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Autore

Katia Guido

in archivio dal 30 nov 2005

Bressanone - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2005. In tanti, troppi, mi dicono che sono come "Amélie"

mi descrivo così:
Una gipsy bohemien pantofolaia. Aspirante scrittrice, sognatrice a tempo pieno, lettrice irrequieta. Vorrebbe essere Belle (non per la Bestia ma per la biblioteca).

30 novembre 2005

Sceneggiatura di un amore

Intro: I tempi di questo racconto breve sono propri di una scena madre di un film, e il rirolo non nasconde l'intento dell'autrice. Una domanda è al centro della scena, e le risposte, anche quelle che fanno nascere nuove domande, sono le vere protagoniste.

Il racconto

Una sera di luna piena, che si specchia in ogni pozzanghera, ed un cielo stellato da fare sembrare ogni altra cosa insignificante e minuscola, due ragazzi innamorati sono fermi su di un prato, in un parco nella periferia della città.
L'aria è autunnale, un misto fra freddo e umido che trapassa le ossa fino a far tremare ogni lembo del corpo.

Lei guarda lui fisso negli occhi: "Mi ami?" e distoglie lo sguardo con fare insicuro. Poi si volta di scatto verso di lui e ancora una volta, affondando i suoi occhi in quelli di lui: "Mi ami…" una pausa raggelante li divide: "Ma cosa vuol dire per te l'Amore?"
Lui - ormai sull'orlo di una crisi di nervi -, sfibrato da una conversazione lunga e prevedibile, la guarda stanco e dice: "Non lo so… so solo che ti amo".
Abbassa lo sguardo e gli occhi gli si inumidiscono.
Sta cercando disperatamente di raccogliere i suoi pensieri migliori e di congiungerli in uno unico, ma chiaro, per spiegarle quello che prova.
Non vuole dire nulla di sbagliato. Sembra sempre che come apra bocca faccia un errore. Si sente come Indiana Jones in una foresta amazzonica, piena zeppa di sabbie mobili, che quando metti il piede nel punto sbagliato è finita!
Alza la testa e la guarda negli occhi.
Vorrebbe scavare, scavare in fondo ai suoi pensieri. Cosa darebbe per sapere quello che lei vuole sentirsi dire. Non l'ha mai capito. Non l'ha mai capita.
Queste lunghe pause lo irritano. Lo portano alla disperazione più profonda. Gli fanno paura.
Ogni secondo di pausa per lei vuol dire che lui è insicuro, e che non sa veramente cosa prova per lei.
Aggrotta le sopracciglia e sbotta: "Cavolo! Ti amo! Io Ti Amo! T I A M O !!! E ancora TI AMOOOO!"
Le afferra le braccia, è livido dalla rabbia: "Cosa vuol dire per me l'Amore?? Non lo so! Non lo so per Dio! So solo che non ho mai provato nulla di simile in tutta la mia vita!" La lascia e si allontana continuando ad urlare: "Mi porta via il cuore, lo lacera, lo picchia e lo butta a terra! Ma poi lo rialza… NON RIESCO A SPIEGARLOOOO" Si porta le mani ai capelli e si guarda intorno come qualcuno che cerca aiuto nel buio, in un vicolo cieco, senza una meta o un fine.

Lei lo guarda impassibile. Cerca anche lei di scrutare il suo ego. Di trovare un significato in tutto questo.
Lo sa, che gli sta facendo del male. L'ultima volta aveva giurato a se stessa di non farlo più. Di non torturarlo più. Ma è più forte di lei. Le fa paura. Quello che lui potrebbe pensare o sentire la terrorizza.
Guardando nel vuoto lei sorride: "Anch'io ti amo."
Poi si gira verso di lui.
Il suo sguardo è esausto, lo sguardo di chi non sa più dov'è e perché: si è perso così tanto tempo fa che comincia a credere di trovarsi solo in un brutto sogno.
E' lì, davanti a lei, ha ancora le mani nei capelli. Lentamente le braccia gli scivolano verso il basso a ciondoloni, e rimane incredulo a guardarla. Sfinito e incredulo.
Cosa ha fatto ora?
Cosa le ha detto?
Lo sta prendendo in giro?
Domande che gli frullano nella testa come automobili ad un incrocio con il semaforo guasto all'ora di punta.
Quanto è durata questa discussione?
C'era il sole in cielo. Erano abbracciati stretti, stretti sulla panchina, e poi è iniziato tutto.
Lui le accarezzava i capelli e le sfiorava la guancia con le sue labbra morbide e calde. Di colpo, le stesse labbra calde si sono avvicinate al suo orecchio e timide hanno sussurrato: "Ti amo".
Così è cominciato tutto! Ora se lo ricorda!
Tutto per due parole che non significano niente, ma possono significare tutto; e adesso, dopo interminabili ore scandite da silenzi pieni di significato e tentativi esasperati di spiegazioni sbagliate (spiegazioni di che cosa poi?), lei si arrende. Si arrende così.
Lui la guarda sempre più incredulo e diffidente.
La sfida le si legge nelle pupille. Gli prende le mani e le porta al suo viso come una richiesta muta di complicità e tenerezza. Lo stringe a se e sussurra: "Mio Dio! Era questo che volevo sentirti dire!".
Lui, le braccia ancora ciondolanti, non riesce a lasciarsi andare alle carezze e a questo abbraccio che sa di inganno, ma anche di tregua. Non dice nulla. E ci prova. Le cinge la vita, con cautela.
Lei socchiude gli occhi. Finalmente lui risponde all'abbraccio e le sue dita le esplorano i lineamenti del viso fino ad accarezzarle il collo morbido per poi risalire lentamente e soffermarsi sulle labbra, che sussurrano: "Questo… Che l'Amore non si può spiegare, non si riesce a quantificare. Si sta male. Vorrei urlare a tutto il mondo quanto ti amo."
Lei riapre gli occhi, si allenta dalla stretta e lo guarda. Spalanca le braccia e si lascia andare all'indietro. La sua voce da quel fievole respiro che era, si alza: "Voglio gridarti quanto ti amo!"
Si libera dal suo abbraccio e comincia a girare su se stessa come una trottola a braccia aperte: "Che ti amo tanto così!"
Si ferma barcollando e comincia a ridere, come se fosse ubriaca. Ubriaca di sentimenti mescolati, che fanno male come un cocktail di superalcolici. La voce la lascia e ansimando sussurra: "Ma è sempre troppo poco. Sempre maledettamente troppo poco…".
Le lacrime scivolano sul suo viso.
Si lascia andare, ma lui la prende prima che perda l'equilibrio.
Anche lui sta piangendo. È felice, è sollevato.
L'abbraccia forte a sé. La bacia prima teneramente e poi la passione… fino ad accarezzarsi le labbra e le anime.

Ma alla fine: cosa vuol dire "Ti amo"?

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