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Racconti di Gloria D'alessandro

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  • 09 agosto 2007
    Anima tonda

    Come comincia:

    I

    Ilgaro nasce da una povera ed umile famiglia. A 23 anni ne subisce le conseguenze moralmente e socialmente scegliendo di evadere dai loro giudizi e dalle loro incomprensioni.
    Emigrati in Germania negli anni '70 si portarono dietro solo la grande volontà di formare una famiglia diversa da quella in cui hanno vissuto. Ma la vita non ha ricambiato loro questo enorme sacrificio. Ilgaro è fuggita.

     

    Febbraio 199due
    Ilgaro lasciava sua madre sola in un bar dopo che Andrée l'aveva portata via dalla sua vita, considerando il suo modo d'essere peccaminoso e senza futuro. Certo, a 20 anni Ilgaro si sentiva forte e non aveva la minima voglia di ritornare sotto le vesti dei genitori che non la capivano. Amare una donna era completamente fuori luogo dopo una educazione liceale ed universitaria. Fino al momento in cui Ilgaro, diciannovenne, aveva conosciuto Andrée non aveva fatto l'amore con nessuno; le stravolse l'esistenza. Andrée con due figli,aveva trascinato Ilgaro in una mostruosa povertà ma ricca di universo sessuale che non aveva mai toccato. In precedenza Ilgaro amava solo nei sogni e si innamorava senza vivere appieno il suo sentimento, soffrendone. A 19 anni il varco che si apriva la conduceva a vivere tutto il tempo perso, non importava se Andrèe, avendo figli, non lavorava. Ilgaro pensava a tutto; Andrèe e i suoi bambini erano la sua "nuova famiglia"; non pensava alla decadenza, alla perdita della coscienza, alla fame a cui stava indando incontro, prosciugando il suo conto in banca ed oltre... il bancomat ad un certo punto venne mangiato da una bocca senza pietà, dal momento in cui Ilgaro ed Andrèe pensavano solo a prelevare senza mai ricoprire il conto in rosso.
    Ma tutto questo Ilgaro non lo sapeva quando lasciò sua madre smarrita fuori da quel bar, in una città a lei completamente sconosciuta...

    Agosto 199cinque
    Ilgaro rinasceva tornando a vivere diversamente. Il papà di Andrèe moriva in ospedale dopo una lunga e sofferente malattia.
    Dopo la perdita del padre di Andrèe, Ilgaro veniva mollata, senza giustificazione. "Non riesco a mantenere un rapporto con te adesso, sto cercando mio padre, mi manca, tu non mi sai stare vicina, non ce la faccio." Ilgaro cadeva dalle nuvole. E' sempre stata sincera in ogni gesto, in ogni scelta, in ogni situazione. "Sei ancora troppo piccola. Non capisci", le disse...
    A fatica Ilgaro riacquistava la sua indipendenza, restando affianco ad Andrèe. Voleva dimenticare il passato, la sua vita con lei, la sentiva sprecata e sporca. Adesso incanalava l'amore che provava per Andrèe verso se stessa, realizzando i suoi desideri e i suoi sogni: una casa tutta per sé, un lavoro; ma la strada più difficile rappresentava il percorso che doveva affrontare rinunciando alla dipendenza dei suoi "amici", tutti troppo stretti e vicini ad Andrèe, alla più forte della ex-coppia, che con maestrìa riusciva ad abbindolare le persone con le sue splendide retoriche infangando e rendendo ridicoli persino i gesti di Ilgaro che erano protesi a sfamare i suoi due figli... eppure lei andava avanti per la sua strada vivendo intensamente in queste circostanze senza grosse esigenze per se stessa.
    Crescere e rinascere/ sotto altro aspetto/ sotto forma di essenza./ Credere in me stessa./ Realizzarmi./ Rispettandomi./ Accettando i limiti,/ superarli,/ andar oltre./ Oltre la ragione,/ oltre gli eventi./ Scegliere ogni attimo della giornata/ vivendo a contatto/ con ciò che mi circonda/ con occhi nuovi e profondi/ e fare di spirito lucente/ le sensazioni di ogni momento.

