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Poesie di Iris Vignola

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  • 02 agosto 2015 alle ore 17:07
    RIPUDIO TE, CARONTE

    IRIS VIGNOLA

    RIPUDIO TE, CARONTE

    Ripudio te, Caronte, ripudio la tua sorte,
    sembianza ostile...
    non di demone...non d'anima dannata,
    ma serpe vile.
    Di Lucifero, schiavo infernale.
    Traghettator infame d'anime perdute,
    scortate alla foce, nella miscredente baraonda,
    in un silenzio ambiguo e innaturale,
    nell'acque fredde dell'eterno fiume scuro.
    Impietoso e muto, il tuo remar continuo.
    Atavica figura arcana e orripilante,
    t'accosti, tra gemiti e lamenti, alla dimora triste del tormento,
    in cui incessanti pene s'hanno, in perpetuo, da scontare,
    per giudizio incontestabile dell'onnisciente Padre.
    Anime nere s'accingono a sbarcare,
    meste all'avanzare, nel varcar la soglia,
    alla mercé di diavoli e fiamme inestinguibili,
    stolti fautori degl'imperdonabili peccati,
    nel mentre tu ritorni alla sorgente di quella terra fatiscente,
    nell'imperterrito navigare sui flutti dell'altrui rimorso,
    del tutto sconosciuto, all'incosciente tuo sapere.
    Ripudio te, Caronte, ripudio la tua sorte.
    Ripudio quel tuo mondo,
    intriso di male, di rabbia e di furore,
    sebben tu appaia mite e solitario, nel comune immaginario,
    traghettator, senza ritegno, di chi non ha più scampo.
    Entità servile dell'infernale scempio.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:07
    AFROS, SUA SPUMEGGIANTE MADRE

    IRIS VIGNOLA

    AFROS, SUA SPUMEGGIANTE MADRE.

    S'apriron l'onde, al suo apparir, da dea,
    nel suo splendor sublime e superiore.
    su madreperla, d'una conchiglia immane,
    s'innalzò alla superficie,
    ancor coperta da bianca spuma.
    Afros, sua spumeggiante madre.
    Dolce, il viso ovale e delicato,
    tremuli gli occhi, dallo sguardo languido,
    univoco a far innamorare,
    bionda la chioma incorniciante il volto.
    Melodia del mare, su note conturbanti,
    a carpir respiro, del biancore del suo seno.
    Serena primavera l'accolse fra le braccia,
    la rimirò estasiata:
    candide e sinuose membra, avea la dea,
    sensuali e ignude, forgiate per amare, d'amplessi, regina incontrastata.
    L'amore incarnava, dacché d'amor generata.
    Figlia del cielo, Venere nascente, o Afrodite,
    beltá innata, non trovante alcun pari, tra gli dei, nè tra esseri mortali.
    Sbocciavan fiori sotto i primi passi del suo incedere regale,
    del suo divino bacio aleggiava il sentore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:05
    AURORA BOREALE

    IRIS VIGNOLA

    AURORA BOREALE

    Spettacolo, di fascino pregnante,...
    all'occhio umano che, a scrutar, si perde,
    inconfutabile, commovente raccoglimento,
    carente di suoni e di parole.
    Vige il silenzio, nel soddisfar lo sguardo
    e nel porgere l'udito.
    Riverberi d'albore primordiali,
    in archi aurorali, a coronare l'orizzonte,
    raggi luminosi, screziati di molteplici colori,
    mutevoli nel tempo e nello spazio,
    rendenti magico l'avvento, maestro di stupore,
    fantasmagorico spettacolo d'atmosfera,
    sublimante l'apoteosi di materia e antimateria.
    Realtà d'un cosmo fervente e ricco di mistero,
    atto a sorprendere l'astante,
    incosciente ai suoi enigmi strabilianti,
    innocente, nel ridestarsi infante, rigenerandosi di tal cromatica cornice.
    Ovazione all'espressione naturale della vitalità del sole,
    sagomata dalla complicità del vento,
    l'aurora boreale,
    che sa, al proprio apparir, sibilar note corali.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:03
    NOTTE INSONNE

