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Poesie di Lorenzo Cassano

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  • 14 gennaio 2010
    Passo

    Passo,
    con le carte che ho
    potrei solo bleffare
    ed oggi non mi va,
    aspetterò che il mazziere
    mi passi una buona mano,
    nel frattempo
    passo,
    come sta passando
    questa notte
    presa a morsi
    dalla voce di Waits,
    come continua a passare
    sto tempo
    portandosi via con sé
    i migliori capelli
    e le migliori intenzioni,
    come sono passati
    gli amori che pensavo eterni
    mentre quello che credevo
    di passaggio
    dorme abbracciato al mio cuore.
    Passo,
    a passo lento tra i ricordi
    accompagnato ancora da Tom
    che sta passando
    per la struggente Funnin Street,
    mi verso dell’altro Passito
    e un randagio di passaggio
    fa festa fra i rifiuti
    del Natale appena passato,
    forse lascerà la sua fortuna
    sul marciapiede
    per il passante ignaro
    che passando distratto
    la calpesterà.

  • 19 novembre 2009
    Apnea

    Mi riempio i polmoni
    di un’aria
    impregnata dai sapori
    d’un mondo estraneo
    che parrebbe esser il mio,
    preparo il cuore e la mente
    ad accompagnarmi
    nell’ennesimo viaggio
    alla ricerca, novello Diogene
    dell’uomo

     

    m’immergo nel mare oscuro dell'inconscio,
    portato giù
    dal peso dei ricordi
    che mastro tempo
    ha raccolto per me,
    vedo quel che è stato,
    quel che ho colpevolmente scordato,
    quel che ho inutilmente rammentato,
    quel che mi è sfuggito,
    e quel che sono diventato

     

    risalgo,
    pian piano
    mi libero dell’ormai inutile zavorra,
    tutto sembra diverso
    confuso fra  bolle d’aria divenuta ormai opprimente,
    ciò che era indispensabile ora è vano,
    una nuova, inimmaginabile esigenza
    prende il sopravvento
    e tutto il mio fare è volto a lei,
    Avido di vita
    respiro.

  • 16 novembre 2009
    Ad Alda

    Il silenzio è scalfito
    dai respiri profondi
    che il sonno tranquillo regala.
    Guardo i miei amori,
    la penombra li fa uguali,
    forse non hanno mai smesso
    d’essere una sola cosa
    ed io son solo uno spettatore privilegiato,
    l’unico a godere dello spettacolo,
    affanculo la rabbia e la vanità
    che m’hanno messo la penna in mano,
    non servono in Paradiso
    e penso ad Alda,
    al suo inferno,
    a come il Paradiso
    se lo sia dovuto inventare,
    ai demoni che l’hanno tormentata
    ed alla dolcezza dei suoi fogli
    che accarezzano l’anima
    come una notte di novembre
    quando t’accorgi che tutto ciò che serve
    è lì con te.
    Conto i respiri,
    fuori un’auto prova a spezzare l’incanto,
    un angelo vola,
    porta con sé un penna,
    serve sempre,
    anche in Paradiso.