    II

    Agosto 199cinque-fine
    Ilgaro era sola con la sua pigrizia e Fiesta, la sua adorabile cagnetta di mamma setter inglese e padre screanzato e sconosciuto. Il suo esile corpo peloso e bianco era aggraziato da un solo orecchio marrone, più lungo e peloso dell'altro.
    Il tempo Ilgaro ora lo gustava in modo anomalo, scopriva la scrittura e la lettura, ma nello sfogo dello scrivere si rese conto di aver pensato un pò troppo indecentemente agli altri, subendo soltanto, come se non avesse mai avuto e mostrato un carattere in quei quattro anni di vita insieme ad Andrèe. Ilgaro chi era ora? Solo una ragazza, sola, con poco o niente, aveva sì Fiesta, Thomas il gatto tutto nero raccolto per strada in una serata di pioggia accecante, un letto, pochi vestiti malconci con sogni e desideri, ma sempre denudata dagli eventi che stava rimuovendo con forza dalla sua memoria perché non veri e violenti. Aveva anche due lavori non gratificanti, pesanti e con dei superiori dispotici; per Ilgaro era, però, pur sempre il primo gradino di una grande scalinata. Ma non riusciva a volare se non andava via dalla casa di Andrèe. Nella sua immaginazione era presente una essenzialità molto razionale. Non si considerava povera dentro o fotocopiata, come le disse una volta Derk con zero rispetto, il miglior amico di Andrèe, con atteggiamenti che rubava agli altri. Quando finalmente Andrèe disse ad Ilgaro di andar via da casa sua arrivò un segno di rinascita.
    Eternità di un momento/ fusione del mio Io./ Il silenzio solo una ricchezza/ della Vita/ del Sentimento, dell'Emozione per me./ Incantesimo profondo:/ l'ascolto e non me ne allontano.

    Quando finalmente arrivò il gran giorno, Andrèe si atteggiava dispiaciuta. S'innescò la miccia dell'esile voce della ragazza arrabbiata, mai rispettata e solo usata. Un piombo di lampo e tuono dalla gola di chi era stata zitta per troppo tempo: "E' inutile che ti mostri come una santa addolorata! Sto uscendo completamente fuori dalla tua vita, bella! Non mi meriti. Mi fa male il cuore per i bambini che li ho cresciuti senza chiederti mai un soldo, mentre andavi fuori la sera con le tue galline e il tuo galletto di Derk! La vita ti tornerà tutto il male che hai fatto, non solo a me, ma anche ai piccoli! Ti dà fastidio che adesso non dipendo più fisicamente da te, vero?" La mano bollente di Andrèe venne fermata dalla prontezza dei riflessi di Ilgaro. "Ehhh-nnoo, cocca bella... le mani addosso non me le metti più!" Prese di corsa Fiesta e si allontanò da quella casa. Finalmente ne era quasi fuori... mancavano due ore alla consegna delle chiavi del suo "nuovo" appartamento. Il gatto Thomas era già lì che l'aspettava. Mancavano solo loro due; Fiesta adesso la guardava scodinzolando e correndo fuori da quell'inferno di spazio soffocante. Si stava annuvolando, ma Ilgaro e Fiesta avevano finalmente un po' di sole dentro.

    III
    Marzo 2000

    Erano passati un pò di anni. Ilgaro e Fiesta passeggiavano per il bosco tondeggiante da mille foglie osannate dal vento. Le pietre scricchiolavano sotto i loro passi facendo a gara per come venivano spostati a ritmo di gioco. La loro storia era l'inciampo inaspettato del destino che non si aspettavano.
    Non era il fulmine a ciel sereno, no... era qualcosa di più: l'abbraccio miracoloso che avvolgeva Ilgaro pian piano ad un lento brusìo di naturalità. Fiesta si sedette all'ombra dell'albero spontaneamente. C'era una panchina di pietra fredda; si scaldò con l'appoggiarsi del corpo della ragazza che prese carta e penna e iniziò a scrivere il getto del suo essere così... rapita dai sensi.
    Dopo la passeggiata in bosco tornarono nella loro nuova casa. Lei era lì, con occhi verdi come il mare in piena estate: luminosi e invitanti allo scoprire gli infiniti tesori nascosti di tanta bellezza da esplorare.
    Ilgaro le porse la lettera scritta di getto mentre passeggiava con la sua piccola creatura scodinzolante. Tremava e fremeva. Sapeva, e già viveva oltre il semplice indizio regalatole dalla vita.
    "Adesso sono qui. Da dove inizio, se tutto ha avuto un inizio già dentro di me e te? Ricordo il lampo che mi ha abbagliato la prima volta che ti ho baciata, ricordi? Era un posto assordante e allarmante per tanto chiasso che avevamo intorno, avevo persino paura che l'incanto che provavo dentro mi scappasse chissà dove... ma il tuo sorriso mi apriva il cuore. La tanta poca fiducia in me stessa da non credere alla realtà che vivevo allora con te, dov'era sparita? Adesso non lascio trasparire il minimo filo di sciocchezza per la tanta paura di non saperti e poterti vivere fino in fondo: la lascio al passato.
    Mentre respiri leggendomi, un piccolo bagliore colora la strada sulla quale camminiamo. La nostra .
    Adesso riesco ad essere me liberamente, senza le paranoie del mio vittimismo scrosciante che ho portato a spasso negli anni; tu mi stai succedendo, tu ci sei, tu hai fatto perdere il mio controllo di una vita povera di spirito e di fatti. Tu mi sei preziosa come il profumo del pane che respiro fuori dal fornaio di mattina presto, tu sei la fragranza delle mie mani che non sa sciupare l'acqua cristallina del temporale fresco che accolgo con la gioia di esser bagnata. Tu sei diamante vivente per me con luce e ricchezza che sai emanare senza far rumore. Tu sei emozione solare per me che ti vivo.
    Con amore Ilgaro."
    Era l'Aurora. Biancheggiava tra le fessure delle finestre. Luce esplosiva che si trasformava in un tocco di labbra.
    Ilgaro finalmente felice. E una coda che faceva le feste.