    IRIS VIGNOLA

    NOTTE INSONNE

    Giunge l'alba, finalmente...
    aprendosi la strada nell'astrale volta,
    in cui le stelle provvedono a smorzarsi,
    nell'armonia d'un etereo accordo,
    pari a fiammelle tremule che un soffio ventoso estingue.
    Rischiara ciò che trova sul cammino.
    Luce flebile arride all'orizzonte,
    mostrandosi sì intensa, nella quotidiana sequenza,
    seppur grigiastri nembi, a oltranza, s'avvedono arrivare.
    Spirito mio in subbuglio...
    non mi farò sconfigger dal fatale gioco.
    Notte insonne, tormentata dal desio
    di carezze e di baci del mio amore,
    di parole e dolci frasi pronunciate con il cuore,
    a cercar calore delle mani amate,
    che san prendere e donare, senza porsi titubanze.
    Ore ed ore, truci e insulse,
    cacciate via dal futuro tempo, disponibile a parvenza,
    ch'ha patteggiato col passato.
    Bieco limbo del presente non saprà come scalfire la speranza.
    Consapevole d'ancor volere amare,
    rendo consenziente, alla vita, me stessa, in toto,
    mettendo in gioco tutt'ora il sentimento, d'indugio privo,
    nutrente la parte astratta dell'essere fugace spoglia,
    nonché coerente creatura, assai tenace.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:02
    PLACIDO IL MARE

    IRIS VIGNOLA

    PLACIDO IL MARE

    Placido, il mare, assorto nel torpore apparente,
    in quel d'estate...
    pare ignorar la gente.
    Dal vento, sì tiepido e gentile, si lascia accarezzare.
    Discontinuo, l'alitare lo sorvola e lo sfiora,
    assai fugace,
    in quell'ore da bollore
    ed esso, per diletto, ad increspar l'acqua s'appresta,
    alzandosi nell'onde, tenaci e delicate,
    ch'avanzano, frementi di lambir la calda sabbia,
    per riversarvisi dentro,
    morendo su di essa, in spuma bianca,
    sapienti del rinascere perpetuo, nel lor ritorno indietro,
    al proprio padre.
    Placido il mare e placide le membra sotto il sole,
    sulla battigia fattasi infuocata.
    All'acqua fresca di risacca appena nata,
    poni la tua voglia di freschezza,
    nel desio impellente di refrigerio da calura,
    corroborante la tua energia testé calante.
    Bagnato, l'arenile disseta la tua sete,
    nel mentre che il rumore, ognor cantilenante,
    dolce sciacquio che sa pregnar l'udito,
    conduce alla tua mente, soave, del mare,
    quel sospiro, fattosi vibrante,
    sotto il sussurro flebile del vento,
    che gli riporta il canto che, in coro, vanno ad intonare,
    in paziente attesa dell'apparir dell'imbrunire.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:02
    FRAGILITA'

    IRIS VIGNOLA

    FRAGILITA'

    Fragilità cruciali e prepotenti,
    omertosi e nebbiosi stati esistenziali
    che si nascondono, come serpenti aggrovigliati,
    nell'ombra dell'insita boscaglia dell'emozioni sentimentali,
    dove strisciare occultamente,
    andando ad infierire e interferire col senso della vita.
    Fragilità appartenenti all'io celato,
    dei sentimenti innati, generanti emozionali stati d'animo,
    talvolta nati nella luce, figli di speranza,
    che vanno ad incontrarsi e maturare
    nella silente solitudine della propria anima.
    Fragilità univoche discinte dalle fragilità comuni,
    che mostrano ogni essere a sé stante,
    singolare involucro perfetto ed imperfetto, nel contempo,
    dove squilibrio ed equilibrio si equivalgono e si compensano.
     

  • IRIS VIGNOLA

    GLI ECHI, MAI, SI SON SOPITI, INESTINGUIBILI, HAN PLASMATO LE ALI...

