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in archivio dal 20 ago 2013

Giuseppe Miele

29 novembre 1994, Napoli - Italia
Mi descrivo così: Come un lampo ho incanalato tutte le mie velleità nella letteratura. Dopo estenuanti sperimentazioni eccomi qui per presentarvi il mio lavoro, un libro che intitolerò "Frammenti d'una vita" (titolo ufficioso) , in cui saranno raccolti i miei testi poetici.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 01 marzo 2014 alle ore 18:02
    Regina Inconsistenza

    Fuori dalla
    conca annebbiata
    un castello di rabbia
    s'erge, assediato
    da lame di porcellana

    La regina 
    con il pungolo
    troneggia nell'opalescenza
    di questi ghiacci.

    Tra tappeti viscidi
    e quadri putridi
    veglia sull'esistenza
    annulla ogni forma
    ogni consistenza.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:59
    Reminiscenza

    Un sorriso abbozzato
    nel tuo abitacolo.
    Trapassi il presente
    e nelle ore umide
    quel giorno di
    cordogli e di pena puerile
    non scordi.

    Sei nel tubulo amaro
    nel tempo che 
    ruba avaro i 
    frantumati resti.

    Questa è la sfida agrodolce
    della vita, nel pensiero
    che non volge più
    al passato.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:55
    Teatro fantasma

    Il teatro fantasma
    intona una lirica
    più stonata di me,
    e le note non sanno
    di gloria, ma di una
    ripetuta scoria

    Che fra questi spazi 
    un po' desolati
    io mi ci trovo.
    Ma dentro la lirica
    suona ancora
    il violoncello.

    Ho un posto
    tra questi spazi
    vuoti, tutto fumo
    intorno a me.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:49
    Grido in un tumulo, nessuno mi sente

    Valico le porte 
    della luce salvifica,
    ma quelle si chiudono
    il tamburo risuona
    col suo clangore.

    Scendo, poi risalgo 
    dalle scale 
    così, spossessato 
    dal suono dei passi
    che lentamente giungono
    fino al calore inesauribile 
    delle mie orecchie
    incendiate.

    Non è sorte di
    dolore quella che sento,
    ma è gioia di un pezzo
    che a malapena 
    s'allontana.

    Scendi giù,
    ma nessuno ti sente.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:44
    Esplosione in un campo di merli

    Quanta macabrosità
    celata in un
    attimo, si spiega
    allegramente 
    in una frenesia
    ottenebrante.

    Vendi le tue 
    membra, mentre
    con lo sguardo
    la tua faccia
    uccide.

    Spegni l'interruttore
    che la miccia esplode.
    Marciume ovunque
    in questo campo
    di merli stecchiti.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:42
    Torre solitaria

    Mi impegno spesso 
    per non essere 
    me stesso
    Vivendo nel cumulo
    della finzione.

    Improvviso la mia parte
    ovunque vada,
    un'abitudine
    ormai.

    Ci si sente una torre
    solitaria,
    con i mattoni di sabbia
    pronta per crollare.

    Se non mi guardassero
    con quell'espressione infante,
    mi sentirei protetto
    e meno solo.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:39
    Perché tu pelle, mi contagi

    Perché tu pelle
    mi contagi
    ho i miei rifugi
    su questi aneliti
    scarlatti che ondeggiano

    Con il 
    morbido ologramma
    sulle mie labbra
    lambisci
    i miei istinti

    Perché tu pelle
    contatto, affezione
    mi stampi
    il tuo nome
    mi corrispondi 
    al centro, perchè tu
    pelle miri

    Con decisione
    ora tocchi
    il mio apogeo,
    la mia Terra, 
    la mia gravità.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:35
    Il disgelo nelle vene

    Con la schiena reclinata
    preghi che questa 
    mestizia 
    sia andata

    Hai la polvere negli occhi
    che invera 
    le tue insicurezze
    E' il disgelo, oggi
    è un tripudio di amarezze

    Si sciolgono le tue iridi
    ancora ti stancano
    le debolezze.

    Le stalattiti
    rimangono 
    intatte, primeggiano
    sul tuo volto 
    marcato.

    Fermati!
    è avvenuto il disgelo.
    Ma non lo vedi?
    Sei ancora in piedi.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:30
    Il tempo che soffoca

    Sospira, ancora questa notte, sospira. 
    Se non hai paura, sospira più forte.
    Tutto questo è di passaggio,
    è una pioggia copiosa che ti scivola addosso.

