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Autore

Luca Marchiano

in archivio dal 24 mar 2009

03 gennaio 1983, Verbania

mi descrivo così:
Un ragazzo a posto, papà di due bimbi innamorato della mia famiglia, della musica (suono e canto in una punk band) e dei racconti noir e horror.

02 aprile 2010

Io suono

Intro: Il punk non è morto e non morirà mai. Finché qualcuno lo terrà in vita. C’è chi suona e se ne fotte. Chi ha dentro ancora la rabbia e la voglia di gridare contro tutto e tutti. Non è una moda, non è uno stile, è una filosofia. È fottutissima vita.

Il racconto

Io suono.
Non mi frega un cazzo se facciamo cagare.
Intorno a me tutto è fuoco, Dio vorrei che tutto questo durasse per sempre. L'adrenalina mi corre dentro, vedo le luci intorno a me. Andiamo a mille all'ora. Grido nel microfono, cerco di non ruttare il vino acido che ho bevuto. Come faccio a spiegare quello che sento? Per voi è solo rumore, siamo uno di quei gruppi che fanno le cose che suonavano già venti anni fa i Clash, i Ramones. Ma come si fa a spiegare la forza che abbiamo dentro, guardami negli occhi mentre suono la chitarra e canto le mie poesie sconnesse. E' questa la mia dimensione. La pelle mi brucia di sudore. Il Kala sanguina sul basso, ma se ne fotte. E' ubriaco perso, non si ricorda gli accordi. Però ci crede, lo vedo che salta come un pazzo. Finale del pezzo. Mi giro lo zio alla batteria gronda di sudore, la fiacca sull'indice si è spaccata di nuovo, bestemmia e sanguina, le bacchette sono ormai un cumulo di schegge di legno. Picchia sul rullante come se avesse il diavolo dentro. Il concerto è finito, mollo lì il mio ferro con due corde rotte e l'ampli che fischia. Venti persone sotto al palco, centoventi chilometri fatti “aggratis”. Io sono esausto e felice. Ci facciamo un paio di birre prima di smontare.
Come è andata?- Chiedo allo Zio mentre mi accendo una Camel. Sanguino, porco dio. Bene.- Mi risponde mentre si asciuga il sangue sulla maglietta nuova dei Converge.
Il Kala mi porta un Montenegro. Siamo ancora in balia della adrenalina. Otto ore di lavoro sulle spalle, la coda al casello, ci siamo persi a Rho. Ma non molliamo. Il domani incombe su di noi, tre operai, ognuno la sua storia,ma cosa ci porta qui? Mi rendo conto di essere lontano da quello che i giornali e le tv raccontano quando parlano di musica, il fottuto rock 'n' roll. Siamo senza soldi senza talento senza droga, solo con qualche disco rumoroso nell'autoradio. E' bello sapere di essere fuori da tutto, non pensiamo ai soldi, mai. Siamo fuori dal tempo. Spesso fuori tempo. Vivo un sogno, il sogno di una band che suona solo per passione. Che suona una musica sconnessa e rumorosa ,estremamente sincera, tanto sincera da essere scontata. Noi non siamo musicisti, non scambiateci mai per tali. Sono le due di notte, alle sei la sveglia. Centoventi chilometri da casa,dalla mia famiglia. Qualcuno ride di me. Ho due figli, bellissimi. Ma la notte giro per i posti dimenticati dal buco del culo di dio come questo, grido e faccio rumore. E' la mia droga, non posso stare senza. Nessuno lo capisce. Solo chi suona con me può farlo. Cosa ci porta qui? In mezzo alla nebbia non vediamo un cazzo, lo zio mette fuori la testa dal finestrino, non si schiara una sega. Il giudizio degli altri importa poco. Noi abbiamo già perso in partenza, neanche ci mettiamo nelle competizioni provinciali tra super band. Siamo retrogradi,consapevolmente ignoranti. Cosa ci porta fino a qui? Chi ci riporterà a casa? Da questa nebbia non se ne esce. Alle cinque siamo a casa, neanche andiamo a dormire, tanto è tempo perso. Alle sei siamo in fabbrica. A chi importa ciò che sentiamo mentre suoniamo? Per voi è solo rumore, siamo uno di quei gruppi che fanno le cose che suonavano già venti anni fa i Clash, i Ramones. Ma voi non lo sapete chi sono I Clash? Lo volete il fuoco? Volete vedere cosa porta a fare la passione? Se non siete morti, ci vediamo sabato sera, in un posto di merda, in mezzo alla nebbia.

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