username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 13 ott 2008

Lucia Piombo

18 settembre 1952, Terni
Mi descrivo così: Amo la bellezza in ogni sua forma... parole... note... natura... proporzioni perfette del creato... L'arte mi suggestiona profondamente, e la poesia m'addolcisce il cuore.

elementi per pagina
  • 25 settembre 2010
    Questa pioggia...

    Questa pioggia.
    Finalmente scende.

     

    Non uno scroscio
    (gli alberi assetati e alteri fingono indifferenza),
    ma goccioline fitte  e brevi,
    l’erba allo stremo che spande colore, adesso.

     

    Un ringraziamento corale e tremulo, vedo,
    del prato.(anche le panchine sembrano gradire)
    Bisogna farsi piccoli per bearsi del poco.
    Guarda l’erba. Che tremori, che sospiri.

     

    M’asserena questo brillio,
    quest’umore benevolo che sale dalla terra.
    Sembra promessa di riposo e rinascita.
    Potrebbe forse perdurare eterna una sete? Dico io?
    (se ne morrebbe)

     

    E dunque aspetto.
    Anche io aspetto quel tuo bacio.
    Teneramente, quietamente aspetto.

     

    Andiamocene a spasso sotto la pioggia
    che sarebbe bello vedere i tuoi occhi contro il cielo
    grigio,
    loro
    unico slargo d’azzurro.

     

    E i tuoi umori lieti. E i miei generosi germogli.

     
  • 20 settembre 2010
    Ognuno dovrebbe, credo...

    Ognuno dovrebbe, credo, dovrebbe
    ecco, trovare un motivo per qualche sorriso.

     

    Uno, due, tre. Al giorno, nel giorno.
    Guarda… il bambino della vicina (carino!)
    E il geranio rosa corallo?
    Quest’anno ce l’ha fatta con le larve. Ha vinto.
    È fiorito. E come è fiorito!

     

    Poi, senti, il profumo della torta di mele,
    che mi dici di quel profumo che viene dal forno.
    Nel primo pomeriggio d’autunno.

     

    A guardar bene, a sentir bene si potrebbe,
    si potrebbe (a volerlo) trovare uno straccio di motivo.
    (lo desidero molto, hai detto. Vediamoci)

     

    No, certo no, non dico per quei sorrisi larghi, stampati,
    quelli che durano più di qualche attimo
    (durano più di qualche motivazione)
    No. Non quei sorrisi, dico.

     

    Altri.

     

    Quelli che sbocciano sulle labbra, negli occhi, (se mi vedessi!)
    quelli che s’aprono improvvisi come una radura.
    E sopra margherite bianche, effimere,

     

    a sera già col cuore chiuso in sé. Meditando…

     
  • Ti ricordi quando da piccoli si giocava a nascondino?
    Magari a casa, ché fuori pioveva. E ci si metteva dietro le porte.
    Dentro gli armadi. Sotto al letto. Ti ricordi?
    In attesa. Col cuore grosso. Senza respirare.
    (Beh, piano... si respirava piano.) Quatti quatti...
    Che quando arrivavano a trovarci si girava la testa dall'altra parte.
    Devi guardarmi, se no non vale! Non vale! Non vale!
    Occhi negli occhi. Così ci si trova. Così.

     

    Ecco. Oggi non mi voglio far trovare.
    Da nessuno.
    Giro gli occhi di lato.
    Non puoi fare tana se non ti guardo.

     

    E non ti guardo. Non ci sono.
    Sono altrove.
    Sul tetto del mondo.
    E mi sporgo.
    Visto da qui, anche il mare più inquieto
    appare fermo.
    Un piccolo lago piatto.
    Non arriva il tumulto.
    E non so. Non voglio sapere
    se c'è.
    S'è steso un filtro di pensieri pallidi,
    estenuati,
    come una vecchia tenda di pizzo antico
    tra me e la burrasca.

     

    Mi protegge il cuore. E gli occhi.
    Attutisce i suoni.
    Dormirò un po' qui, adesso.
    Solo un po'. Va bene?