    Allora sospira,
    ancora questa notte
    che c'è aria
    per scacciare il tempo. 

    Tutto questo tempo,
    nello stomaco, ti appesantisce,
    ma tu scaccialo...
    se hai fiato.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:27
    Attitudini

    Che il mio sia
    inafferrabile 
    sogno, così
    che possa tenerlo
    in pugno.

    Non mi addormentare...
    le rondini
    annunciano la
    fioritura rigogliosa 
    delle gardenie

    Fammi un pensiero
    che libri leggiadro
    che mi tenti
    per precipitare
    dall'altitudine sfumata.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:25
    Uno spirito che implora

    Sul promontorio
    un mormorio avvizzito
    sembra spargere
    sulle creste 
    una schiuma miasmatica

    Guarda, sulle discontinuità
    non sorregge
    il tuo spirito, quello
    semmai si è abbacchiato

    Guarda, lui
    sul letto di spille
    che trepida
    di spume contundenti.

    Lo stormo arranca
    sulle ciminiere,
    carbonizzato dal
    frastuono, mentre odi
    su queste nuvole plumbee
    le strilla di uno spirito
    che implora.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:21
    Natale artefatto

    Le campane strimpellano
    per sancire questa 
    evenienza consumistica

    Il tepore dei led
    che non giunge
    ai nostri preparativi
    e non ci irradia

    I fiocchi impallidiscono
    tramortiti
    per l'augurio
    alienante di un
    Natale artefatto.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:17
    Paranoia opacizzante

    Il tuo arrivo è struggente
    si annidano tutti in 
    un solo punto
    Come quando sei in una
    ressa e non riesci a divincolarti.

    Mi attacchi, 
    come uno sciame abitato
    pungi, come gli insetti 
    pungono quando
    sono affamati di sangue

    Non ho difese, in questo 
    posto di paranoie opacizzanti
    che despote, avanzano 
    nei miei territori psichici.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:14
    Il carcere del popolo

    Ho le cimici nel petto
    e il riverbero dei ricordi
    Ho il tremolio nelle articolazioni
    nelle falangi
    nelle arterie

    Trangugio tutto ciò 
    che è asfittico,
    strangolato 
    affogato 
    annegato nelle acque 
    del Cocito

    Transumo nella reticenza
    riservatezza,
    privatezza... percepisco
    l'orrido, lo sterile e l'infetto:
    Triade di un popolo ammaestrato.
    Triade di un popolo ammanettato.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:11
    Relegato negli inferi

    Proserpina mi tese 
    la mano, per condurmi
    negli inferi
    Claudicavo su quel 
    pavimento ruvido.

    "Non ti stringo
    Proserpina, i tuoi inferi
    eclisseranno 
    le tue calunnie
    non mi avviliranno".

    Il cammino è impervio
    devastante,
    è catastrofe 
    in quest'Ade sanguinolento.

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:08
    D'incanto le tue membra

    Era Afrodite, il
    tuo sguardo.
    Tu, Afrodite
    a specchiarti
    mostrando d'incanto
    le tue membra 

    Sentimenti disossati,
    scarnificati
    E tu raccogli le tue 
    membra, come raccolto
    negli irrigati campi

    Portali nel mondo
    atemporale, quegli uomini
    refrattari. Quegli stessi
    che l'amore espellono e 
    non conoscono.

    Discendi per seminare 
    umiltà, ma non discendere
    tra gli uomini.
    Spandi, come sovente 
    è nella tua clemenza, il 
    seme di Eros.

    Lascia ai detentori della lussuria,
    il tuo seme fertile.
    Dona, Clemenza 
    il tuo seme 
    per irrorare i cuori
    disertati.

    Non lasciarti calpestare,
    tu non sei e non sarai
    comune mortale.

     

     
  • 01 marzo 2014 alle ore 17:04
    Mai più univoco: la morte

    Giammai scontrai il vivere e
    il morire; nulla è univoco
    se non la morte che ti invoca
    e invoca lancinante il tuo dolore.
    Strappato dal mio vivere, e la gente dal suo.

    Gemiti a pazientare, taciturno
    è il loro perturbante lamento.
    Turbolento, turbolenza
    che speranza e ingegno  
    paghino il loro pegno.

    Qui non si è vivi, mai scontrammo
    il vivere e il morire.
    Mai fu più univoco della morte che
    ci invoca e ci ingoia.

