username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

29 ottobre 2020 alle ore 20:30

Diario di bordo - Leggendo qua e là (quinta parte)

Il racconto

 - L'abbattimento dello Zeppelin (effetto e causalità) - Su un vecchio mio taccuino alcuni giorni fa ho riletto le note, che riporto integralmente, scritte nel gennaio del 2014. "Il 25 settembre del 1980 moriva a Windsor, località inglese sita nell'hinterland di Londra, il batterista dei Led Zeppelin (drummer, in inglese) John "Bonzo" Bonham e così...puff: di colpo lo "zeppelin" ossia il dirigibile più famoso della storia dell'umanità, anzi, quello più rumoroso ed iconico (è molto meglio scrivere) smetteva di volare (metaforicamente); e una delle band  più famose nella storia del rock (i Led Zeppelin, appunto) chiudeva baracca e burattini, ovvero per causa di questo evento tragico smetteva di suonare in eternum insieme. Pseudonimo di John Henry Bonham, l'artista (autore di molti testi) era nato a Redditch, piccola località nel cuore del Worcestershire, nel maggio di trentadue anni prima. Ufficialmente l'esito dell'autopsia parlò di "asfissia polmonare" avvenuta durante il sonno: pertanto nessuna causa dovuta a uso di sostanze psicotrope o stupefacenti, come in prima ipotesi s'era paventato, nonostante il musicista fosse da tempo in cura per disturbi psicosomatici (ansia e depressione) e si era disintossicato da poco dall'eroina. Sulle conclusioni autoptiche nulla da eccepire, furono senza dubbio validissime: Bonham, infatti, il giorno precedente la morte sua, aveva fatto largo uso di alcol (si parlò di circa un litro e mezzo di vodka ingerita) e ciò li provocò senz'altro un'intossicazione con conseguente eccesso di vomito autoindotto che lo portò al soffocamento, appunto, ed infine all'arresto cardiocircolatorio. Mentre scrivo queste note, o meglio ancora mentre le leggo e poi le trascrivo sul mio diario, mi torna in mente la triste vicenda che portò alla fine di Jimi Hendrix, altro grande protagonista della scena rock (non me ne voglia nessuno: Bonham, gli altri componenti del gruppo, Jones, Page e Plant, gli stessi numerosissimi fans dei Led sparsi ad ogni latitudine del globo, ma il "principe di Seattle" era-fu di gran lunga più...grande di lui, seppur avesse suonato per molto meno tempo ad altissimo livello), avvenuta un decennio prima (il calendario gregoriano segnava 18 settembre), ma poco lontano dal luogo in cui avvenne quella di Bonham: Hendrix cessò di vivere, infatti, nell'appartamento di Monika Danneman, sua amica, in quel di Londra e la capitale inglese dista poco più di trenta chilometri da Windsor. Ma esiste una analogia ancor più sostanziale nonché emblematica che accomuna i due eventi tragici: il decesso del chitarrista americano fu causato (come testuali parole del medico legale riportarono al tempo) da "soffocamento da vomito in seguito a intossicazione da barbiturici"; e quindi, non dissimile dall'asfissia polmonare che causò la morte di Bonham. Ad inizio note si parlava della fine dei Led Zeppelin correlata alla morte del loro batterista. Ebbene, essa fu abbastanza logica - nell'ottica del resto della band iglese, soprattutto, piuttosto che secondo la psiche e nelle viscere dei fans che avrebbero senza dubbio desiderato qualcosa di ben diverso - anzi, una conclusione di effetto e causa (o causalità). L'effetto (già scritto anche questo, invero) fu devastante (o meglio ancora deflagrante) e instaurò una reazione vera e propria a catena (di causa o causalità, appunto), una tragedia dei cieli, così come quella dell'affondamento del translatlantico Titanic lo fu del mare all'incirca settant'anni prima. In povere parole esso [l'effetto], sebbene assai nefasto, fu tuttavia poco più che un prodromo della causa o causalità visto ciocchè accadde in seguito (pochi mesi più tardi). A dire il vero, però (e ad onor della storia, direi!) un'altro disastro di "zeppelin" (materialmente e no in senso metaforico come l'altro), cioé con uno zeppelin dell'aria come protagonista, v'era stato già: il 6 maggio del 1937, quando l'Hindenburg (il più grande dirigibile di tipo "zeppelin" mai costruito dall'uomo, appunto: era, per la precisione, un modello LZ 129 e misurava quasi ducentocinquanta metri di lunghezza!) andò in fiamme sui cieli di New York. La storia dell'altro zeppelin, quello musicale, invece cominciò all'interno di una piccola sala prove a Londra, nella metà dell'inverno del 1968 con protagonisti quattro capelloni provenienti dalla campagna inglese: ironia della sorte volle che quei ragazzi prendessero il nome da quel dirigibile e che - fatto ancor più incredibile - la copertina del loro primo album ("Led Zeppelin one") raffigurasse la foto dell'Hindenburg che sta andando a fuoco. Sorte ancor più ironica decretò infine che quella stessa storia si concludesse tristemente dodici anni dopo come era successo per l'altra. Il 4 dicembre del 1980, a distanza di soli sessantanove giorni dalla morte di Bonham, il gruppo annunciava lo scioglimento e l'uscita di scena dal palcoscenico della musica. Questo fu il comunicato stampa battuto dalle agenzie in tutto il mondo: "Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere - in piena armonia tra noi ed il nostro manager - che non possiamo più continuare come eravamo!". Onore al merito dei Led Zeppelin, dunque...i fans lo capirono in seguito e lo accettarono pienamente. Un re borbone disse una volta: "Parigi val bene una messa"; i Led, invece, pensarono che non valesse la pena continuare l'avventura musicale insieme (anche se, materialmente quella decisione li costò centinaia di milioni di dollari in termini economici) per non infangare la memoria dell'amico scomparso. I tre superstiti continuarono la carriera da solista, ognuno per proprio conto o con altri gruppi: l'amicizia non ha prezzo, a volte!".

Taranto, 14 maggio 2020.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento