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Autore

Khaled Hosseini

in archivio dal 16 set 2011

04 marzo 1965, Kabul - Afghanistan

segni particolari:
Sia "Il cacciatore di aquiloni" che "Mille splendidi soli" sono stati subito acquistati dalla "DreamWorks", la casa di produzione di Steven Spielberg.

mi descrivo così:
Sono un medico di origine afgana, diventato scrittore di best-sellers.

17 luglio 2013 alle ore 8:57

E l'eco rispose

di Khaled Hosseini

editore: Piemme

pagine: 456

prezzo: 16,92 €

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«Allora, se volete una storia ve la racconto. Ma una sola. Non chiedetemene poi un’altra, né tu né lui. E’ tardi e poi, Pari, noi due abbiamo avanti una lunga giornata di viaggio. Bisogna che tu faccia un buon sonno. E anche tu, Abdullah. Conto su di te, figliolo, mentre tua sorella e io siamo via. Anche tua madre fa affidamento su di te. Una storia sola, dunque. Ascoltate, voi due, ascoltate bene e non interrompete».
Se nel primo romanzo di Hosseini è la paternità al centro della storia, nel secondo è Miriam la figura protagonista della storia, in quest’ultimo, a distanza di sette anni, il romanzo è incentrato sulla famiglia, sui suoi legami, sulla sua forza.
I due protagonisti sono i due fratelli Abdullah di dieci anni, e Pari, di soli tre. Loro sono orfani di madre, e vengono accuditi da un padre poverissimo e da una matrigna sempre triste, il legame tra i due sarà tanto forte, quasi a risultare agl’occhi del lettore più di un semplice rapporto fratello/sorella.
Pari viene affidata a Parwana, una giovane poetessa, con l’animo privo di paura, che fuma in pubblico ed ha idee progressiste, ma tutta questa libertà presto sarà spazzata via e le due donne dovranno trasferirsi in Europa.
Dagli anni Cinquanta ad oggi, Khaled dipinge e aggiunge alla storia Afgana nuovi particolari, storie, piccoli dettagli che divengono preziosi, la storia è costruita su diversi salti temporali che non sempre rendono agevole la lettura.
Storia di padri, madri, fratelli, cognate, ma storie anche di ritorno in patria come Idris e Timur che ora vivono in California, e a distanza di vent’anni decidono di ritornare a Kabul per rivedere la loro terra, le loro origini, il cambiamento, quel segno del tempo che muta il paesaggio, con la speranza di rivedere quegli aquiloni ad alta quota in cielo.
Idris è diventato medico, Timur un immobiliarista; vedono la vita in maniera diversa, sono lì per cercare cose diverse, ma questo non è segno di disgregazione e distacco, la famiglia è un nodo, un nodo inestricabile, le differenze possono solo rafforzare il bene comune che dovrebbe caratterizzarla.
In quest’ultimo libro Hosseini utilizza la famiglia per spiegare come funziona la vita, i rapporti, le coincidenze, la distanza e la vicinanza che non devono essere segni di resa. Volersi bene è un atto di coraggio, peccato che troppo spesso in giro ci troviamo accanto persone prive di personalità, di sussulto alla vita, di quell’eco che dovrebbe risuonare in ogni parte del mondo: il legame è amore puro.

recensione di Gino Centofante

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