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Poesie di Luca Bidoli

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  • 19 aprile 2006
    Clessidra

    Arde nel silenzio

    e divora onde di soffice

    sabbia. Io sono in lei

    infinitamente breve,

    un eco riflesso nello spazio

    di poche lettere.

     

    Un sanatorio diventa la stanza,

    appena il movimento si consuma

    verso l'infinito.

     

    Questa immobile bica

    reca in sé il peso del mondo:

    ricade sulle spalle di chi guarda.

     

    Non ho che qualche

    secondo per ricordare

    il mio nome.

    Poi, nulla.

     

    Bello il riemergere

    confuso il sogno,

    nel colmo limite

    della mano, che recede:

    trattiene altro, nelle

    striature di vetro che

    assorbono la tua voce.

  • 18 aprile 2006
    Strade blu

    Come sono strane le strade

    bluastre, nere, strisce di corrente,

    nella sera sembrano cortecce

    divelte dai boschi,

    lembi appassiti, srotolati, finiti

    tra i resti delle rovine

    lungo città annerite, pietrificate

    negli sguardi assassini dei complici.

     

    Sono estraneo a queste fughe

    parallele tra noi e la cuspide divina:

    se la mano mi aggredisce

    sradico parole, di contro alle

    stazioni di servizio, ai segnali

    di fine e divieto,

    alle luci, sole, che divampano

    e accecano i cani,

    prima dello schianto e della ripulsa

    nel sangue.

     

    Strade di cenere,

    pomice leggera e franta,

    voce straniera:

    perdersi è un nulla, il girare del pollice verso

    tra le dita,

    il bacio sulla mantide

    plastificata, la smorfia

    nel pugno che si fa verso

    nella ferita.

  • 18 aprile 2006
    A Silvia

    A Silvia

     

    Stasera è strano,

    accendere il fuoco:

    aprile non è tempo

    di braci ardenti,

     

    non ho parole

    che si consumino

    e si facciano cenere.

     

    Ho l'aria buona della sera

    del giorno che va alla festa,

    la camicia bianca

    della prima comunione,

     

    è tempo di crescere, adesso.

     

    Da molto raccoglievo

    voci avvizzite

    e coriandoli,

    con te avrei potuto

    correre lungo i fossi,

    dove le bisce si torcono

    al sole, il primo

    lembo dell'estate

     

    e poco, sempre poco

    da trattenere.

     

    E tu.

     

    Sei amata, tu.

    Non ci sono che echi,

    nel lembo di terra

    che ti nutre.

     

    E sibilo,

    comete

    infuocate.

     

    Dove il silenzio

    cresce

    al pari e più

    dell'amore

    e il resto

    che l'ombra trattiene

    è il tuo grido,

    confuso tra le cicale.

     

     

  • 15 aprile 2006
    Non riesco a sottrarmi

    Non riesco a sottrarmi

    al computo dei giorni,

    alla materia che si fa carne,

    si dilata:

    estraggo macerie da me

    con la forza di descrivere ciò che nego.

     

    Oltre quest'abisso,

    una vertigine,

    il piacere del tempo

    che si effonde e si plasma

    tra sguardi di morti ed occhi vitrei.

     

    Sono i corpi che si deteriorano

    a darmi l'immagine,

    da conservare per i giorni fasti

    tra esilio e pena

    nel procedere dello sguardo.

     

    Eppure mi nutro:

    divoro sillabe spente e moncherini

    parole si fanno brandelli,

    frammenti acuti

    che percuotono il mio passo,

     

    se mi inoltro nella sera,

    con la dispersa inquietudine

    che emargina altro dolore.

  • 15 aprile 2006
    Sentieri sinuosi

    Sempre

    nella ricerca

    del comprendere

    ciò che è nostro

    e disegna un volto

    nella pioggia e nella

    ruggine,

     

    nel volo della falena

     

    nel ventre gravido

    di donna,

     

    sempre

    ed ancora

    esseri terreni,

    argilla,

    sentieri sinuosi

    tra la luce e il nulla.