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in archivio dal 06 mar 2009

Gugu Andreea

26 aprile 1979, Bucarest
Mi descrivo così: Semplicemente mr.

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  • 06 marzo 2009
    Il sogno

    Volare in alto sopra una nuvola
    Scendere per ammirar la terra
    Vedere i volti dei miei cari
    Sorridere, piangere, volare
    La paura, la voglia, l’amaro
    Sono semplici passaggi nella vita
    Nel braccio dolce del silenzio il mio cuore piange
    E piange in silenzio, la voce sua non si sente
    È il pianto amaro di coloro che sono svaniti in un sogno
    E lì mi fermo a cercarli ma non li trovo, non ci sono
    Vedo soltanto ombre che vengono e spariscono, il silenzio, il freddo e il buio nella notte
    O dio mio che orrore
    Nella  finestra luce vedo
    E mi avvicino piano piano
    E guardo il mondo
    Che va avanti portando il suo dono
    E vedo i bimbi e sorrido
    Sono loro la luce del mio spirito
    La foto ingiallita nel salotto
    Mi allontano
    Non voglio più restare incatenata qui
    In questo pensiero di vita e di morte
    Che mi porta lontano su una nuvola, su un pensiero più umano.

     
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  • 06 marzo 2009
    Ti cerco nella notte

    Come comincia: Il mio semplice racconto non è una fantasia ma è vita vera è forse quella parte della vita che non avrei mai voluto conoscere, ma purtroppo l’essere umano è predestinato al suo cammino è non c’è modo di sfuggirgli.
    Un viaggio nella mente, mi riporta a molti anni fa quando ero solo una dolce bimba biondissima, con mille sogni, con mille sorrisi con mille speranze, con un modo magico da sperimentare. E ritorno lì nella mia casa natale, e sento ancora gli odori di dolci e vaniglie provenienti dalla cucina, ed il rumore delle loro voci, ed io che mi avvicinavo e guardavo loro con amirazione.
    E lui era il mio uomo ideale, era lui il mio motivo di risveglio, era lui la mia vita, erano fatti di lui i miei sogni, di lui, di mio padre.
    Era lui...
    E le lacrime ogni volta che la mente lo riflette ai miei occhi non si vogliono fermare ma scendono lungo il mio viso e mi bruciano quelle ferite che ho nell’anima e che non si sono mai emarginate. E tento di chiudere gli occhi e rivedo il suo sorriso, i suoi occhi pieni di amore, e rivedo i suoi baffi con cui giocavo, le sue mani quelle mani grandi che mi abbracciavano come fosse sempre una fine e un inizio. Era lui quell’angelo donatomi da dio, era lui il mio mondo ideale.
    Un giorno una telefonata strana nella notte buia e silenziosa e la notizia di un dramma ed io ritorno e vedo la piccola bambina bionda inginocchiata in un angolo, il corpo tremante e gli occhi ghiacci dal dolore, il cuore non poteva urlare al mondo il suo grido di dolore.
    Mi avvicino a lui in quella bara triste e  fredda e gli tocco il viso, e gli bacio la fronte e mi sembrava che tutto il mondo si fermasse lì.
    Lei non capiva perché e chi avesse mai permesso questo. E lui da lì, dall’alto di un mondo sconosciuto ai nostri sguardi, la guardava e la stringeva forte a sé e le promise che mai l’avrebbero abbandonata e che sempre gli sarebbe stato accanto.
    E lei lì giù nel mondo dei piccoli ignoti sembrava che capisse il suo messaggio e lei chiuse gli occhi, e lo visse, era lui il suo angelo più bello che mai, e lei da quel momento non smise mai di pensarlo.
    Ho portato il silenzio per venti anni, i sorrisi e le sue parole e in quel silenzio ho scoperto la più dolce delle parole: l’amore. L’amore eterno che nemmeno il legame tremendo della morte può spezzare ed ho capito l’essenza della vita.
    Importante non è quanto tempo si ha ma ciò che se ne fa del tempo disponibile, di ciò che si trasmette agli altri. Io vivo per lui, io guardo lui in ogni mio bisogno di pace e serenità, io ritrovo lui in ogni attimo e in ogni parte di me.
    Nel silenzio della morte e della vita stessa i nostri cari non smettono mai di vivere, ma essi vivranno per sempre nei nostri cuori.
    E per te, papà.