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Autore

Julio Cortázar

in archivio dal 15 giu 2011

26 agosto 1914, Bruxelles - Belgio

12 febbraio 1984, Parigi - Francia

segni particolari:
Sono nato in Belgio, ma ho vissuto in Francia e in Argentina.

mi descrivo così:
Sono stato uno scrittore di romanzi, poesie e racconti, che spaziano dal genere fantastico a quello metafisico. La mia opera più innovativa è "Il gioco del mondo (Rayuela)" i cui capitoli possono essere letti in diversi ordini da me suggeriti.

15 giugno 2011 alle ore 17:43

Il gioco del mondo (Rayuela)

di Julio Cortázar

editore: Einaudi

pagine: 525

prezzo: 13,17 €

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Il gioco del mondo si lascia leggere dal primo capitolo al capitolo 56, diviso in due parti non del tutto simmetriche: "dall’altra parte", ovvero a Parigi, sono ambientati i primi capitoli dedicati alla fine della storia fra Horacio Oliveira e Lucia (la Maga); "da questa parte", ovvero a Buenos Aires, è ambientata la storia del ritorno di Oliveira in patria.
Arrivati al capitolo 56 si può decidere di abbandonare il libro oppure di proseguire con l’ordinamento suggerito dall’autore, su e già per il libro, iniziando dal capitolo 73 e proseguendo con l’1 e così via. La storia si arricchisce di riflessioni, elementi che erano già presenti ma come in secondo piano si scoprono essenziali: la trama sfuma in un gioco di specchi, doppi, simboli, mediatori che accendono i riflettori sulla incomunicabilità, sulla distanza fra essere e poter essere (o essere-pensare, o realtà-sogno…), sull’assurdità del quotidiano, sulla necessità di vedere senza occhiali e ad occhi chiusi, di rompere con le convenzioni per cui una vite è una vite e per cui il linguaggio forma la realtà, ovvero la conforma.
Moltissimi i simboli ricorrenti: il ponte o punto di passaggio fra due realtà (due mondi, due esseri, o due modi di essere), esplicitato nel passaggio fra Europa e America, nelle tavole sospese fra la finestra di Oliveira e la finestra di Traveler, nell’apertura del tendone da circo e nel buco del montacarichi nel manicomio, ma profilato in altri momenti fino a incarnarsi nella figura della Maga prima e di Talita poi, ponti medianici di ricongiunzione fra sé e sé e fra sé e l'altro. Elemento ricorrente è anche la figura del doppio: Maga-Talita, Oliveira-Traveler, ma anche Oliveira stesso è un personaggio doppio, sospeso fra una parte e l’altra.
In questo contesto le “parti” in cui è suddiviso il libro assumono un significato profondo che rimanda da un lato al mondo quotidiano, concreto (da questa parte), dall’altro lato al mondo-Maga, il mondo irreale ma non per questo meno vero dove Oliveira è rimasto intrappolato (dall’altra parte), mentre “da altre parti” sono i labili elementi di congiunzione tra i due mondi (elementi di un ponte che non c’è, dal momento che – come noterà Oliveira – il mondo del sogno non si unisce al mondo reale). Il linguaggio stesso è un ponte imperfetto, canale di comunicazione difettoso.
Anche l’assenza è un ponte simbolico: attraverso l’assenza Oliveira entra gradualmente nel mondo-Maga, quel mondo dove l’essere sostituisce il pensare. “Tu credi di trovarti in questa stanza, ma non ci sei.  Tu stai guardando la stanza, non sei nella stanza”, aveva detto la Maga ad Oliveira nei giorni parigini. Lasciando Parigi e tornando “da questa parte” Oliveira vi torna, infatti, con occhi diversi.
Capolavoro del Novecento ingiustamente meno noto di altri, "Il gioco del mondo" offre molteplici spunti di riflessione, scardina i luoghi comuni e invoglia alla rilettura svelando sempre nuovi dettagli nascosti. 

recensione di Alessandra Gorlero

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