    Sbiaditi, come stinti panni al sole, innumerevoli ricordi divenuti grigi,
    nell'offuscata memoria, in cui l'oblio spietato sancisce come propri,
    arraffandoli e ovattandoli dietro il velo disteso sul passato,
    quale afflitto sudario, a coprire ciò che appare morto.
    Scorre, la vita, intanto...
    Imperterrita, percorre il viale del declino,
    al fine d'arrivare al traguardo fatale,
    potenziando il passo, a ritmo maggiormente frenetico,
    senza sostar, mai un attimo, a riprender fiato.
    Spirito addolorato e sconsolato, vorrebbe rammentar sovente
    quel che la mente, fragile, par destinata a scordare.
    Tuttavia non tutto spento si pone dinanzi,
    gli echi, mai, si son sopiti, han solo finto,
    di suoni percepiti, di voci amate e di odori singolari
    d'un vissuto remoto, oramai lontano.
    Inestinguibili, han plasmato le ali,
    ingannando il tempo, eludendo di farsi incarcerare,
    contro la sua barriera, andando a cozzare,
    rimbalzandone fuori, alla prima occasione,
    per poi volare liberi, dacché riportar parole care
    e rimembrar olezzi racchiudenti momenti inalterati,
    quasi fossero fiori profumati,
    schiudentesi alla luce del ricordo,
    che san di buono e tornano a raccontar al cuore,
    sotto il truce sguardo del presente
    che, nonostante ciò, pensa d'esser vincente,
    seppur l'anima non appaia del medesimo parere,
    ma abbia molto ancora, all'uopo, da ridire.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:59
    IL POETA

    IRIS VIGNOLA

    IL POETA

    Il poeta tesse odi
    alla morte, all'amore, alla vita,
    incrociando la trama, del filo del pensiero,
    all'ordito, di quello della rima.
    Pregevole tessuto di versi variegati,
    lavorato attraverso la mente e la matita,
    sopra un foglio trattenuto con la mano,
    a crear, quel che si dice, una poesia.
    Inver, chi legge ha da pensare
    che taluno scritto,
    qual del poeta il lodevole frutto,
    abbia a narrar la vita sua in toto,
    senza alcun dubbio alcuno
    d'esser magari in torto.
    Ama il poeta immaginar vicende
    d'altrui vissuti appartenuti a tempi andati;
    aspira a relegare, in rima baciata,
    ciò che il viver quotidiano sta a insegnare.
    Immagina che i sogni prendan vita
    e che la fantasia sia pressochè infinita.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:58
    NATA PER TE

    IRIS VIGNOLA

    NATA PER TE

    Spoglia l'anima mia dell'infide paure,
    che avvolgono la mente
    e dilaniano il cuore,
    facendolo sanguinare.
    Vesti il mio spirito di mero coraggio,
    allorchè dissolvere
    la cupa crudezza del passato,
    sgravando me stessa
    da perpetue, quanto vane catene
    di un'opaca realtá, dall'amaro sapore
    di un'irriverente costrizione aborrente.
    Spoglia il mio esile corpo
    da superflue vesti coperto,
    che, allo sguardo tuo venerante,
    lo stanno sottraendo.
    Vestimi d'amore, d'ardore
    e di chiara e veritiera luce,
    acciocchè donare, ai miei sensi,
    l'agognata pace.
    Cullami soavemente,
    tra l'amorevoli tue braccia
    e fa udire la tua voce,
    a me, tornata infante,
    onde nascere con te,
    neonata per incanto,
    affacciatasi sul mondo,
    nel medesimo momento
    in cui mi hai stretta a te,
    così teneramente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:57
    QUASI...

    IRIS VIGNOLA

    QUASI...

    Lo sguardo,
    mai pago
    di scrutare
    marine trasparenze
    riflettere
    eteree sfumature,
    sorvola,
    lungo l'orizzonte,
    lo spazio
    fattosi nullo,
    quasi...
    la terrestre
    e
    l'aerea
    immensità,
    lasciar fondere,
    l'una dentro l'altra,
    in un abbraccio,
    d'amore...
    Le nubi,
    diafani cumuli
    di panna montata
    e
    zucchero filato,
    dal vento sospinte,
    si rincorrono,
    uniformandosi
    e
    scindendosi,
    quasi...
    in un gioco
    costante
    e
    instancabile,
    trastullarsi...
    I marosi,
    ridondanti
    e
    impetuosi,
    dal vento generati,
    si susseguono,
    inseguendosi,
    quasi...
    volersi raggiungere,
    poi
    infrangersi
    e,
    alla rena,
    congiungersi...
    L'uno dopo l'altro,
    con moto perpetuo,
    in un connubio
    eterno
    e
    inscindibile,
    trascinarla via,
    quasi...
    sposa inerme,
    nel fondale buio...
    L'orecchio,
    mai pago
    di udire
    garrito insistente
    di gabbiani
    in volo
    e,
    su aguzzi scogli,
    immobili,
    quasi...
    versi di appartenenza,
    ascolta...
    Il rumore,
    in sottofondo,
    seducente
    e
    coinvolgente,
    quasi...
    di ammalianti sirene,
    il canto,
    d'amore,
    provenire dal mare...
    L'olfatto,
    mai pago
    di olezzo di salsedine,
    nelle narici,
    quasi...
    alle papille,
    rammentare
    sapore amaro
    e
    salato,
    s'inebria...
    La mano,
    mai paga
    di fresche acque
    e
    candida schiuma,
    si lascia travolgere
    e,
    nel salmastro liquido,
    scivola,
    quasi...
    divenire pinna
    e, soavemente,
    immergersi...
    La mente,
    gremita
    e
    appagata,
    quasi...
    carta assorbente,
    compiacendosene,
    carpisce...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:30
    LO SGUARDO TUO M'ACCAREZZAVA

