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Autore

Giuseppe Gianpaolo Casarini

in archivio dal 02 lug 2012

25 aprile 1940, Milano - Italia

mi descrivo così:
Vecchio Chimico Industriale Corrosionista Pensionato Interessi per Storia-Arte-Letteratura-Viaggi-Teologia

04 luglio 2012 alle ore 17:46

Quando con la biro in mano o battendo i tasti...

Quando con la biro in mano o battendo i tasti,

dimentico del Croce e credendomi  poeta,

o se assennato  qual mero scribacchin di versi,

su vuoti spazi di carte virtuali o vere

 i miei pensieri inchiodo, i ricordi, le speranze

 del passato tempo, dell’oggi o del futuro,

 mi domando spesso: “Perché tormenti

i bianchi o gli elettronici fogli? Perché

li righi, li graffi, a qual pro lo fai, quale perché?

 Chi vuoi che legga le tue fantasie, gli  attimi,

i sogni i frammenti di una vita solo tua?

E se mai lette chi ti  potrà  capire o compatire?

Sarà  il tuo dolore  deriso e forse  poi schernito?

Saranno le  tue gioie lì impresse  come fole viste?

A chi importa sai se tu un tempo  amavi Caia

e quella non t’amava, se per la morte di Rufus

il gatto tu piangevi e se nel veder quel giorno

il tal monte di pace e di silenzi ti nutrivi?

Se ieri  lei t’amava e or non ti ama più?

Sarebbe allora buttar via la biro più saggio

come pur per sempre  non sfiorare i tasti?

Se di poetar smettessi o meglio di  versi scribaccare

di certo non piangerebbe quella musa cara ad Ermes

sia essa Calliope, Euterpe oppur la giovane Talia!

Perché in questo artifizio arduo insisto? Lo spiego,

 primo: guai se per vanità scrivessi sì sarebbe triste!

Anche ad un badilante qual io sono e non orafo

 di versi accade qualche volta quel momento:

“ Est deus in nobis agitante calescimus illo!”

 Se poi nessun leggesse le mie nugae poco male:

quei  miei pensieri, quelle illusioni, quei rimpianti

rimarrebbero non smossi e fissi come nati,

lì su quei fogli a man vergati o da lento ticchettio,

quindi  negletti e solo a me  legati, sì, solo miei!

Così sarebbe anche se taluno lì soli li lasciasse

dopo uno rapido sguardo e alquanto  indifferente

ma se agitando quei fogli con un dito o con la mano

qualcuno li strappasse da questi e vi ridesse

o peggio vi sputasse sopra nessun  rancore,

 per lui vari sentire solo e contrastanti:

lieto  per averlo mosso al riso e allo sberleffo

più lieto per una vita, la sua , di certo, bella

vissuta  lieve e senza affanni ma triste sarei

pure per lui per quel suo spazio vuoto

di rimpianti, di sussulti e  di emozioni.

Ai pochi  che un poco in me visti si sono

e  conoscono o  hanno conosciuto se non

con  Caia con Calpurnia o con Sempronia

quei sentimenti strani e opposti dell’amore,

a chi ha capito il  pianto per l’amico gatto

ed è  gioioso della gioia data dagli  spazi

ampi e dai silenzi che nascono dai monti,

un grazie quale sprone a ritentar la lira

quale che sia dei critici il giudizio per cui

un caldo arrivederci una volta riscoccata la scintilla!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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