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Autore

Luciano Tarabella

in archivio dal 20 ott 2008

10/01/19?7, Viareggio

segni particolari:
Sognatore di lungo corso, fuori dall'ingranaggio come il chicco di caffè caduto sul tavolo. Pesce fuor d'acqua e dalla boccia di vetro. Il più grande poeta di tutti i tempi. Anche quelli supplementari!

mi descrivo così:
Stupefatto dal tempo e dalla vita. Innamorato della poesia fino ad abusare di lei violentandola in tutte le posizioni meno quella del missionario.

21 gennaio 2009

Le bistecche

Intro: Sul filone del racconto demenzial-catastrofico, oggi, tutti al mare con il nostro Autore. Paga lui! Ricordatevi di chiudere il gas e lo sportello del frigo…

Il racconto

Poi vogliono dire che non siamo nella civiltà dello spreco, accidenti a mio cugino Pilade che sostiene d'essere un morto di fame perché non ha più una lira ma soltanto qualche milione di euro!
Un sabato dell'estate scorsa la mia signora mi fa: - Togli quel chilo e otto  di bistecche dal congelatore e mettile nel frigo basso che le portiamo al mare!-
Lì per lì, che fa lì alla seconda, ho pensato: " Ha ragione; anche loro si devono svagare , poverine, stanno sempre in casa" poi capisco che si tratta della cena. Ma siccome ci sono le partite in televisione, dopo averle spostate, mi scordo di portarle a Tirrenia. Non l'avessi mai fatto! Ci  si mette anche mia figlia a brontolarmi; la cosa più affettuosa che mi dicono è che ho l'arteriosclerosi, meno male che poi si chetano quando le conduco a cena al ristorante dove spilluzzichiamo qualcosa,  così per tenerci leggeri. Alle due e un quarto di notte, quando i camerieri, madidi di sudore, incominciano a spegnere le luci per farci capire che sarebbe l'ora di levarci di torno, siccome non è possibile dormire in cabina perché le amache verticali non le hanno ancora inventate, torniamo  a casa lasciando il debito col proprietario perché mi sono dimenticato nel frigo il portafoglio, di vera plastica, forse, proprio accanto alle bistecche.
 Dopo aver schiacciato tutti un sonnellino fino al mezzogiorno e mezzo della domenica, la mia signora, invece di darmi il buongiorno  mi fa:
- Ho fame, mi ci andrebbe una bistecca!
e si precipita in cucina dove caccia un urlo che mi fa rabbrividire." Accidenti, penso, non avrà mica visto Gad Lerner alla televisione? Quello, a digiuno, è pericoloso!"
Corro in cucina pronto a tutto, perfino a pagare volentieri la tassa sulla spazzatura, e vedo  mia moglie mezza svenuta sulla seggiola e la seggiola che la sostiene più svenuta di lei..
Il frigo è aperto e spento e un puzzetto di ciccia marcia ha invaso anche il tinello. Insomma, a farla corta, è successo che la spina del frigo è stata staccata probabilmente dalle gatte che di giorno dormono  ma la notte si rincorrono sui mobili buttando per terra tutte le inutili cianfrusaglie che i parenti ci regalano per Natale. Meno male che il mio portafogli, di vera plastica, pur se con i soldi impiastricciati di margarina che avrebbero fatto schifo a toccarli con le pinze, è lì proprio accanto alle bistecche che , con la calura estiva, hanno preso un colorino
amaranto da curva degli ultras. Appena che la mia consorte ha ripreso fiato, va a svegliare la bimba e insieme riprendono a dire che è tutta colpa mia e che ho l'Alzheimer terminale e lì comincia il consueto accenno di litigata che di solito non si dilunga oltre le due ore consentite dal diritto di famiglia. Il resto  lo potete immaginare:
a voti unanimi, però con la mia astensione che non conta nulla ma che pretendo sia  messa a verbale, decidono di tornare a Tirrenia al medesimo ristorante.
Perciò, alle diciassette , eravamo di nuovo a tavola. I camerieri, che ormai ci conoscono e ricevono laute mance dai turisti che , dagli stabilimenti balneari contigui  vengono a fotografarci mentre  spilluzzichiamo qualcosa, tanto per tenerci leggeri,  ci servono la merenda perché a quell'ora, non c'era da pretendere altro
se non pizza con contorno di pizza. Quando mi presentano il conto, altra
litigata con il proprietario perché si intestardisce a non voler prendere i miei soldi
unti bisunti. Meno male che poi tutto s'aggiusta con la carta di credito
che, anche se sdrucciola nella macchinetta perché fetida di mascarpone , dopo averci ammattito un paio d'ore, riusciamo a pagare il conto anche della sera precedente. Alla fine, stanchi e stomacati, torniamo verso casa. Non c'è nemmeno bisogno d'aprire l'uscio; dentro ci sono già i Pompieri che, chiamati dai vicini a causa del fetore delle bistecche marce, rimaste lì dove l'abbiamo lasciate, sono entrati  convinti di dover traslocare il solito vecchietto morto in solitudine da quindici giorni.
Alfine, ripuliti cucina e frigo, disinfettato l'appartamento dalla cantina alla soffitta, esaurita una dozzina di flaconi di deodorante che puzza più delle bistecche marce,
andiamo tutti a letto dal quale mi devo ben presto rialzare per mettere portafoglio, di vera plastica, denari e carta di credito in lavatrice altrimenti non saremmo riusciti a prendere sonno. Da quella drammatica domenica, ci siamo convertiti al baccalà che perlomeno sa di lezzo per conto suo solo se preventivamente ammollato.  Però cattivi odori in casa non ne abbiamo più sentiti , tranne quella volta che mi dimenticai  di chiudere il gas e ritrovammo i Pompieri, annoiati e furiosi, ad aspettarci in salotto.

 

 

Da E' meglio U nuovo  oggi che una G al Lina domani

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