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Autore

Gjo Esse

in archivio dal 13 gen 2013

10 gennaio 1973, Capri (NA) - Italia

segni particolari:
La vita diventa un'avventura solo se la scrivi.

mi descrivo così:
Scrittrice per passione con una particolare predilezione per l'erotismo, indagato con un pizzico di psicologia.

13 gennaio 2013 alle ore 10:43

La leggenda della Befana

Intro: La Befana ha un pessimo carattere.
E' una brontolona e sembra una strega, quando vola sulla sua scopa a tutta velocità ... ma, cari bambini, dovete sapere che ha un buon motivo per essere scontrosa.
Con questo racconto lo scoprirete anche voi.
In realtà ce l'ha solo con se stessa, mentre ama con tutto il cuore, i bembini di tutto il mondo.

Il racconto

C’era una volta una vecchia signora che viveva tutta sola nei pressi di Betlemme.
Quella donna non era mai stata particolarmente bella, nemmeno in gioventù, e poiché aveva anche un carattere scontroso e diffidente, finì che nessuno la richiese mai in moglie. E neppure lei se ne angustiava troppo, dopotutto era molto contenta di stare da sola.
Mentre da giovane aveva evitato accuratamente di avere bambini per casa, sia figli che nipoti, più passavano gli anni e più sentiva la mancanza di un frugoletto che le trotterellasse tra i piedi, ma ormai, era vecchia e curva, e non avrebbe neppure avuto la forza di badare a un bambino.
La vecchietta aveva sempre lavorato e, vivendo da sola, aveva, nel tempo, accumulato una piccola fortuna, che teneva nascosto nella stalla, in un vecchio sacco di tela, per evitare che i ladri si portassero via il suo gruzzoletto.
Una fredda notte di Dicembre la vecchia signora non riusciva a prendere sonno, si girava e si rigirava nel letto, non trovando pace.
Alla fine si rese conto che probabilmente non riusciva ad addormentarsi perchè di fuori la notte era assai chiara ... molto più di quelle notti in cui c’è la luna piena.
Incuriosita, la vecchina si avvolse in uno scialle e socchiuse l’uscio per guardare fuori.
Incredibile a dirsi: nel cielo, non troppo lontano dalla sua casa, brillava una grandissima stella, anzi era una cometa, e si portava dietro una scia luccicante come una pioggia di diamanti.
Affascinata dalla luce, la vecchia stava quasi per uscire nel cortile della casa, quando vide due figuri che attraversavano la strada, avvolti in neri mantelli.
Subito si rintanò di nuovo nella sua casetta sapendo che la notte si possono fare tanti brutti incontri ma, mentre rientrava, non poté fare a meno di notare che i due indossavano, sotto il mantello, l’armatura dei soldati.
Passando veloci davanti alla casa udì uno che diceva all’altro:
- Ecco, probabilmente è quella la stella che il re ci ha detto di cercare! –
- Presto allora – disse il suo compare – corriamo ad avvertire Erode ... e poi accada quel che accada; l’importante è che saremo ricompensati per la nostra spiata! –
Pur non sapendo di cosa parlassero i due sicari, la vecchina ebbe un brivido che le attraversò tutte le ossa e decise subito di andarsi a rintanare sotto le coperte.
Mentre stava per calare il pesante chiavistello della porta, la vecchia udì altre voci che provenivano dalla strada.
“Che fossero ancora le spie del re?” si chiese, ma dalla strada una voce bonaria, con accento straniero, strillava:
- Ehi, di casa, aprite per favore: ci siamo perduti e veniamo da lontano. –
La vecchietta spiò, per vedere chi altri viaggiasse in quella notte così particolare e, con grande sorpresa, vide davanti al suo cortile tre signori riccamente vestiti. Avevano al seguito, tre stallieri, che si occupavano dei loro cammelli riccamente bardati.
Guardando meglio si rese conto che i tre personaggi avevano la corona di re e la cosa la lasciò inebetita.
Allora si fece coraggio: non capita tutti i giorni di avere ben tre re fuori di casa, aprì una finestra e si affacciò, con la lanterna tra le mani.
- Chi è? – chiese la vecchia ai pellegrini.
E loro riposero:
- Noi siamo i re Magi, veniamo dall’Oriente per salutare la nascita del Re dei re! –
disse uno che si chiamava Gaspare.
- Portiamo doni e saggezza a questo meraviglioso bambino. - aggiunse un altro re che si chiamava Melchiorre.
- Aiutateci a trovarlo, accompagnateci per favore, perchè abbiamo paura di confonderci e sbagliare la strada – disse poi il terzo, che si chiamava Baldassarre.
La vecchia ci meditò sopra e si ricordò delle guardie cattive che aveva visto poco prima, poi pensò anche che le rincresceva uscire di notte col freddo ... e per cosa poi?
Per andare a vedere un marmocchio, magari piangente, che le avrebbe rotto i timpani.
Non aveva mai avuto bambini intorno, fino ad allora, e non avrebbe cominciato certo quella notte.
- No, miei signori, io di casa non posso uscire, - disse - però la strada per il paese è quella, non vi potete sbagliare – e indicò ai Magi la via da seguire.
- Là, troverete l’albergo del paese e anche una capanna, dove alloggiano i più poveri, quando le stanze sono tutte piene. Andatevene in pace per la vostra strada e buona notte! –
E subito chiuse il chiavistello, rientrando in casa.
Mentre si convinceva di aver fatto la cosa migliore, la donna fu presa però dallo sconforto.
“Che cosa ho fatto” pensava “ finalmente dopo una vita arida e senza figli mi si presenta l’occasione di fare del bene a un bambino. Ed io? Io mi chiudo dentro casa, nascosta dietro il mio egoismo?”
E mentre pensava queste cose, la vecchietta, in fretta e furia, prese dalla casa le cose più belle e più buone che aveva, i dolciumi più prelibati e qualche ninnolo dai mobili della credenza.
Scappò fuori e gridò, con quanto fiato aveva in gola:
- Aspettate, aspettate, gentili re dell’ Oriente, portatemi con voi ... vi servirò e vi indicherò facilmente la strada! –
Ma fuori dalla casa tutto era silenzio.
La vecchia, pentita e addolorata, si lanciò per la strada ma per quanto camminasse, per quanto si orientasse, quella notte sembrava che il mondo fosse cambiato e per quanta strada facessero i suoi piedi, pareva che non arrivasse mai da nessuna parte.
All’alba, fiacca e disperata, sedette su una pietra, con le lacrime agli occhi.
Gettò uno sguardo triste alla sua cesta piena di doni, ormai inutili, e capì che non sarebbero mai arrivati a destinazione.
Pian piano, se ne ritornò verso casa e, quando arrivò, la osservò con la tristezza nel cuore.
La vecchia signora posò la cesta su una panca, rendendosi conto di aver perso per sempre l’occasione, di vedere quel bambino così speciale.
Non si era mai sentita così inutile e sola.

