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Recensioni di Lorenzo Annovi

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  • La scomparsa dell'erebus è uno degli ultimi libri dell'ormai famoso Dan Simmons, autore che grazie alla saga di Hyperion, e altre sue successive creature letterarie, si è ormai guadagnato una cerchia di fan ben nutrita.
    Alcuni inneggiano ad un nuovo Stephen King, più vario e stilisticamente versatile, altri ad un ottimo scrittore del genere cositteddo "fantastico", altri ancora lo trovano freddo e poco incisivo.
    Io personalmente ho letto solo questo suo lavoro, uno degli ultimi, e posso dire che pur non trovandoci di fianco ad un nuovo messia, per quanto mi riguarda ci si presenta un onestissimo, ottimo scrittore che non ha paura di tuffarsi in progetti (da quel che leggo e vedo) completamente diversi l'uno dall'altro.
    "La scomparsa dell'Erebus" è sostanzialmente un romanzo storico/marinaro. Nel suo inizio, pare quasi un romanzo di Patrick O'Brien, l'autore delle famigerate serie marinare che hanno ispirato, tra le altre cose, il bel film Master & Commander.
    E, per lo meno all'inizio, di questo si tratta: gli eventi che hanno portato alla prima vera spedizione europea atta a "sfondare" il circolo polare artico.
    La famigerate spedizione della Erebus e della Terror. Coppia di vascelli rompighiaccio realmente esistita.
    Da questo presupposto, Simmons imbastisce una trama che se parte come puro romanzo ottocentesco di ventura marinaresca, diventa poi qualcosa di più simile ad una curiosa fusione tra un mystery sovrannaturale (con qualche richiamo a stili molto "J.J. Abrhams"/Lost, ma senza esagerare nella maniera e nel tedio come la serie stessa), e un horror tra i ghiacci quasi Carpenteriano, con situazioni che mischiandosi a scene di disperazione e stenti che solo equipaggi dell'epoca potevano patire bloccati tra i ghiacci, intrecciano un vero e proprio "thriller/horror/avventura di sopravvivenza/storico".
    Tutto questo grazie ad una non ben precisata (all'inizio) creatura evanescente e sfuggente, che rende la vita già difficoltosa di queste due navi, bloccate per l'inettitudine del loro tronfio condottiero, un vero e proprio incubo viscerale tra i ghiacci (ecco il perchè del riferimento Carpenteriano, che cita qua e la da suggestioni splendide di quel pezzo di cinema che è "La Cosa").
    La lunghezza del romanzo regge il confronto, nonostante qualche momento di stanca e il fatto che la cura certosina di Simmons nel ricreare sulla pagina una narrazione colma di dettagli e sfaccettature storiche e di contesto, porti inevitabilmente ad un accumulo di pagine descrittive che, per quanto curate, possono qua e là suonare un pò ridondanti e tediose.
    In generale però, si ha l'idea che prima di imbarcarsi in questo viaggio da brivido si sia documentato oltre misura per essere fedele, o quantomeno credibilissimo nelle sue licenze poetiche.
    Il libro tiene fino alla fine, che può soddisfare o meno (in questo caso, come molti libri di King, pare che il mantra dell'autore sia "quel che conta non è la destinazione ma il viaggio e la suspence durante il viaggio stesso").
    Per quanto mi riguarda, non si tratta di un brutto finale, anzi, lo trovo appropriato. Semplicemente, molti si aspetteranno altro o di più. Non è il mio caso.
    "La scomparsa dell'Erebus" non è un capolavoro, chiaro, ma è decisamente un gran bel pezzo di libro, atipico, affascinante nel suo contesto da esplorativo/survival/ottocentesco che rimescola contesti storici realmente esistiti.

    [... continua]
    recensione di Lorenzo Annovi