     
  • 26 settembre 2013 alle ore 18:30
    Sarà l'arte tentacolata

    Siamo riccioli di zucchero
    sparsi su distese di sale.
    Siamo fogli di seta
    stracciati dal male

    Impiccati da funi 
    di nervi
    assiderati 
    dal volo convulso di cervi.

    Siamo pacchi regalo scartati
    dall'infimo domani 
    degradati
    nella pece

    Nelle mani impedite
    nelle scene più ardite
    emarginati
    fibre ormai sfibrate.
    Siamo artisti
    con le mani ormai legate.

     
  • 25 settembre 2013 alle ore 16:20
    Ricordo di un'amicizia sbiadita

    Ho aspettato che bussassi
    alla mia porta, amica mia.
    Ti ho aspettato con il cuore
    tra le braccia,
    l'ho coccolato perché
    piangeva troppo; erano singulti
    i suoi, di te non era rimasto
    altro che una sparuta traccia.

    Ti ho aspettato nel vagone
    di ritorno
    con la bocca serrata
    mentre sfogliavo tra le foto
    la tua presenza sagomata.

    Ora non vedo
    lo spiraglio del nostro segreto
    il tuo orgoglio rapace
    lo ha fagocitato.
    Ricordo ancora, tre anni fa
    dall'orecchio destro un sussurro
    "Chi non ti segue, amico mio, non ti ha mai amato".

     
  • 07 settembre 2013 alle ore 2:28
    Indomito eremita

    Sorseggia
    l'indomito eremita
    lo scricchiolio
    arrugginito, scorticato.

    Dallo scalpiccio
    tuonante rifugge
    dai tempestosi 
    gemiti.

    E' un fuscello
    nell'aria
    l'eremita
    un granello piazzato
    per caso

    Un fannullone
    che impreca
    che sguaina l'elsa
    e che poi si ritrae
    cautamente
    E' indomito, è eremita.

     
  • 29 agosto 2013 alle ore 23:26
    Massi gravosi

    Mi rannicchiai
    sul telo
    i sassi
    gridarono

    In prossimità
    i compagni
    strillarono
    presi dalla
    goliardia

    Annotai
    con l'oculare
    i gabbiani
    in decollo

    I fremiti
    emanati dal
    triangolo
    verdeggiante

    mi sollevò...

    Quell'imbrunire
    aspro
    quel castello
    affacciato ai margini
    in solitudine.

     
  • 26 agosto 2013 alle ore 21:04
    Quel ventisei Luglio

    Si appostò
    dietro la fronda
    ferrosa
    Origliando da lontano
    la favella 
    di due estranei
     
    Poi, assorto
    tornò nel
    suo frangente
    Non era mai stato 
    una iena 
    Era gracile
    un uomo fragile
     
    Nella sua esilità
    sentì un friccico
    quel ventisei Luglio.
     
    Nulla più, nulla meno
    l'ardesia si sfaldò
    Quell'ardesia...
    era lui
    sfaldato nei ripiani appiattiti
    del suo intelletto.

     
  • 24 agosto 2013 alle ore 23:35
    Riflusso

    Le asperità
    puntellate
    da estroflessioni
    appuntite.

    La mia anima
    ingurgita
    lei malsana,
    se ne sta dritta
    impettita
    maciullata

    Gravida nel
    suo utero
    ma abortita
    dall'onta
    scimunita

    Prorogandosi lei
    pazienta
    nel tugurio
    ove alloggia 
    inviperita

    Nel porcile
    emarginata.
    Intanto... il 
    taccuino trascrive
    il suo rancore
    partorendo la prole
    accudita, allattata
    dalla carta
    ormai imbrattata.

     
  • 23 agosto 2013 alle ore 22:43
    Creatura alata

    Allora
    svolazza altrove
    nel pallore
    sopra le 
    catene montuose

    Creatura smunta 
    e alata 
    Parsimoniosa
    addestrata
    per non spiccare.

    Sogghigna.

    Prosciugata
    tersa
    privata del
    suo scettro.

    Decolla
    col suo becco
    ascendendo
    senza il suo boccone
    contrita, amareggiata.
     

     
  • 22 agosto 2013 alle ore 4:14
    Folata di vita

    Luminescenze
    silenti
    pastellate

    Lucciole
    fluttuanti
    cortecce
    ansimanti

    Cigni col
    capo chino
    nel vibrato 
    raggio d'acqua.

    La vita 
    è una folata
    si esprime
    in natura

    E' un giro
    spettrale
    è odore che 
    non sfugge.

    I suoi
    spettatori
    attori che
    dirigono a bacchetta
    quel che essi
    stessi vivono.