Poi... e poi successe di tutto, in quella terra lontana.
Un re cattivo fece strage di bambini, mentre un bambino buono scampò alla strage, divenne il Re dei re e cambiò il mondo, tanto profondamente che, ancora oggi, tutti lo ricordano col nome di Gesù.

E la vecchina, direte voi?
Beh... la vecchina ebbe una sorpresa e neppure lei fu mai più dimenticata, perchè una notte, mentre gironzolava per il suo cortile, disperata e senza niente di meglio da fare, si ricordò del suo sacco pieno di monete.
Non che la cosa le interessasse più niente, però, per scrupolo, andò a controllare e sapete che cosa trovò?
Il sacco era ancora là, nel buio della stalla ma al suo interno non c’erano più inutili monete ma giocattoli, dolciumi, caramelle, bamboline, sonagli e trombette.
La vecchia per un attimo non capì e rimase del tutto sbalordita ma, quando guardò fuori dalla porta della stalla e vide la luce di una stella molto vicina, d’improvviso tutto le fu chiaro.
Da poco era passato dicembre, era la notte del sei di gennaio; la stessa notte di quando, un anno prima, i re Magi si erano fermati davanti alla sua casa.
Così la vecchina capì, si caricò il sacco pieno di ogni ben di dio sulle spalle e iniziò a girare per il mondo, portando da allora e per sempre, giocattoli e dolcetti ai bambini buoni.

FINE

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