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Autore

Ignazio Ruzzi

in archivio dal 02 nov 2011
05 novembre 2011 alle ore 19:58

Stonato

Il racconto

Lei mi dice di scrivere.
"Il fatto più strano e illogico è che nonostante che lo so continuo a fare debiti con me, vivere non è facile" Così' canta Vasco. Io oltre ai debiti, continuo a fare il cretino. "Il fatto più strano e illogico è che, nonostante che lo so’ non mi so’ difendere da me. Vivere non è facile" Sempre Vasco. Sempre cretino e indifeso.
Lei mi dice stonato. Su questo ha ragione, così' come Vasco nel dire che non mi so’ difendere da me. Iniziamo con "stonato". Sempre Nemi, Castelli Romani. Quando si dice il caso. A 10 metri da casa mia, uno dei più grandi Karaoke bar di Roma. Ultra tecnologico. Niente lasciato al caso. Ogni tavolo monitor munito. Un tavolo un microfono. Ogni 10 tavoli una cantante per aiutare noi poveri cristi. Belli e dannati?  No solo stonati.
Divento, per forza di cose, amico del proprietario. Divento, per forza di cose, un frequentatore abituale nei fine settimana e amico di quattro dentisti. Seri, stimati, famosi professionisti, durante la settimana, pazzi scatenati nel fine. Affrontavano la serata Karaoke da veri professionisti, quali in effetti erano. Regola N°1: ubriacarsi nel minor tempo possibile. Regola N°2: cantare qualsiasi canzone, di qualsiasi genere. Regola N°3: interpretarle, viverle e farle vivere alla platea. Regola N°4: scommettere su chi avrebbe ricevuto più applausi. So’ per certo che uno dei quattro prendesse lezioni di canto.
Come ottemperare alla regola n°1?. Semplice e devastante. Una birra media ed un bicchiere di Sambuca Molinari. Bere un sorso generoso di sambuca e a ruota uno di birra. Immediato l'effetto. Dai piedi ti partiva una scarica elettrica che raggiungeva la testa, passando per il tuo corpo nel giro di, e voglio esagerare, 1 secondo. Al terzo sorso di Sambuca e birra eri pronto anche a sfidare l'incredibile Hulk.
Lei mi dice di scrivere.
“A bello ! Caccia la grana e canta pure tu. Ci hai rotto er cazzo. Sei con noi e ai da cantà!” La grana consisteva in € 50. Chi aveva vinto si "metteva in saccoccia" € 250. Calcolo velocissimo. In quel periodo per me 50 € erano come per Montezemolo 15 milioni di euro, ma 250 erano una piccola fortuna. Come diceva Aristotele (o no??) se sei in ballo, balla (media voto in filosofia al liceo 4). “Guardate che se canto, come dite voi, vinco a mani basse, poi non dite che non vi avevo avvertito!”. “A Mandrake, ce metto pure tre otturazioni e la pulizia dei denti!!”.
Loro non sapevano. Io si. Loro sapevano, che cantavo veramente male. Loro sapevano che stonavo anche nei sogni. Loro sapevano, erano sicuri di aver già vinto.
Io sapevo però che avrei cantato davanti a 1500 persone. Conosci te stesso, conosci il tuo nemico, conosci il campo di battaglia e la vittoria sarà certa.
Lei mi dice di scrivere, tralasciando queste citazioni del cazzo.
Io le tralascio ma, giuro, inizia a starmi "di molto" sul cazzo. Supponente di merda!!!
Mi alzo, prendo il microfono, chiedo il brano e non resto al tavolo, ma mi posiziono nel mezzo del locale. Tutti mi guardano e, per la cronaca, non erano sguardi molto benevoli. E' proprio in questi momenti che il battito cardiaco invece di aumentare mi si abbassa e divento più lucido di uno specchio pulito con il Vetril. “Scusatemi ragazzi fin d’ora, io no so’ cantare!. Sono stonatissimo!”.
“So che stai ridendo Francesca, come quando mi ascoltavi cantare questa canzone, la mattina, in bagno. Forse mi amavi anche per questo. Tu che cantavi da Dio. Io ti amo.. ancora, sei sempre nel mio cuore. Non sei qui ma.. è come tu lo fossi. Non sei.. mai andata via. Quella macchina si!! Ormai sono passati due anni”. Tutto questo detto con pause, deglutizioni, voce spezzata e occhi lucidi.
"Passerotto non andare via, nei tuoi occhi il sole muore già, scusa se la colpa è un poco mia, se non so’ tenerti ancora qua".
Venni, per il resto della canzone, accompagnato da tutte le 1500 persone 1500, tutte in piedi, tutte commosse .
"Senza te, senza te, senza te, sabato piano piano se ne va’".
Questa è la strofa finale, ma fu’ l'inizio.
Applausi, urla, gente che mi abbracciava, commossa. Da quella sera tutti mi iniziarano a chiamare "a grande!" "a mitico!".
Lei mi dice di scrivere.
Quella sera vinsi la scommessa e i miei denti diventarono stranamente più bianchi.
Quella sera mi portai a letto una ragazza che lavorava in una fonderia. Non mi chiedete nulla. Non chiedetemi il nome, se era bella, come andò a letto. L'unica cosa che ricordo è “Birra e Sambuca”!

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