  prendere di colpo luce nuova
    dal sole nasce un raggio forte e  luminoso tanto
    a colpir della santa forte l’argentea e dorata
    teca di lì un riflesso a colpir  un vecchio viso
     

  • 07 ottobre 2015 alle ore 8:30
    Le cadute

    Torna alla mente la Caduta del cantor
    grande del lago di Pusiano  questo
    al veder mio: cade un vecchio claudicante
    misero all’aspetto con schiamazzo
    i ragazzotti ridon altri inver indifferenti,
    giace per terra una stracciona povera
    mendica guaisce il cagnolin suo amico
    da logora sporta lì povere cose sparse,
    inciampa la gran dama scarpe alla moda
    borsa griffata di velluto i guanti un grido
    un unico affannarsi gran ressa si chiami
    l’ambulanza, il copion questo caro mio lettor
    non cambia se a terra  è steso un monsignore
    di ribellion di sdegno nasce spontaneo un moto
     

  • 01 ottobre 2015 alle ore 18:56
    Più forte oggi il ricordo corre

    Più forte oggi corre a te il  ricordo mio
    d’elianto son tuberoso tre gialli fiori d’oro
    nel prato e dall’erbe lì verdi nane avvolti
    accarezzati pare e curvo tutto con la man
    ti vedo di lor a farne un mazzolin con cura
    come solevi in quel lontan tuo passato tempo
    umile dono poi ma alquanto alla mamma
    tu sapevi gradito e tanto, ch’oggi pur lì nel verde
    a te vicin quella nella nebbia dei miei ricordi appare
    come stava allor dell’uscio sul limitare sorridente.
     

  • 23 settembre 2015 alle ore 8:08
    Primavera è giunta

     
    Anche  il rosso mattone il color ravviva che
    scende  della pioggia marzolina un gocciolio
    lì vicin riabbraccia  dal lungo viaggio stanco
    un rondon  l’amico vecchio cornicione di primule
    e di viole  laggiù si veste un angolo nascosto
    del giardino e al ciel timidamente  apre i pigri
    suoi sonnolenti  mille fiori gialli l’umile  forsizia
    dal vento poi smosse alzate le protettive foglie
    al tepor dell’invitante sole  il riccio si ridesta 
    del pesco tutta vedi  la brocca che di rosei bei 
    fior s’adorna  nell’aria  il dolce suon di una lontan
    campana sussurrare pare: sì è giunta primavera!
     

  • 16 settembre 2015 alle ore 16:21
    Pur in me s'acquetano i miei tristi pensieri

     
    Cessa il vento di tormentar le foglie
    muto dei cani  alla luna l’abbaiare loro
    non più delle rane il gracidar nei fossi
    si spegne il forte vociar degli ubriachi
    tace il bimbo dopo quel suo rotto pianto
    e qui sol  re regna il silenzio nella notte
    tutto tace muto e silente nessun rumore
    pur in me s’acquetano i miei tristi pensieri
     
     

  • 14 settembre 2015 alle ore 18:18
    Migranti

    Nulla par essersi nei secoli mutato
    del triste lor  peregrinar destino
    di genti tante del consorzio umano:
    erravano nell’arido deserto un tempo
    quei  figli miseri  del già un dì errante
    Abramo al cercar della promessa terra
    altre par utopiche speranze spingon
    oggi di nuovo a lasciar quell’antica terra
    le siriane genti a varcar le serbo danubiane
    sponde, premevan e nel tempo premon
    indios meticci messicani altro ostil deserto
    a un passo lì quell’eldorado americano,
    e partivano un tempo i bastimenti nostri
    affollati di terza classe miseri lunghi treni
    terre campane aostan venete lombarde
    piemontesi tosco liguri furlane sicule
    sarde calabre  lucane pugliesi umbro
    marchigiane e emiliane romagnole infino
    tra pianti tanti e lacrime lasciate e quel
     loro vagar poi senza del doman certezza,
    pur altre sponde altri o stessi continenti
    genti irlandesi curde polacche e tante così via,
    oggi son insicur gommoni barconi  dal rotto
    fetido  legname che spingono  a cercar qui
    da noi fortuna sfidan altri navigli poi non più
     sicuri l’alte profonde infide acque indiane
    non nera scura bianca  rossa gialla è la pelle
    ma  stessa  la speranza di vita miglior nuova
    tanto e tanto  lontan da patria e  casa: che
    par nel tempo non cedere all’oblio al ricordo
     migrante questa parola cupa tanto  triste
     ha soffrir perché e sempre patir povera parte
     tra la tanto felice e tanta dell’umana gente?
     

  • 11 settembre 2015 alle ore 13:18
    Quanti sciacalli e nessun si chiami fuori!

    Quanti sciacalli si ergon oggi
    a i moralisti far alta la voce
    da palchi pulpiti libri giornali
    che sol oggi vedono tragedie:
    miseri laceri nel lor cammin
    dolente e morti, un imman dolore,
    chi mai levò allor la voce forte
    altri inver uccisi  miseri  dolenti
    o pon oggi a lor pietosa mano
    offese a lenir di lor povere carni
    o memoria dar con lume e con preghiera?
    Che vuoi armeno fui curdo coreano
    tibetano bosniaco di fede mussulmano
    cristiano in India e nel Sudan sahariano
    giallo cambogiano e di etnia nera poco
    nota ma di me parlar lo sai non fa notizia
    pagina bianca vuota vuoto  il balcone tace.
    Dirà qualcun e già  lo sento: tempo passato
    acqua che non macina qual che sia il color
    del burattin mugniaio al suo mulino elettorale
     

  • 08 settembre 2015 alle ore 11:52
    Crosta sottile

    Mente che sol a se stessa pensa
    sguardo distratto inaridito cuore
    quei letti di cartone nell’inverno
    erbe di un parco nella stagion
    estiva povere lì sfatte povere
    membra vi riposan ecco man
    tremanti via via crescenti
    dove un tempo di affamati
    cani vi era zuffa e battaglia
    rovistan disperati s’affannan
    negli scarti dell’opulenza tua
    soffermati un poco ti dico amico
    perché ben non vuoi guardare?
    Tanti o pochi vuoi tu or contare?
    Quella che vedi sol è fragile
    crosta sottile  di un sommerso
    mondo di povertà e dolore
    toccarla e romper fin al fondo
    suo poi guardar aprirà vedrai
    all’amor e alla carità il cuore!