     
  • Composta (tu, al pianoforte, tant’anni fa),
    ora magrissima, vacua,
    una vecchia palma avvizzita,
    ti guardavo
    oltre lo spazio, oltre il tempo
    dei tuoi anni e dei miei.
    (ricordi la floridezza?
    E la veste di pannolenci nera? I suoi fiori gialli?)
    Ti guardavo
    (dove la cascata d’oro dei capelli?)
    ti guardavo, ti guardavo e parlavi diligente,( una bambina a scuola),
    cercavi risposte plausibili dal camice bianco, dall’Uomo,
    gli occhi al fermacarte d’argento, bassi,
    come a un ex voto.
    E ai diplomi e diplomi, conforto alla paura.
    Ah, povera!
    Povera! E alle poltrone di pelle nera. Lucente.
    (come è poco elegante, sempre, un luogo così. Come sgomenta)

     

    Una luce c’era, una luce poi, di svelamenti. Di rivelazioni.
    Niente mezzi toni.
    Niente
    mezze verità.
    Per favore.
    Una luce ovunque, sul male, sulla tua fragilità. Sulla mia .
    Sulla nostra. Di tutti. Noi.

     

    Quant’eri stata bella nelle foto di me bambina.
    Francamente sì, ero gelosa, allora.
    Ti ricordi?
    Mamma è bella. Più di te, diceva papà.

     

    [Sparire. Non arrivare a questa resa.
    Dimettersi prima dal gioco.
    Ancora le redini in mano.]

     

    Ma ieri, la gola intenerita, annodata di pietà,
    tu figlia e io madre (potrei dire). È la vita.
    Triste sentir dire è la vita.
    Non mi piace “E’ la vita”

    Ti guardavo e m’evaporavi accanto.
    Dai, attenta, appoggiati a me, t’ho detto.

     

    E non sentivo il peso della tua mano.

     
  • 15 dicembre 2008
    Ancora...

    Cos'è questo nuovo tremore
    che, tiranno
    s'allarga nell'anima,
    come una colata di lava che tutto travolge
    e infiamma...

     

    Che inonda i pensieri,
    come acqua.
    Che scava e modella,
    cancella

     

    e trasporta e sommerge.

     

    Cos'è questo torpore e l'attesa,
    questo trasalimento...
    Cos'è la voglia di andare,
    scappare...

     

    Cuore,
    È troppo lungo il tuo sonno?
    Sospiri si destano e domande.
    E rossori.

     

    Quando imparerai
    la strada solitaria,
     la luce lontana da fissare,
    senza compagnia,
    le mani dietro la schiena?

     
  • 14 ottobre 2008
    Senza più te

    La mia carne, il mio cuore squartati e appesi
    a sgocciolare
    umori vischiosi,
    a formare melmosa chiazza
    di quella che era stata
    vita
    e ora, putrida cerca dissolversi, prosciugata
    da un sole di latta.

     

    Tagliare il male, via
    Redenzione.

     

    Tornare a vivere si può.
    Menomati,
    ma ancora forti,
    sani, pronti.

     

    Vorrei essere lucertola,
    coda che rinasce
    occhi che guardano  ancora
    senza più anima.

     
  • 13 ottobre 2008
    Dimmi…

    Se lo sai, dimmi,
    dimmi cos’è quest’ansia
    che brucia tutte le cose
    al sorgere del sole…
    Questo stupore acceso,
    guizzo di vita sulle sonnolente campagne,
    sui tetti, sulle foglie
    che cominciano a cedere
    all’autunno, protestando,
    urlando per la forza del vento
    che, ignaro,
    le strappa alla vita.
    E ancora qualche pallido verde
    si confonde al giallo
    e cede riluttante ai rossi forieri
    di  morte.

     

    Dimmi perché,
    perché nella luce accesa
    si vive ancora, si trema, si sogna
    e il vento è lì
    a scuotere, a strappare,
    contro la volontà
    tenace
    di resistere.

     

    Basterebbe cedere,
    invece.
    Si dovrebbe.
    Sarebbe dolce arrossare e morire così,
    nel vento,
    in un alba che s’accende
    per il resto del cielo.