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Poesie di Jacopo Lupi

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  • 16 dicembre 2005
    Certamente vincerò

    Certamen te vincerò;
    tra dite  le torri antiche
    par che dican ancora no,
    e tra volgo
    s’eleva ‘l mio ingegno,
    e tra le torri, fin su le torri,
    una scia di luce disegno,
    di segno truce è la croce
    su in cima par che tace
    il cristiano sguardo, e
    mi perdo tra fiumi di fumi
    ancora vivi d’una città
    che si rimbocca i guanciali
    per coricar la virtù
    che ormai trabocca di mali,
    che mali non sono.
    E sarà la notte più dolce,
    tra note stonate, son nate
    sonate di ombre che d’ambra
    mi vestiranno, appena giorno,
    di luce nuova e di luci
    incontrate, distratte, mai nate,
    di occhi e bagliori, sorrisi
    intrisi di lacrime e tristi piaceri,
    di me, sol per sentirmi
    un pò migliore di chi in realtà
    non sia, niente; e guardo
    e mi perdo tra grappoli più dolci
    del pianto in silenzio
    di anime sole che, sole,
     moriranno come usanza
    ogni giorno, un giorno di più,
    e sapranno farlo ancora nel ritorno
    ed in eterno, e, senza dirle
    ma pensando, diranno le più belle parole,
    mai dette, mai scritte.
    Certamen te vincerò;
    per chi? Perché se così,
    così non fosse sarei solo una macchia
    di cui si sporca sol me stesso;
    sarei silenzio assenso anch’io, come
    i silenzi ch’incontro, mentre conto
    gocciole lente d’assenzio, e,
    dal bicchiere della mia esistenza
    par ch’io ti penso,
    Fransisca, che sei tra me, con me come
    pelle d’inverno viva, perduta e per sempre;
    per versi noi due ameremo ancora noi,
    di versi ci ameremo come allora,
    e, come alloro di su le tempie,
    m’empie una grazia, che sazia
    smanie d’oro;
    e amor te amerò a morte, e te, vivrai,
    io, in te mille volte ancora rinascerò,
    e son sicuro, anzi certo,
    che certamen te vincerò.