    IRIS VIGNOLA

    LO SGUARDO TUO M'ACCAREZZAVA

    Sollevatosi il sole, in quel d'oriente,
    rischiarava l'aurora, ancora dormiente.
    Fragranze, nell'aria di primavera in fiore,
    nel maggio guarnito di rose e di viole.
    Lo sguardo tuo, magnetico, posato sul mio viso e sui miei seni,
    giá m'accarezzava, prima ancora delle mani.
    Respirar l'amore, ossigeno dei sensi,
    inebriando l'olfatto del profumo della pelle,
    che fremeva sotto i baci e le carezze.
    Frenesia dei corpi, nel divino atto, congiunti, quasi a divenir tutt'uno,
    in quei memorabili momenti
    fatti di solo "noi" e null'altro più al mondo,
    in un sublime delirio d'appartenenza sconvolgente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:29
    PENSIERO NELL'ALI DEL VENTO

    IRIS VIGNOLA

    PENSIERO NELL'ALI DEL VENTO,

    Il pensiero di te vola in alto,
    radicandosi nell'ali del vento.
    Giunto a te, si fa senso, percorrendo il tuo corpo,
    con un tocco leggero e finire sul viso,
    per sfiorarti le labbra e sottrarne il sapore,
    quasi un bacio d'amore...
    Indi tornar indietro, fluttuante nel cielo,
    avido pensiero,
    attendente un soffio fugace,
    zufolo leggiadro,
    di cui approfittare per condurre, al desiderio mio,
    la tua dolce fragranza e posare,
    sulla bocca mia ardente,
    quel bacio conturbante, da poco,
    a te, sottratto
    dal mio pensiero materializzato.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:28
    LA FANCIULLA E IL LUPO BIANCO

    IRIS VIGNOLA

    LA FANCIULLA E IL LUPO BIANCO

    Bianche statue, nell'antico borgo,
    affinché l'oblio non s'appropri del ricordo
    della dolce fanciulla sola al mondo,
    che aveva, per amico, l'immane lupo bianco.
    Due rare perle nere, prendevano, degli occhi, il posto,
    innamorati di quelli di lei, cobalto.
    Lo sguardo adorante, del lupo, fendeva il buio,
    posandosi sulla beltà del volto addormentato,
    candido, al pari della neve circostante.
    Parco tozzo di pane raffermo,
    elemosinato al paesano, diviso con amore,
    indi dissetarsi insieme, nel gelido ruscello,
    giungere a sacrificar la propria vita, per l'amico del cuore,
    che ha ululato, alla luna, il suo dolore,
    avanti cedere alla morte nella straziata notte, ottenebrata,
    nell'apparir sempre più bruna.
    Dopodiché rinascere alla vita,
    attraverso la magica mano d'una fata.
    Nel bosco, inseparabili, vagano ancor fugaci ombre
    delle tristi creature che il fato aveva unito,
    mera amicizia ha strettamente vincolato,
    con un patto indissolubile d'amore contraccambiato.

    Estrapolata dalla mia fiaba "Il manichino e il lupo bianco".

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:26
    ANGELO INNAMORATO

    IRIS VIGNOLA

    ANGELO INNAMORATO

    Torno da te,
    con bianche ali mie distese,
    per sempre abbandonando
    l'eterna dimensione astratta,
    del Padre, dimora regale,
    di beltá e perfezione costituita.
    Torno, fuggendo da natia casa,
    tra l'anime bianche mi faccio spazio
    e, senza indugio, percorro lucente varco.
    L'udito in pianto,
    per non udir più il canto
    di Cherubini assorti in cori,
    tessenti soavi e sacre lodi.
    Sto giungendo a te, terrestre amore,
    del Paradiso, avrò rimpianto,
    in veritá tu m'hai rubato il cuore
    e mai, di te, potrei or fare a meno.
    Torno da te, anima mia amata,
    a vita eterna ho dunque rinunciato,
    per un tuo bacio, angelici poteri
    ho rinnegato,
    al fin di vivere con te...
    Son divenuta Angelo innamorato.

