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Poesie di Ivana Mescalchin

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  • 13 luglio 2019 alle ore 23:03
    Solo andata

    Ho fatto solo andata
    perchè non mi va di tornare.
    Davanti a me ho un muro di mani alzate
    e un canto.

    Porto con me un ragazzo che vuole sapere
    e una bambina assonnata che accarezza il suo cane,
    quegli occhi ardenti,
    e il rumore secco di due spari.
     
    ---------------------------------------- 
    Note al testo:

    Ho scritto questa breve poesia durante l'occupazione del rettorato di Ca' Foscari, poi

    1. Sono partita col treno per Catania a trovare la mia amica Iela, col solo biglietto d'andata e ho viaggiato in piedi sulla Freccia del Sud (ma pareva una tradotta sovraffollata di deportati, stipati e straniti). 
    In treno ho fatto amicizia con una maestrina della Brianza innamorata dei suoi piccoli e della sua Sicilia e un poliziotto in pensione  che ha vissuto qualche anno nella caserma di Santa Chiara, dove ha condiviso l'esperienza della fondazione del Siulp con Gianni e Riccardo.
    Ho  trascorso alcuni giorni con Iela e i suoi amici (adesso anche miei), poi sono tornata a Venezia con la Freccia del Nord.

    2.Il muro di mani alzate è l'immagine dei ragazzi davanti al parlamento (la foto sul Manifesto e l'Unità) che mi ha commosso

    3. Il canto è la speranza, la vita che va avanti senza spiegare le sue ragioni

    4. Il ragazzo con cui ho parlato la sera a Ca' Foscari è un curioso, gli piace ascoltare e guardare le cose da tutti i lati, anche dal mio.

    5.La bambina che ha dormito nel corridorio davanti all'ufficio 'Affari generali' (?) e al mattino ho rimproverata perchè il suo cane era fuori corso e fuori posto, al che lei lo ha consolato con una carezza.

    6. Gli occhi sono quelli neri di Gianni Trifirò, un amico poliziotto che si è ucciso con la pistola d'ordinanza. 
    Inseguiva un 'sospetto' nei pressi di Piazza Ferretto e  ha sparato per fermarlo. L'altro ha continuato a correre, lui ha mirato alle gambe e l'uomo è caduto. 
    Quando Gianni è arrivato, si è chinato, gli ha sollevato la testa, ha capito di averlo ucciso e ha voltato la canna sulla sua tempia con il secondo colpo.

    Sua moglie era incinta di sei mesi; quella notte ho ricamato per il bambino una camiciola di seta rossa di buon augurio, come si usa in alcuni paesi del sud.
     
     

  • 01 luglio 2019 alle ore 3:20
    Segnalibro rap

    Bibi? Bibl’aria per gli amici-
    Bibi e’ fatta di aria
    parole fritte, lesse e arrosto
    chiare scure e trasparenti
    parola di libro
    senza carta e senza pena
    le suoni su tasti
    ticche tic ticche tic
    e segui la musica
    che viene da vicino
    -pause e silenzi-
    e va lontano
    -fiumi di parole-

    Bibl’l, con l’apostrofo:
    l’important c’est l’apostrophe,
    quell’orecchietta sulla pagina
    quel pelo di gatto
    quella ciglia caduca
    quell’attesa in sospeso.

    E’ una bambina
    che spia dalla soglia
    in punta di piedi
    e’ l’occhio di tigre
    che scruta la foresta.

    E’ il pince.nez
    sulla punta del nas
    una curva di luce
    tra il tavolo e il cielo,
    una parole
    in mezzo alle cose.

    Mumble mumble muble bibl’,
    tikke tikke tikke tik
    din!, c’e’ posta per bibi!

    Bibi cresce
    si da’ delle arie
    iridescente
    irenescente
    evanescente
    bolla blu
    -blue ball-
    papiracea
    informattika
    virtualissima
    icarica
    irenica
    idillica
    ierattika.

