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Autore

Irène Frain

in archivio dal 09 feb 2015

22 maggio 1950, Lorient - Francia

segni particolari:
Membro fondatore del Women's Forum. 

mi descrivo così:
Scrittrice e giornalista francese, mi interesso di questioni di gender ma non solo. Ho un'attrazione particolare per l'Asia e l'Oriente.

09 febbraio 2015 alle ore 16:47

Beauvoir in love

di Irène Frain

editore: Mondadori

pagine: 364

prezzo: 16.15 €

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L’eterna storia della coppia aperta. Stavolta la spiamo da vicino, questa coppia, attraverso i diari e le lettere che Simone scrisse a Nelson (perché le lettere di Nelson alla donna non sono mai state pubblicate e i suoi agenti non ne hanno mai autorizzato la divulgazione). Grazie a quest’amore – o questa passione – comprendiamo meglio (per converso) il legame che tenne assieme il padre dell’esistenzialismo e la francese che ragionava come un uomo. La scrittrice bretone Irène Frain, sulla vicenda dei tradimenti reciproci di Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, ha imbastito un romanzo molto bello, intitolato "Beauvoir in love", che ha il grande merito di essere equidistante e impietoso nei confronti dei protagonisti. Siamo nel 1947, Sartre vive una passione ricambiata per una bella donna di origini algerine – ma trapiantata in America – di nome Dolores Vanetti, che Simone ribattezzerà "la maledetta". Non è il solito amore contingente, Sartre è preso, molto attratto dalla ragazza, e Simone sa che questa volta aspettare non sarà sufficiente. Sta in guardia, osserva, è più vigile che mai. Raccoglie i dati, ricorda a Sartre il patto, non invade, avanza con estrema scaltrezza per evitare che il suo uomo si senta oppresso. Naturalmente, si concede delle avventure: Nathalie, l’amica di sempre con cui va a letto di tanto in tanto; qualche amico che frequenta assieme a Jean Paul. Prova pure a proporsi a uomini sposati che, però, non se la sentono di tradire le proprie compagne. Sta male. Ha solo trentanove anni, ma si sente vecchia. Si vede brutta: ha un incisivo rotto e le sembra di non avere più un corpo. Non va a letto con Sartre da otto anni; li unisce quello che tutti e due definiscono un amore necessario, in realtà si tratta – a guardare freddamente la questione – di una funzionalità: il loro rapporto è utile al successo, alla carriera e alle ambizioni personali di entrambi. Simone viene invitata a New York per una serie di conferenze che poi si estenderanno anche ad altre città. Beve, dorme poco, prende amfetamine. C’è un ritornello, nella sua mente, che è sempre lo stesso: Sartre, Sartre, Sartre. Incontra anche Dolores; riesce a mantenersi fredda e calma. In lei c’è come un doppio: da una parte il Castoro, che distingue la mente dal corpo e non cade nel tranello delle emozioni. Dall’altro c’è Simone, che soffre le pene di qualunque donna e che non ce la fa ad andare avanti, immaginando il suo uomo tra le braccia di un’altra. Ma donne non si nasce, si diventa. Deve tener fede alle teorie che professa, deve resistere a dispetto di tutto. Non si accorge, nel far questo, di mentire a se stessa, di comportarsi come una femmina qualunque: una Penelope in attesa, silenziosa tessitrice di trappole. Che vuole sapere e, forse, anche vendicarsi. Così incontra Nelson Algren. E, volente o nolente, senza alcun rispetto, sfoderando tutto il suo fascino, lo strappa alla donna che glielo ha fatto conoscere. Nelson vive a Chicago, ed è bellissimo. Nulla a che vedere con quel rospo di Sartre. Simone ci va a letto, e Nelson si innamora. O almeno, si invaghisce di lei. Lei gli mente, gli nasconde le sue pene per Jean Paul, il fatto che lui frequenti un’altra donna. Non gli spiega che, tra lei e il filosofo, c’è un patto che fa riferimento all’amore necessario. Gli dice solo che sono anni che non hanno rapporti sessuali. Nicchia, prende tempo, è evasiva. Vuol tenersi la capra e i cavoli. Perché, con Nelson, ha avuto il primo orgasmo della sua vita.

recensione di Tullia Bartolini

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