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Racconti di Horion Enky Bizzi Claudio

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  • 12 novembre 2015 alle ore 12:34
    Il pendolare

    Come comincia: IL PENDOLARE

    Oggi, per Giovanni, è l’ultimo giorno di lavoro da pendolare,
    la notte è stata insonne, l’ha trascorsa a pensare.
    E' già mattino e la sveglia sta per suonare, ...
    ma la sua mano è lesta a spegnerla, prima che inizi a squillare.
    Questa mattina non intende svegliare sua moglie,
    farla alzare; la lascia quindi riposare.
    Si alza senza far rumore e, con la consolidata ritualità degli anni,
    colazione in cucina con cornetto e cappuccino
    mentre, posato sul tavolino, vi trova già pronto il panino, per l’intervallo del mattino,
    che s'appresta ad infilar dentro la borsa, insieme a due bottiglie di spumante,
    che aprirà con i colleghi, per festeggiare l’ultimo giorno di lavoro.
    Esce da casa come ogni mattino, cinquant’anni di giorni tutti uguali!
    Inforca la bicicletta, per dirigersi alla stazione, in sosta nel cortile.
    percependo dentro una forte emozione, nel salire sul quel treno regionale.
    Rievoca il ricordo del suo primo mattino, di quando era ancora ragazzino
    e vi era salito per andare alla scuola comunale.
    Puntuale arriva il treno e, come tutti i giorni, è sempre pieno
    e, in piedi è obbligato, a questo viaggio è abituato!
    Incontra i soliti colleghi, un saluto muto con un cenno del capo,
    non ha voglia di parlare di partita di calcio, di politica o di lotta sindacale,
    è un giorno in cui tutto questo non lo fa infervorare.
    Si guarda intorno, ma si perde nel pensare, rivedendosi in vari ragazzi
    e nel loro fervente vociare.
    L’amore della sua vita, conosciuto su quei vagoni, era stato coronato da un tempo ormai infinito.
    Mentre fantastica sul suo vissuto, il treno nel frattempo arriva alla destinazione finale.
    Ne discendono tutti e, di corsa, chi a scuola e chi al lavoro, ognuno di loro ha un posto che l’aspetta.
    Giovanni s’incammina, la fabbrica è lì vicina, oggi non ha fretta;
    entra in ufficio e inizia a lavorare, sapendo che, per lui, c’è ben poco da fare.
    A metà mattino, la pausa ed il panino.
    Arriva mezzogiorno, il pranzo, alla mensa aziendale,
    le bottiglie di spumante s'impegna a stappare, il brindisi e il commiato ufficiale, una stretta di mano per ognuno, come ultimo saluto.
    Solo il pomeriggio resta in fabbrica ancora d'arrivare,
    per poi prendere l’ultimo treno e, alla sua dimora, ritornare.
    Giovanni in pensione è tutt'ora, una casetta, con i sacrifici, si è comprato,
    ha ottenuto tutto il tempo da dedicare a quelle cose che, prima, si trovava a trascurare.
    Il figlio, da anni, ha lasciato la natia casa.
    D’ora in poi, lieti giorni l’aspettano e, il nonno, a tempo pieno può fare,
    con il nipotino, accompagnandolo al parco comunale,
    dove, per far venire sera, insieme giocare.
    Horion Enky