    Bibi è blu
    una bella colomba -blue dove-
    uno scudo di pace –blue shield-
    uno sguardo limpido- blue eye
    e un bibl' blues;
    e’ un mulino – blue mill-
    che macina storie
    un faro –blue light-
    che segna la rotta
    per i marinai perduti
    nel ragno di Elettra.

    Bibi ha un amico
    si chiama A'gapito
    -con l’apostrophe-
    si sono approchés
    a Vicendevoleza
    punto, virgola e a capo
    planando nell’aere
    stranieri e/o stravolti
    apos sans frontieres
    esotici e aleatici
    eretici e selvatici
    ma col pedigree.

    Pe’ di chi?
    Oh, I see, I agree…

    Con Bibi si gioca
    a essere seri
    talvolta ci casco
    sembra quasi tutto vero.

    Bibl’aria e’ curiosa
    ilare e gentile
    solerte e spiritosa
    talvolta seriosa
    ma mai presuntuosa.

    Cammina sinuosa
    libera e virtuosa
    a testa alta
    non si volta indietro
    anche se sente
    le frecce fischiare
    -se n’e’ tolta una dall’omero-
    sanguina un po’, ma poi passa-.

    Osserva, misura
    inventaria, respira
    il profumo dei tigli
    e conta i colori
    delle tue rose.

    Scompare e si siede
    sul bordo del fiume,
    fuma il kalumet.

    E’ un fil di fumo
    -con centro
    ed ex centro-
    di stile bibifly,
    farfalla-mariposa
    le papillon
    di seta blues.

    E’ un sogno
    -I have a dream-
    ed un pensiero…:

    My darling B,
    my bi-àà.b ici
    this rap in blues
    is just for thee

  • 30 giugno 2019 alle ore 17:56
    Canzone triste

    La  tua realtà non esiste,
    te la sei inventata tu
    per tagliarmi le ali.

    Ti ho visto in controluce
    torvo e infelice
    cupo e contratto
    oscuro
    rattrappito
    nodoso
    striato
    aggrappato
    a false certezze,
    omologato
    impedito
    da parole inchiodate,
    da immagini senza colore.

    Volevo portarti con me
    su in alto nel cielo
    tra draghi di zucchero filato
    e fiori di stelle
    e albe violette
    e tramonti infuocati,
    tra azzurri cobalto
    e grigi di perla
    dentro arcobaleni
    lindi di pioggia
    per guardare il sole
    con occhi lucenti.

    Volevo cullarti con me
    sull’amaca della luna
    e mostrarti il suo volto sereno
    segnato da monti senz’acqua.

    Ma tu non vedevi che nebbie
    umide e fosche di fumo
    e mi hai cancellato
    dentro un velo di non-curanza,
    hai chiuso il mio canto
    in una morsa di ghiaccio
    e la danza
    dentro una gabbia di acciaio inòx.

    Io ti avevo creduto e non so
    perché vivo ancora,
    te nonostante.
    Ma vivo e respiro
    e volo più in alto
    sulle onde dei venti
    e rido della tua realtà di cartone.

    Ti ho visto in controluce
    e canto da sola,
    libera mi libro nel libro della mia vita,
    leggo il tuo libro senza parole
    leggo i tuoi occhi spenti
    e piango lacrime che non tu non conosci.

    Il mio cuore batte sul tuo
    -spaventato dal vuoto-
    cammino i tuoi passi senza letizia,
    ascolto il tuo lamento mono-ton,
    aspetto e canto.

     

  • 28 giugno 2019 alle ore 7:05
    Torre

    Silenzio e voci antiche,
    presenze lontane, un tempo sempre presente.

    Piazza rotonda
    e via della fontana,
    profumo di menta,
    colline, cielo azzurro
    e sole.

    Sì, qui si può stare.
    ----------------------------

    A casa di Giovanna, 15 agosto 2001
     

  • 23 giugno 2019 alle ore 17:37
    A fior d'acqua

    Come vorrei esser con voi gabbiani

    e volarvi incontro sciando, come voi fate.

    A fior d'acqua scendere

    e poi risalire

    le bianche ali distese

    gabbiano

    in cerca di cibo