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in archivio dal 19 mar 2007

Lerri Baldo

19 luglio 1980, Rovereto (TN)

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  • 22 giugno 2009
    I papaveri

    Ti ho lasciato un ricordo di me,
    come un sorriso lasciato a un passante,
    che il tempo non farà più rincontrare.

     

    Ma se un giorno,
    in un’altra terra,
    sotto un tramonto di fuoco
    s’accenderanno ancora i tuoi occhi,
    nella compassione di tutte le stelle …
    Getteremo allora
    questa collana sul fondo del mare,
    per non sapere mai più
    quale sia nella nostra vita
    il senso del dolore.

     

    E sorrideremo,
    finché le nostre cure si spegneranno
    in un campo di papaveri,
    e il vento risponderà
    - col suo respiro di padre -

     

    alla tua risata leggera…

     
  • 22 giugno 2009
    I tuoi occhi

    Partire con te per un viaggio senza terra
    sfiorare le ombre degli alberi alla sera
    e baciarci
    ad ogni passaggio di fulmari argentati
    nel cielo.
    Partire stringendo la tua mano,
    respirando la tua pelle,
    imparando giorno dopo giorno
    la dolcezza del tuo corpo
    fino a mischiare il sapore delle stelle
    con le essenze delle nostre labbra.
    Annullare i nostri sensi
    lungo gli incanti della notte
    e scambiare gli orizzonti delle nuvole
    per confonderci
    -dentro a un brivido solo.

     

    Partire per un viaggio senza terra,
    confidare ogni cosa al tocco lieve delle tue dita,
    ascoltare ogni tuo desiderio,
    il racconto di ogni tua insicurezza,
    sciogliere ogni ansia
    dal tuo piccolo cuore.
    Scappare lontano,
    volare le distanze fra l’oceano e la sorte,
    sbrogliare ad uno ad uno i tuoi capelli,
    guardarci sul  fondo degli occhi
    e trovare la fine
    -di ogni umana paura.

     
  • 19 giugno 2009
    M.

    Con quel viso sorridente
    potresti fare da sfondo
    alle strisce dei papaveri
    lungo la riva del fiume,
    sostituirti alle montagne
    oppure al sole che s’inargenta di rosso;
    tanto non sorride più niente
    al di fuori di te
    sei la spiga che scolora
    ed il vento che ripiega il suo capo,
    l’ultimo riflesso della luce
    quello che serve agli occhi
    - per vederci ancora.

     
  • 19 giugno 2009
    Inatteso

    Il tocco della tua mano sulla mia schiena,
    inaspettato come le parole di vento
    che scendono la lingua di un ghiacciaio d’estate.
    Tu riaccendi e spegni le luci
    di un palazzo di angeli in festa,
    suggestione dei tuoi capelli arricciati,
    della frangia che giunge a contornare i tuoi occhi;
    perché riluca qualche cosa di più grande
    - dell’onnipotenza del cielo.

     
  • 13 giugno 2009
    Chi arriva per mare

    Chi arriva per mare
    non è un ladro o un criminale,
    è una persona che ha perso tutto.
    Chi arriva per mare non è uno che vuole rubare
    quello che hai tu,
    è una persona che ha perso sua madre
    morta di stenti per la carestia,
    è una persona che ha perso suo marito,
    ucciso la notte da qualche guerra,
    è una persona che non ha niente,
    più niente per vivere,
    più niente per lottare nella sua patria,
    è soprattutto
    una persona che vive e che soffre
    e che piange come te,
    se hai perso un amore,
    se hai perso un parente vicino,
    se hai perso il lavoro, o le dita di una mano:
    il clandestino non è un delinquente,
    il clandestino è una persona come noi
    che ha tutto il diritto
    di trasferirsi nella nostra terra
    dove noi siamo nati per un caso del destino
    e avrebbe potuto essere lui
    a essere nato qui
    - al posto nostro.
    E avremmo potuto essere noi
    ad essere nati in Africa
    - al posto suo.
    Chi arriva per mare
    non è un ladro o un criminale,
    chi arriva per mare è una persona come noi,
    e “clandestino” non significa niente,
    se non “essere umano”.
    Chi arriva per mare
    dopo un viaggio nel quale ha rischiato la vita
    non può essere rinchiuso in una prigione
    solo perché non ha i documenti,
    che sono in fondo
    dei pezzi di carta.

     

     


    Da Taci come il mare, Lerri Baldo - giugno 2009

     
  • 10 giugno 2009
    Taci come il mare

    Taci come il mare,
    a ondate lunghe vaporose,
    ogni tanto un gabbiano riporta un segno,
    non sai apparire,
    che nel fischio denso dell’alba,
    parli soltanto
    con la voce calda del mare.
    Sei un’onda che si frange
    e ritorna morbida come i tuoi capelli di schiuma
    contro al porto, contro ai miei piedi
    perché ho anch’io un corpo
    che resiste alla sera
    al tuo cuore duro, alla distanza.
    Resisto la tua meraviglia, i tuoi capricci,
    la bellezza infinita del tuo sguardo.
    Avvolgimi,
    mi avvolga la notte
    di tutto quello che mi resta di te,
    mi penetri il mare nelle vene,
    nei plessi ancor cavi della mia coscienza,
    sorrida col sorriso che ha ancora il mondo
    e si sovrapponga, disperato, al tuo nome.

     
  • Se tu fossi più bella ancora
    s’aprirebbe una terrazza di tempo
    donde compiangere il mondo.

     
  • 19 marzo 2007
    L’anima bagnata

    Rinserra il dolore
    sparso sul viso.
    Basta una lacrima triste
    per scendere a mezzo;
    per sciogliervi
    lungo rimmel di storia,
    di giorni passati perduti,
    spersi alla parete.
    Rinserra il tuo pianto sul viso
    goccia d’orgoglio che scende
    nel rimmel
    l’anima bagnata.
    Sei più bella se piangi
    se ridi.

     
  • 19 marzo 2007
    Il contorno degli occhi

    Inondato da quel nero tenue
    dove diradan le tue ciglia
    e divengon sempre più fini.
    Pare impossibile
    -Anita-
    quanto grande è nei tuoi occhi l’immenso.

     

    Quel segno scuro che dilegua,
    quella linea sulla palpebra tua
    che finisce quasi a sparire
    - dolcissima.
    Forse
    la disegni così.
    Forse sei bella tu
    e nient’altro;
    ma allora lascia che io ti  guardi ancora,
    lasciami respirare da qui,
    vivere nello sguardo tuo
    per capire quell’ombra.
    Sei uno smeriglio di dolcezza;
    e non so adesso
    se fosse matita
    o soltanto le tue ciglia a sfumare
    al disotto dell’occhio.

     
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