  • 07 agosto 2007
    Uomo (?) bastardo

    Come comincia: Aveva un gran caldo il bosco quando si svegliò una mattina solleticato dalle zampette degli scoiattoli e dallo stiracchiarsi del buongiorno di chiunque vi abitava. La perfetta armonia emanata dal ballo delle foglie verdi venne disincantata dagli scarponi pesanti di un uomo: aveva uno strano oggetto tra le dita, una specie di rametto da cui ogni tanto aspirava, emetteva del fumo, e mentre lo tirava con la bocca la bronza all'estremità si faceva sempre più corta. Il fiore, l'erba,il frutto di bosco lo paragonarono ad una piccola stella, e si chiedevano il perché ne splendeva ancora soltanto una sola, piccola, minuscola, oltretutto solitaria ad una distanza così ravvicinata. L'alba è arrivata, si dissero tutti, ed il sole aveva tappezzato perfino le nuvole...

     


    I passi pesanti degli scarponi dell'uomo giocavano a nascondino con le piccole creature del bosco e solo un elfo, qua e là, con semplici scherzetti si divertiva a schiaffeggiare il suo volto invisibilmente con i rami, senza fargli male. Ma gli occhi dell'uomo s'incurvavano a poco a poco in un disprezzo per il fastidio benevolmente provocato dalla magia delle ondulate foglie, addirittura disprezzava il profumo dell'aria che si creava con il suo profumo di limpidezza. Così spezzava le braccia più lunghe di alcuni rametti finché non si fermò e si accovacciò guardandosi intorno. Nel mentre fece cadere l'arnese fumante che durante il suo cammino gli si consumò tra le dita e la bocca.


    Le zolle di terra iniziarono a fumare. Il sorriso di onnipotente disprezzo si accigliò tra le labbra dell'uomo coperte dalla barba; si alzò di scatto e con la corsa di chi vuol vincere una gara s'inabissò nella fuga fino a quando il fiato non lo sostenne più.


    Intanto il fumo si alzò come una nebulosa tra le stelle, aumentava considerevolmente tra gli spazi ovunque liberi, annegandone l'aria e le cortecce degli alberi si denudavano anneriti della loro anima, le siepi si carbonizzavano tra gli sguardi attoniti degli animali che istintivamente si lanciarono al di fuori di quell'inferno asfissiante.


    Nel giro di pochi minuti l'atmosfera del bosco si trovò in un vorticoso schioppettìo tra l'odore di bruciato sfatato. Da lontano il bastardo barbuto evaporò il suo eco d'orgoglio diavolesco nei primi telegiornali: un sogno di suo nascosto protagonismo. Prese il telefonino. A lui il merito dell'allarme. Chiamò il 115.


    L'elfo si ritrovò di fronte ad uno scenario devastante e senza dimora; tuttavia guidava i suoi protettori al di fuori dell'ambiente cosparsa ormai di nebbia avvelenata.


    All'improvviso vide il bastardo senza volto, barbuto; gli si avvicinò tra le ombre della sua corposità. L'elfo prese la sua lama di luce e gli perforò il cuore, poi lo fece soffocare stringendogli le braccia al collo come in un asfissiante abbraccio... e poi arrivarono, volando gli occhi del gufo disgustosamente disprezzanti ed accecarono l'ultima immagine del bastardo come se un fulmine gli lacerasse la cornea e gli occhi di lui scoppiarono materia d'esplosione nel cervello. L'uomo odiò se stesso nel rendersi conto che nella sua vita solitaria non riuscì nemmeno a fuggire dal rogo che lui stesso aveva creato. Tanto... oramai... solo prima, solo adesso, solo sempre..., forse non adesso; c'era un fantasma nel bosco: l'amore dell'elfo lo ha salvato dalla sua stessa ed odiosa inutilità.