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Autore

Luca Gamberini

in archivio dal 29 apr 2008

30 maggio 1967, Bologna - Italia

segni particolari:
Ho una clessidra a inchiostro ne l'epitalamo

mi descrivo così:
Apprendista filologo

19 agosto 2011 alle ore 17:02

Il cespuglio bianco

Inutile stare qui a pensare.
Riaccendere nuovi conflitti,
contare i caduti,
e curare i pensieri superstiti.
Un treno sai che è in ritardo
lo sai per cultura,
lo sai che se esci vestito di bianco
puoi solo sporcarti,
conosci perfettamente la legge
e sai
che se sei in regola
non hai scampo.

Riconosci il cane che ti è amico
da quello che ti ringhia sul collo,
sempre quando sei di spalle
e conservi quel tuo sogno
mai detto,
così impossibile,
quasi ti terrorizza l’idea di perderlo,
di non custodirlo più.
E quel sentirci all’improvviso estranei,
così,
in un attimo.
Il tempo di un battito soffuso di petali di ciglia
E poi via, a rincorrere la vita da uno specchio.

Non riesci a distinguere
il nuovo dal vecchio
eppure sei sempre tu,
così come un telegiornale ogni giorno
ti racconti
a te stesso
e ti convinci.

Ma, se oggi rientrando a casa
ti fermassi un istante.
Prova.

Raccogli la salvia selvatica
che in questi giorni impera,
fai sentire il tuo fiato sul collo del tempo,
prendilo,
davanti o dietro non importa.
Fallo tuo.

Un vagabondo non sa recitare,
eppure ogni giorno si inventa un motivo
per continuare,
se non c’è il sole sa
che ci sarà comunque un domani
e che non è lui l’indispensabile,
ma indispensabile è tutto ciò che non vede
e che non risponde ai suoi silenziosi richiami.

Mi commuovo
quando credo di aver capito,
poi mi estraneo
quando ho l’impressione di aver sentito.

Che c’è dentro?
Qual è l’eterno malcontento?

Chi possiede certezze
sa proteggersi dal freddo insicuro
almeno fino a quando non si ritrova
solo,
con un nudo dubbio di sentito dire.
Il mio camminare è diverso,
la mia voce si disperde
come una stella caduta nell’universo,
a ogni passo
un eco,
non lontano
ma
farneticante.

Vorrei dirti tutto adesso,
ma sarebbe come raccontarti la fine
e non c’è ancora l’inizio.
Devo introdurmi,
ma non so come,
presentarmi.

Mi sento inversamente proporzionale alla vita
ho occhi che ascoltano
orecchie che vedono
una voce che è un suono incomprensibile
quasi deformato,
inciso.

Mi sento come una selce
sarò raccolto e studiato di nuovo,
mangerò ancora polvere
respirerò sale.
Ogni tentativo è inutile
se si vuol cambiare
ciò che per natura non è mai uguale.

E in quel cespuglio bianco
dove passi le tue ore a rimembrare,
dimentica per un attimo i profumi,
non li mischiare.
Sentirai quanto punge
e
come può far male dal godere.

Impotabile e indispensabile,
come un ricordo.
Forse perché
la realtà è peggio di me.

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