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:24
    L'ULTIMA SERA

    IRIS VIGNOLA

    L'ULTIMA SERA

    Si trattava dell'ultima,
    non d'una sera come l'altre,
    quella che avrei voluto mai arrivasse.
    Stordita, da te, affascinata,
    sapevo che tutto si sarebbe concluso,
    amareggiata per la storia inaspettata,
    che sarebbe divenuta, con il tempo,
    solamente un piacevole intermezzo.
    L'abbraccio e il bacio, di un ultimo saluto,
    mi rigettavano nel mio vivere insensato.
    Non eri tu quel cavaliere errante,
    che, a spada tratta, m'avrebbe affrancata
    dal mio destino,
    il quale molto m'aveva tolto...
    Non eri tu l'amore vero, così aspettato,
    che si sarebbe ribellato al fato,
    giacché donarmi se stesso e il proprio cuore,
    al fin di ripagarmi d'ogni dolore.
    Non eri tu...
    Ora ne sono conscia.
    Ora che l'ho incontrato.
    Ancor sapevo...
    che fosse d'uopo intraprendere di nuovo il viale dell'attesa,
    contando solamente poco tempo,
    dacché arrivasse colui che era, a me , promesso,
    da chi, le nostre vite, ha in possesso.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:22
    NINNA NANNA

    IRIS VIGNOLA

    NINNA NANNA

    Acuminate guglie, svettanti nel cielo,
    appena s'intravvedono.
    S'alza, l'etereo sipario di nebbia,
    lasciando apparir, sulla scena irreale
    del palcoscenico stellare,
    del castello, la sagoma regale.
    Riflessi d'astro lunare, pieno e splendente,
    irradiano l'ambiente, calato in un freddo pungente e glaciale
    e avvolto di luce cerulea,
    nel mentre una nenia crescente
    si leva, dall'ombra testé apparente,
    scaturita da un limbo lontano,
    col suo bimbo, che tiene per mano.
    Dolce, la voce che canta la ninna nanna soave,
    nel cullare il suo pargolo addormentato.
    Risuona l'eco per l'antico maniero,
    giovane mamma d'un tempo andato.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:22
    CONTO I TESORI DEL MARE

    IRIS VIGNOLA

    CONTO I TESORI DEL MARE

    Conto i granelli di sabbia che mi separano dal mare,
    anelo le spumose onde accarezzanti
    la pelle ancor candida, che sa di sale.
    M'immergo nell'acqua trasparente,
    liquido specchio dell'azzurro cielo,
    cerco conchiglie sulla rena e nel fondale,
    che poggio all'udito estasiato,
    giacché fuoriesce il sussurro del mare.
    Ne conto i sassi, tutti gli anfratti,
    le stelle e i cavalli marini,
    le alghe, nel profondo opaco,
    radicate dove non si spinge un raggio di sole,
    i pesci dai mille colori, purpurei coralli,
    rarissime perle, in ostriche, nascoste,
    bianche, luminescenti, o magari nere,
    ancor più pregiate e rare
    e molti altri tesori naturali
    e reperti antichi, sottratti agli antichi velieri,
    rubati da pirati bendati o da corsari neri.
    Risalgo in superficie, bagnata d'acqua salata,
    do alle mie chiome una scrollata,
    osservo l'orizzonte che s'accoppia al mare
    e penso, fortemente, di sognare.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:20
    PORTE DEL TEMPO

    IRIS VIGNOLA

    PORTE DEL TEMPO

    Il presente è solo un attimo fuggente,
    quando lo vivi, si tuffa nel passato,
    privandoti del tempo necessario,
    lasciandoti un istante solamente.
    Attendi ansioso il prossimo futuro,
    che fugge, appena sfiora il momento or esistente,
    rifugiandosi dietro l'antica porta di quel che è giá stato.
    Il tempo incombe: futuro, passato, presente,
    regalando speranze, ricordi, vane illusioni,
    balzando, frenetico, da un uscio all'altro,
    tralasciando il presente, come contasse poco, molto poco,
    praticamente niente.
    Ticchetta, il pendolo sul muro,
    scandendo il passare delle ore,
    poiché il presente appare inesistente,
    prigioniero del futuro e, immediato, carcerato nel passato.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:20
    UN COLPO DI SPUGNA