  • 02 marzo 2015 alle ore 16:19
    La collina dei lunghi fucili

    Come comincia: La collina dei lunghi fucili era lì davanti a lui, come sempre immobile nei giorni della storia; storia di un giorno che non ricordo, ma ben visibile nelle mie memorie. Quella di un giovane che, come tanti, all'alba era già sveglio per un nuovo giorno, cuore di giovane, immerso nei suoi sogni, nel ricordo di un amore lasciato a casa per un ideale di libertà. Pronto con l’orgoglio in mano a combattere per ideali altrui, ma nella sua mente in quel momento c’erano le dolcezze del suo amore per lei che amava. Non pensava alla battaglia che l'aspettava, non sapeva se quel giorno sarebbe stato un giorno di gloria! Lui, non pensava ciò! Lui non sapeva che chi doveva affrontare sarebbe stato un altro ragazzo come lui e che probabilmente aveva i suoi stessi pensieri e pensava al suo amore lontano. Memorie confuse ora turbavano i  pensieri di una vita non ancora vissuta, i suoi ricordi non erano molti, solo quelli di un giovane inesperto, un ragazzo che non sapeva nulla della vita e fiducioso di quello in cui  gli avevano insegnato a  credere. Nella cronaca della storia può essere un giorno come tanti, che non ricorderà nessuno, ma non per lui! Quel giorno era speciale, anche se non poteva festeggiarlo: era il compleanno di lei, i suoi 18 anni, poteva viverlo solo in sogno, di essere con lei, per dirle quanto era grande il suo amore, un amore così grande da donargli la sua vita.
    Quanti ragazzi stavano  crescendo in fretta, perché li aspetta un vero campo di battaglia, non più come quando erano bambini che si affrontavano per gioco e morire era cadere per terra per poi rialzarsi e partire a correre più veloce di prima. Sarebbe stato tutto vero e avrebbero messo il loro destino in mano alla sorte che gli attendeva, dove l’odore della polvere da sparo e quello del sangue si sarebbero mescolati in un unico  acre odore di morte. Ma come poteva un giovane pensare alla guerra quando il suo cuore palpitava solo d’amore, un ragazzo pieno d’ardore, con tanta voglia di vivere. Nella sua mente solo un grido echeggiava ”amore, amore” e più pensava al suo amore e più si sentiva scoppiare il cuore. Gli occhi non vedevano più niente e le sue orecchie non udivano più, sembrava che tutto quello che vedeva e sentiva svanisse nel nulla e che quello che stava per vivere fosse solo un sogno, un brutto sogno. Gli sembrava di essere nella sua fattoria, a poche miglia fuori dal paese, di sentire la mamma che lo chiamava al mattino, mentre per tutta la casa si espandeva quel profumo di colazione. Con un balzo e in tutta fretta giù dal letto, la colazione e con il padre a lavorare tutta la giornata nella fattoria, lavori che scandivano la sua giovane vita. Poi c’era la sera e gli amici, il sabato sera la festa in paese, dove si ballava e là con Ann s’incontrava, bella come i fiori che risplendevano al sole della prateria. Mille corse fatte insieme a lei, rincorrersi tra i prati e sfiniti cadere a terra, tenendosi mano nella mano rimanendo a guardare le stelle nel cielo. Ricordare quel primo bacio così intenso e mai dimenticato: ”dolce e bella Ann , diceva, per me sei nata e questa è la nostra storia, la nostra vita e non ci sarà mai nulla che la possa cambiare, perché il nostro amore è infinito come il cielo”.
    Ma gli squilli di tromba ridestarono la sua attenzione e si accorse che stava solo sognando e tutto era solo una sua illusione. Trovandosi catapultato nella dura realtà, tutto intorno a lui si muoveva e c’era un gran baccano, si partiva in marcia con un fucile in mano, il campo di battaglia non era poi così lontano. I due schieramenti si trovavano uno di fronte all’altro, soldato grigio e soldato blu, ma di fronte si trovava solo della gioventù. Urla e grida, la battaglia era cominciata. Sparò senza mirare, perché non volle dare la morte, ma una pallottola lo andò a centrare portando via con sé il suo cuore e, mentre la sua vita se ne andava, un foglio che teneva tra le mani volava via con la sua anima. Quel foglietto io ho trovato e vi ho raccontato,  questa storia, quella  di un ragazzo che una poesia aveva dedicato al suo giovane amore:
     
    Ciao mio piccolo amore
    come eri bella quel giorno che ti ho conosciuta.
    Scusami ancora se quel giorno per nascondere la mia timidezza sorridevo
    e restavo lì fermo ad ammirare la tua bellezza,
    perdendomi nei tuoi occhi colore del mare.
    Mentre parlavi, gesticolavi con le mani facendo si che
    s’incontrassero con le mie, allontanando quella distanza che c’era tra noi .
    Mentre i tuoi lunghi capelli biondi ondeggiavano come il grano mosso dal vento prima di essere mietuto.
    E una lieve brezza disperdeva il tuo profumo di freschezza d’acerba ragazzina.
    Si mio giovane primo amore.
    Tu sei entrata nella mia vita strappandomi il cuore dalle radici, facendomi innamorare follemente di te.
    L’aria oggi profuma di te nei mie ricordi e la mia mente ti sta pensando mio giovane innocente amore, un amore fatto dai sogni di due ragazzini che pensavano di vivere insieme per l’eternità.
    Solo questo ora è rimasto di te, giovane eroe, solo un sogno e un breve attimo di vita volato via, che la storia non racconterà mai, la storia della collina dei lunghi fucili.