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Autore

Giuseppe Napolitano

in archivio dal 09 dic 2005

12 febbraio 1949, Minturno

segni particolari:
Appassionato di poesia da sempre ma poeta ancora in via di definizione.

mi descrivo così:
Testardo possibilista aperto al dialogo purché nel segno del rispetto reciproco.

15 dicembre 2005

Alla riva del tempo

di Giuseppe Napolitano

editore: Guida

pagine: 104

prezzo: 7,00 €

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Il libro è una raccolta di testi con cui l’autore celebra i 35 anni dalla sua prima pubblicazione: il libricino “Momenti” del 1970. Con questa silloge Napolitano tocca il traguardo delle 28 pubblicazioni, senza contare le collaborazioni a progetti collettivi.
L’opera sta riscuotendo molto successo e per invitare alla lettura del libro useremo le parole pronunciate dal Prof. Carlino dell’Università di Roma nel corso di una presentazione del volume: “Bisogna però sapersi lasciare andare alla parola, e questo comporta tuttavia un rallentamento nella corsa frenetica (ed ecco la pazienza, ecco il tempo lento della poesia); significa un rallentamento, un’uscita dal tempo che noi usualmente abitiamo, e significa anche sapersi riconoscere nella propria dimensione senza ritenere (e ormai la poesia non può ritenerlo) che la parola, la parola pronunciata in poesia, abbia una possibilità di certificare per sempre. Già Montale ce lo diceva.
In questo senso credo che la poesia di Giuseppe Napolitano sia un misto tra questo abbandonarsi alla parola, lasciarsi parlare dalla parola, ma anche questa coscienza del limite che peraltro si manifesta anche in quei tocchi di ironia che spesso noi riscontriamo nel suo testo, per esempio negli “Intermezzi” in prosa. Quest’ironia ci rende consapevoli che qualunque nostra conquista è una conquista provvisoria, ma è anche una conquista che la parola ci assicura, è una conquista che noi dobbiamo ogni volta agganciare.
Ecco, la poesia diventa in questo modo una sfida contro il tempo, una sfida che ci consente di restituire un senso, di ritrovare tutti gli elementi al posto giusto, tutte le nostre figure di riferimento al posto giusto, ma nella consapevolezza per l’appunto che questa sfida è incessante, che volta per volta noi dobbiamo rilanciare la sfida della parola, volta per volta metterci in ascolto di quella parola che ricostituisce unitario il puzzle frammentario e smembrato della nostra esistenza.”

recensione di Luigi De Luca

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