    IRIS VIGNOLA

    UN COLPO DI SPUGNA

    Un colpo di spugna per cancellare il passato,
    pregno d'un desolante vissuto,
    come fosse, la vita, una lavagna gessata,
    pronta ad esser levigata.
    Ombre tentacolari s'insinuano, annidandosi, come serpenti,
    proiettate dai meandri del tempo,
    trasformando la realtá,
    per rinnegare ciò che è adesso.
    Tarlo, ogni abbietto pensiero
    corrodente la mente,
    che sospinge il cuore verso il baratro della sofferenza
    e, di conseguenza, dell'agognata indifferenza.
    Peccati altrui dimenticati,
    bensì non mondati,
    che nulla hanno a che fare col presente,
    all'inverso, ancor lo intaccano,
    gettando l'anima in un assurdo dolore,
    insensato ad esistere,
    reprimendo le ragioni del cuore.
    Saggia coscienza, non vuol subire,
    la vita ancora immenso amore può elargire...
    e, per questo, non s'arrende, guerriera imperitura.
    Un colpo di spugna e ciò che è deleterio del passato,
    all'istante, deve scomparire,
    giacché la vita possa esser incoronata a vincitrice.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:16
    ...E RUMOREGGIA IL SILENZIO

    IRIS VIGNOLA

    ...E RUMOREGGIA IL SILENZIO

    Scorre placido il fiume sonnolento,
    tutto intorno predomina il silenzio
    e s'insinua, lieve, un canto in crescendo,
    che narra antiche storie di passione e d'amore,
    raccontate dal vento, rubate al tempo,
    che l'aveva nascoste nel fondo dell'oblio.
    Si desta il fiume, incitato dal canto del vento,
    rumoreggiante ed impetuoso, s'accinge a divenire,
    tormentando le scoscese rocce,
    per finir fra gli anfratti asciutti
    e la sabbiosa sponda lambire.
    La nenia soffusa s'inoltra tra i rami,
    scuotendo le foglie e soffiando sui nidi,
    gli uccelli cinguettano un melodico, corale accompagnamento.
    S'acquieta alfine il canto e s'allontana il vento,
    le fronde ancor smaniose s'apprestano al riposo
    e il coro cinguettante or tace, silenzioso.
    Scorre tranquillo il fiume, assopitosi all'istante nel suo letto,
    il rumore testé appare rispettoso, apprestandosi a svanire di soppiatto.
    La natura intorno tace...e rumoreggia il silenzio.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:15
    LA BEFANA

    IRIS VIGNOLA

    LA BEFANA

    Sulla vecchia scopa di saggina,
    s'aggira in cielo, la vecchina,
    in questa notte dell'avvento,
    esplora tutto il firmamento.
    Non c'è alcun essere vivente
    che sappia dir donde ne viene,
    con la solita misera e rappezzata veste,
    le scarpe maggiormente rotte
    e, sulle spalle, quel sacco grande
    e, di balocchi, traboccante.
    Al fin s'inoltra giù dal camino
    della dimora d'ogni piccino,
    recando un gioco e la calza in dono.
    Lesta, l'appende, d'ogni colore
    ed all'istante, guardinga, scompare,
    saettando via, fino al conseguimento
    del suo lavoro, aiutata dal vento,
    in un'assidua lotta col tempo,
    facendo sì d'arrecare gioia e sorriso
    ad ogni piccolo e tenero viso.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:12
    AVREI VOLUTO...

    IRIS VIGNOLA

    AVREI VOLUTO...

    Avrei voluto vederTi
    pascolare
    le umane greggi
    e
    camminare
    sull'acqua sospeso,
    mio Signore...
    Avrei voluto ascoltare
    la regale voce
    parlare di pace
    e
    dispensare Amore,
    mio Signore...
    Avrei voluto toccare,
    con trepidante mano,
    l'esile Tua
    e i venerabili piedi,
    che solcavano
    il mondo,
    mio Signore...
    Avrei voluto seguirTi
    ovunque Tu andassi,
    nell'errante cammino
    e
    non domandarmi mai
    dove mi avrebbe portato,
    mio Signore...
    Avrei voluto strappare
    l'empia frusta,
    del sangue Tuo grondante,
    dalle blasfeme mani
    e
    non permetterle mai
    di lacerare
    la trascendente Tua carne,
    mio Signore...
    Avrei voluto evitare
    l'orrendo Tuo supplizio,
    lungo la Via
    e,
    con Te,
    dividere
    l'immane aggravio
    dell'infame Croce,
    mio Signore...
    Avrei voluto togliere
    dall'indegna Corona,
    le trafiggenti spine,
    una ad una
    e
    il Divino sangue,
    dal Sacrosanto Capo
    mondare,
    mio Signore...
    Avrei voluto divellere
    i sacrileghi chiodi
    che, alla Croce,
    ti avvinghiavano
    e
    trucidare
    gli scellerati Tuoi carnefici,
    che, all'inverso Tu,
    hai perdonato,
    mio Signore...
    Avrei voluto piangere
    mentre invocavi
    il Celeste Tuo Padre
    ed
    esalavi
    l'ultimo Tuo respiro,
    rimettendo a Lui
    lo Spirito,
    mio Signore...
    Avrei voluto esserci
    quando,
    tra le materne braccia,
    fosti cullato e,
    il Corpo Tuo,
    martoriato,
    da oli profumati,
    unto,
    mio Signore...
    Avrei voluto pregare,
    con Te,
    il Padre Tuo
    e
    mio,
    nei Cieli
    e
    fortemente,
    stringerTi a me,
    avanti la Tua Ascesa,
    affinché raggiungerLo,
    mio Signore...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:11
    DIPINGERO'

    IRIS VIGNOLA

    DIPINGERO'

    Dipingerò quest'alto muro di cinta,
    impastato di cemento e di fatica,
    affinché permuti il grigiore di cui è pregno,
    come ogni giorno mio,
    in cui vivo mesta e avvilita.
    Colorarlo dovrò col pennello della vita,
    bagnandolo con lacrime di sogno infranto,
    intingendolo nel secchio del desio,
    empito del color del buonumore, rubato al sole.
    Indi dipingerò le foglie stinte,
    che il vento gelido, con raffiche, ha sferzato,
    come il mio viso, altresì, ha schiaffeggiato,
    nell'ore che s'è fatto ancora più brutale.
    Giacché rinnovar forza e colore,
    del verde di speranza, le dovrò coprire,
    nel mentre che tinteggerò l'abito mio, spento
    in questo stesso modo congeniale
    a confortar lo spirito ed il cuore
    nel ritrovar la fede nell'amore
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:10
    VERITA' O IRREALTA'?

    IRIS VIGNOLA

    VERITA' O IRREALTA'?

    Un magma di mistero,
    traboccante dall'insaziabile mente,
    che non sa osar scindere
    la mera verità da ciò che irreale appare.
    Destreggio l'esiguo saper tra le strane risposte
    che formula, il pensiero avido d'intendere
    se la verità sia in ciò che appare reale
    bensì, all'inverso, possa trovarsi
    in quel che di palesar non vuole
    e l'irreale, invero, abbia ad apparir reale,
    ad occupare un posto non propriamente giusto,
    essendo dogma fatiscente
    per chi non sa veder oltre il proprio naso.
    Stranita, tergiverso e m'arrabatto
    per strappare quel velo dell'ignoto,
    coprente ciò che è dato o non è dato,
    all'illusione mia, di svelarne il recondito segreto.
    Infine cedo, sconfitta dall'eterna indecisione
    di sceglier e giudicar il finto e il vero,
    attendere dovrò, avendo poi la sensazione
    d'esser, io stessa, un irrisolto mistero.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:08
    UNA VITA DI TE

    IRIS VIGNOLA

    UNA VITA DI TE

    Un anno di te s'è chiuso adesso,...
    mai avrei creduto di poterlo avere,
    che il fato mi facesse questo dono,
    mi concedesse te stesso,
    l'amore vero.
    L'aurora fredda e chiara,
    annuncia l'anno nuovo, testé entrato,
    preludio che l'amore inaspettato
    lo inondi di sé,
    colmandolo di noi,
    non per un anno ancora,
    ma per la vita futura...
    Per te, una vita di me...
    Per me, una vita di te.